Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 3959 del 11/05/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 3959 Anno 2016
Presidente: FUMO MAURIZIO
Relatore: BRUNO PAOLO ANTONIO

SENTENZA
Sul ricorso proposto da

RIGHETTI Silvano, nato a San Bonifacio il 22/12/1956

avverso la sentenza della Corte d’appello di Milano del 16 aprile 2013
letti gli atti, il ricorso e la sentenza impugnata;
sentita la relazione del Consigliere Paolo Antonio BRUNO.
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Aurelio Galasso, che ha chiesto l’inammissibilità del ricorso;
sentito, altresì, l’avv. Marco Lacchin, difensore della parte civile, che ha chiesto il
rigetto del ricorso, riportandosi a conclusioni scritte nota spese.

RITENUTO IN FATTO

1. Silvano Righetti era chiamato a rispondere, innanzi al Tribunale di Varese,
dei reati di seguito indicati:
a) ai sensi dell’art. 612 cpv., dopo avere minacciato un danno ingiusto a
Stefano Olgi, impugnando un coltello;
b) ai sensi dell’art. 4 I. n. 110/1975 per porto ingiustificato di coltello;

Data Udienza: 11/05/2015

c) ai sensi dell’art. 582 cod. pen. per avere più volte colpito al volto lo stesso
Olgiati con un legno presso da terra, procurandogli malattia guaribile in giorni dieci.
Con sentenza del 23 aprile 2013 il Tribunale dichiarava l’imputato colpevole in
ordine ai reati di cui ai capi a) e c), esclusa l’aggravante contestata e, concesse le
attenuanti generiche, lo condannava la pena di giustizia, con i doppi benefici di
legge, nonché al risarcimento dei danni in favore della persona offesa, costituitasi
parte civile, da liquidarsi in separata sede; dichiarava, invece, non doversi
procedere in ordine al reato di cui al capo B) per intervenuta prescrizione.

di Milano, con la sentenza indicata in epigrafe, confermava la sentenza impugnata,
con ulteriori statuizioni di legge.
Avverso l’anzidetta pronuncia i difensori dell’imputato, avv. Giovanni Piazza ed
Andrea Bertucci, hanno proposto ricorso per cassazione, denunciando carenza o
manifesta illogicità o contraddittorietà di motivazione, in riferimento alla
valutazione delle dichiarazioni della persona offesa

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.

Il ricorso è inammissibile, in quanto attiene a questione prettamente di

merito, qual è, pacificamente, quella relativa alla valutazione delle risultanze
processuali, che, notoriamente, si sottrae al sindacato di legittimità ove assistita da
motivazione congrua e formalmente corretta. Tale deve intendersi quella che
sostiene la sentenza impugnata, che – sulla base di logica e plausibile ricostruzione
della vicenda fattuale – ha dato ampio conto del ribadito giudizio di colpevolezza a
carico dell’imputato imputati. Nell’esprimere siffatta valutazione il giudice a quo ha
mostrato di aver fatto buon governo delle regole di giudizio che presiedono al
relativo apprezzamento, segnatamente quella secondo la quale le dichiarazioni di
accusa della persona offesa possono anche da sole sostenere un giudizio di
colpevolezza ove adeguatamente valutate nella loro attendibilità (Sez.Un. n. 41461
del 19/07/2012, Rv. 253214, secondo cui le regole dettate dall’art. 192, comma
terzo, cod. proc. pen. non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa, le
quali possono essere legittimamente poste da sole a fondamento dell’affermazione
di penale responsabilità dell’imputato, previa verifica, corredata da idonea
motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’attendibilità intrinseca
del suo racconto, che peraltro deve in tal caso essere più penetrante e rigoroso
rispetto a quello cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone. In
motivazione la Corte ha altresì precisato come, nel caso in cui la persona offesa si
sia costituita parte civile, può essere opportuno procedere al riscontro di tali
dichiarazioni con altri elementi).

2

Pronunciando sul gravame proposto in favore dell’imputato, la Corte d’appello

Nel caso di specie, il giudice di merito ha ritenuto opportuno cercare momenti di
conferma del dictum della persona offesa, ravvisandoli nell’acquisita certificazione
sanitaria attestante lesioni compatibili con la ricostruzione dei fatti denunciati.

2. Alla declaratoria di inammissibilità conseguono le statuizioni dettate in
dispositivo, anche in ordine alla condanna del ricorrente alla rifusione delle spese
sostenute dalla parte civile nel presente giudizio di legittimità, che si reputa

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali ed al versamento della somma di C 1.000,00, in favore della
Cassa delle ammende nonché al rimborso delle spese sostenute dalla parte civile,
che è liquida in complessivi C 1008,00, oltre accessori di legge

Così deciso l’11/05/2015

congruo ed equo liquidare come da dispositivo.

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