Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 39069 del 14/07/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 39069 Anno 2015
Presidente: DE CRESCIENZO UGO
Relatore: PELLEGRINO ANDREA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
BOUGHLAM MOHAMMED N. IL 25/01/1976
avverso la sentenza n. 1891/2010 CORTE APPELLO di BARI, del
12/11/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANDREA
PELLEGRINO;

Data Udienza: 14/07/2015

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

La Corte di Appello di Bari, con sentenza in data 12.11.2013, confermava la condanna alla
pena ritenuta di giustizia pronunciata dal Tribunale di Trani, sezione distaccata di Barletta, in
data 15.12.2009, nei confronti di Boughlam Mohammed, in relazione ai reati di cui agli artt.
473 cod. pen. (capo A), 517 cod. pen. (capo B), 648, comma 2 cod. pen. (capo C).

– con il primo motivo di ricorso, violazione di legge con riferimento alla ritenuta responsabilità
per i reati di cui ai capi A) e C),
– con il secondo motivo di ricorso, violazione di legge con riferimento alla ritenuta
responsabilità per i reati di cui ai capi A) e B),
– con il terzo motivo di ricorso, vizio di motivazione con riferimento al reato di cui al capo B).
Il primo motivo di ricorso è inammissibile, in quanto generico.
Tra i requisiti del ricorso per cassazione vi è anche quello, sancito a pena di inammissibilità,
della specificità dei motivi: il ricorrente ha non soltanto l’onere di dedurre le censure su uno o
più punti determinati della decisione impugnata, ma anche quello di indicare gli elementi che
sono alla base delle sue lagnanze.
Nel caso di specie il ricorso è inammissibile perché privo dei requisiti prescritti dall’art. 581,
comma 1, lett. c) cod. proc. pen. in quanto, a fronte di una motivazione della sentenza
impugnata ampia e logicamente corretta, non indica gli elementi che sono alla base della
censura formulata, non consentendo al giudice dell’impugnazione di individuare i rilievi mossi
ed esercitare il proprio sindacato.

Il secondo e il terzo motivo di ricorso, trattabili congiuntamente, sono inammissibili, in quanto
aspecifici.
La censura risulta fondata su motivi che ripropongono le stesse ragioni già discusse e ritenute
infondate dal giudice del gravame, dovendosi gli stessi considerare non specifici. La mancanza
di specificità del motivo, invero, deve essere apprezzata non solo per la sua genericità, come
indeterminatezza, ma anche per la mancanza di correlazione tra le ragioni argomentate dalla
decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione, questa non potendo
ignorare le esplicitazioni del giudice censurato senza cadere nel vizio di aspecificità
conducente, a mente dell’art. 591 comma 1 lett. c), all’inammissibilità (Sez. 4, sent. n. 5191
del 29/03/2000, Barone, Rv. 216473; Sez. 1, sent. n. 39598 del 30/09/2004, Burzotta, Rv.
230634; Sez. 4, 03/07/2007, sent. n. 34270, Scicchitano, Rv. 236945; Sez. 3, sent. n. 35492
del 06/07/2007, Tasca, Rv. 237596).
Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., valutati i profili di colpa nella
determinazione della causa di inammissibilità emergenti dal ricorso (Corte cost. 13 giugno
2000, n. 186), al versamento della somma, che si ritiene equa, di euro mille (1.000,00) a
favore della cassa delle ammende.

Propone ricorso per cassazione l’imputato, deducendo i seguenti motivi:

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro mille (1.000,00) alla cassa delle ammende.

Così deciso in Roma il 14.07.2015

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