Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 39568 del 02/10/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 39568 Anno 2015
Presidente: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO
Relatore: MAGI RAFFAELLO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
MARSELLA ENZO N. IL 31/12/1976
avverso l’ordinanza n. 175/2013 CORTE APPELLO di LECCE, del
29/11/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RAFFAELLO MAGI;

Data Udienza: 02/10/2014

IN FATTO E IN DIRITTO

1. Con ordinanza resa in data 29 novembre 2013 la Corte di Appello di Lecce quale giudice della esecuzione – ha respinto l’istanza proposta da Marsella Enzo,
tesa ad ottenere il riconoscimento della continuazione tra i fatti oggetto di
giudizio in distinte decisioni irrevocabili.
I fatti di cui sopra risultano commessi tra l’anno 1999 e l’anno 2010. Trattasi di
più reati contro il patrimonio e violazione della disciplina in tema di stupefacenti.
In motivazione si evidenzia che vi è sostanziale diversità tra l’ipotesi della

ravvisa la seconda condizione.
Si ritiene pertanto insussistente il dato ‘fondante’ della programmazione unitaria
e si precisa, quanto alla allegata condizione di tossicodipendenza, che la stessa
non appare incidente sulle determinazioni criminose.

2. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione – a mezzo del
difensore – Marsella Enzo, deducendo erronea applicazione della legge regolatrice
e vizio di motivazione.
Ad avviso del ricorrente i fatti oggetto di separati giudizi erano, in tutta
evidenza, espressione di una programmazione unitaria, in rapporto alla
medesimezza del bene giuridico, di volta in volta, aggredito e alla correlazione
dei delitti con la dimostrata condizione di tossicodipendenza.

3. Il ricorso va dichiarato inammissibile per la manifesta infondatezza dei
motivi addotti.
Va premesso che, in via generale, nella applicazione della disciplina del
reato continuato ai sensi dell’art. 81 comma 2 cod. pen. è necessario che il
giudice di merito – attraverso un approfondito esame delle modalità di
realizzazione delle diverse violazioni commesse – individui precisi indici rivelatori
tali da sostenere la conclusione, cui eventualmente perviene, della sostanziale
unicità del disegno criminoso. Per tale va intesa la rappresentazione unitaria sin
dal momento ideativo delle diverse condotte violatrici – almeno nelle loro linee
essenziali – da parte del soggetto agente, sì da potersi escludere una successione
di autonome risoluzioni criminose ed in tal modo giustificandosi la valutazione di
ridotta pericolosità sociale che giustifica il trattamento sanzionatorio più mite
rispetto al cumulo materiale (ex multis Sez. I n. 40123 del 22.10.2010, rv
248862) . Ciò perchè la ricaduta nel reato e l’abitualità a delinquere non
integrano di per sé il caratteristico elemento intellettivo (unità di ideazione che

2

continuazione e quella della abitualità delittuosa e che nel caso in esame si

abbraccia i diversi reati commessi) che caratterizza il reato continuato
(Sez. 2, Sentenza n. 40123 del 22/10/2010 rv. 248862).
Nel caso in esame la valutazione operata non appare inficiata da evidenti
vizi logici, dato che il descritto – ampio – intervallo temporale risulta significativo
della mancanza di una concreta ideazione unitaria dei diversi episodi delittuosi,
ponendosi come indice rivelatore di serialità, che è cosa diversa dalla
rappresentazione ideativa unitaria.
In tal senso l’ordinanza rappresenta una adeguata elaborazione di profili in

Lì dove il programma criminoso risulti ampio e generico non è – infatti illogico sostenere che ci si trova in presenza di una ‘abitualità delittuosa’ che
richiede, di volta in volta, una selezione degli obiettivi e pertanto una rinnovata
ideazione.
Va inoltre ricordato che in tema di reato continuato, l’art. 671, comma
primo, come modificato dalla legge n. 49 del 21 febbraio 2006, prevede che il
giudice dell’esecuzione debba considerare anche lo stato di tossicodipendenza.
L’innovazione legislativa deve essere interpretata alla luce della volontà del
legislatore che ha inteso attenuare le conseguenze penali della condotta
sanzionatoria nel caso di tossicodipendenti, con la conseguenza che tale “status”
può essere preso in esame per giustificare la unicità del disegno criminoso con
riguardo ai reati che siano collegati e dipendenti dallo stato di tossicodipendenza,
ma

sempre che sussistano anche le altre condizioni individuate dalla

giurisprudenza per la sussistenza della continuazione (

Sez. I n.

7190 del 14/02/2007 rv. 235686).
Anche sul punto, pertanto, le contrarie deduzioni del ricorrente – rispetto alla
congrua motivazione espressa – si risolvono in prospettazioni di mero fatto, non
accoglibili nella presente sede di legittimità.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue di diritto la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di
elementi atti ad escludere la colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità, al versamento a favore della cassa delle ammende di una
sanzione pecuniaria che pare congruo determinare in euro mille, ai sensi dell’
art. 616 cod. proc. pen..
P.Q.M.

3

fatto, non sindacabile nella presente sede di legittimità.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento di euro 1.000,00 a favore della cassa delle
ammende.
Così deciso il 2 ottobre 2014

Il Presidente

Il Consigliere estensore

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