Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38969 del 25/05/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 38969 Anno 2015
Presidente: ZAZA CARLO
Relatore: CAPUTO ANGELO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
ARRABITO VINCENZO N. IL 14/06/1919
GARAFFA MICHELE N. IL 31/08/1960
GARAFFA GIUSEPPE N. IL 14/11/1941
avverso la sentenza n. 1722/2012 CORTE APPELLO di CATANIA, del
03/07/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 25/05/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ANGELO CAPUTO

Data Udienza: 25/05/2015

Udito il Sostituto Procuratore generale della Repubblica presso questa Corte
di cassazione dott. E. Selvaggi, che ha concluso per l’annullamento senza rinvio
nei confronti di Arrabito Vincenzo per morte del reo e per il rigetto dei ricorsi di
Garaffa Michele e di Garaffa Vicenzo. Udito altresì per Garaffa Michele l’avv. G.
Rizza, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

interesse, dichiarava: Arrabito Vincenzo (quale amministratore unico di M.G.
Casalinghi s.r.l. dichiarata fallita in data 08/02/2005) e Garaffa Giuseppe (quali
amministratore unico di Gran Bazar s.r.I.) colpevoli del fatto di bancarotta
fraudolenta per distrazione dei beni strumentali e dei beni commerciali della
fallita M.G. Casalinghi s.r.l. in favore di Gran Bazar s.r.l. agli stessi ascritto e,
esclusa la contestata aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità e
applicate le circostanze attenuanti generiche, li condannava alla pena di
giustizia,

interamente

condonata;

Garaffa

Michele

colpevole,

quale

amministratore di fatto delle due società indicate, del fatto di bancarotta
fraudolenta per distrazione ascrittogli e, ritenuta la contestata aggravante ex art.
219, secondo comma, n. 2, I. fall. equivalente alle circostanze attenuanti
generiche, lo condannava alla pena di giusstizia.
Con sentenza deliberata il 03/07/2014, la Corte di appello di Catania ha
escluso nei confronti di Garaffa Michele la circostanza aggravante di cui all’art.
219, secondo comma, n. 2) I. fall., rideterminando in melius la pena irrogata e
confermando nel resto la sentenza di primo grado.

2. Avverso l’indicata sentenza della Corte di appello di Catania ha proposto
ricorso per cassazione Garaffa Michele, attraverso i difensori avv. G. Rizza e avv.
E. Platania, articolando tre motivi di seguito enunciati nei limiti di cui all’art. 173,
comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
2.1. Nullità della sentenza per omessa notifica del verbale dibattimentale
dell’udienza del 30/05/2013: all’udienza del 30/05/2013 il processo è stato
rinviato all’udienza del 05/11/2013 a causa dell’astensione dei difensori e la
Corte ha disposto la notifica del verbale all’imputato, notifica mai effettuata
perché il plico erroneamente è stato spedito a un indirizzo (Modica, Via Santorre
di Santarosa) diverso da quello della residenza dell’imputato (Modica, Via Sorda
Scicli, n. 87).
2.2. Mancanza di motivazione con riferimento ai motivi aggiunti presentati
prima dell’udienza: nei motivi aggiunti si contestava la sussistenza della ritenuta

2

1. Con sentenza del 23/11/2011 il Tribunale di Modica, per quanto è qui di

distrazione dei beni strumentali e commerciali, la qualifica di amministratore di
fatto attribuita al ricorrente, l’esclusone della circostanza aggravante di cui
all’art. 218 [recte, 219], secondo comma, n. 2, I. fall., la concessione della
circostanza attenuante di cui all’art. 219, terzo comma, I. fall., il minimo edittale,
la prevalenza delle circostanze attenuanti generiche e la riduzione della durata
della pena accessoria. A parte l’esclusione della circostanza aggravante, la Corte
non ha valutato i motivi aggiunti e, in particolare, non ha fatto alcun cenno alle
varie richieste subordinate.

manifesta illogicità della motivazione. La Corte di appello non ha motivato in
ordine alle censure proposte con l’atto di appello in ordine alle distrazioni dei
beni commerciali e strumentali, alla ritenuta sovrapponibilità tra le due società
(M.G. Casalinghi s.r.l. e Gran Bazar s.r.I.), alle dichiarazioni dei testi Novasco e
Guglielmino (atte a dimostrare la sussistenza dei beni strumentali nei locali di via
Passogatta), al ruolo di amministratore di fatto di Garaffa alla luce delle
dichiarazioni di alcuni testi (Maria Alonso, Teresa Cerruto), della prospettata
inattendibilità di altri (Ciro Cipollaro, Tommaso Cavallaro, Giorgio Galfo) e delle
deposizioni di altri (Luciano Ardita, Giuseppe Tabone e Gianluca Longo).
In data 06/05/2015, l’avv. G. Rizza ha depositato motivi nuovi relativi alle
doglianze di cui al primo motivo.

3. Avverso l’indicata sentenza della Corte di appello di Catania ha proposto
personalmente ricorso per cassazione Garaffa Giuseppe, articolando tre motivi di
seguito enunciati nei limiti di cui all’art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
3.1. Nullità della sentenza per omessa notifica del verbale dibattimentale
dell’udienza del 30/05/2013: all’udienza del 30/05/2013 il processo è stato
rinviato all’udienza del 05/11/2013 a causa dell’astensione dei difensori e la
Corte ha disposto la notifica del verbale all’imputato, notifica mai effettuata
perché il plico erroneamente è stato spedito a un indirizzo (Scicli, Via F. Da
Rimini s.n.c.) diverso da quello della residenza dell’imputato (Modica, Via
Santorre di Santarosa n. 17).
3.2. Mancanza di motivazione con riferimento ai motivi aggiunti presentati
prima dell’udienza. La Corte di appello non si è pronunciata sulle censure di cui
ai motivi aggiunti in cui si contestava la sussistenza della ritenuta distrazione dei
beni strumentali e commerciali, la personale responsabilità di Garaffa, la
concessione delle circostanze attenuanti di cui all’art. 219, terzo comma, I. fall.
ed all’art. 114 cod. pen., la prevalenza delle circostanze attenuanti generiche, la
sospensione condizionale della pena e l’esclusione e la riduzione delle pene
accessorie.

3

2.3. Motivazione apparente con riguardo all’atto di appello principale,

3.3. Motivazione apparente con riguardo all’atto di appello principale,
manifesta illogicità della motivazione, inosservanza dell’art. 27 Cost. La Corte di
appello non ha motivato relative alle doglianze difensive in ordine alla distrazione
dei beni commerciali e strumentali, alla ritenuta sovrapponibilità tra le due
società, alla responsabilità personale di Garaffa (laddove la sentenza di primo
grado si basava solo sul rapporto lavorativo e di parentela che legava Giuseppe
Garaffa alla società e a Garaffa Michele), alle dichiarazioni dei testi Alonso,

4. Avverso l’indicata sentenza della Corte di appello di Catania ha proposto
personalmente ricorso per cassazione Arrabito Vincenzo, denunciando nullità
della sentenza per omessa notifica del verbale dibattimentale dell’udienza del
30/05/2013, nonché motivazione apparente con riguardo all’atto di appello
principale, manifesta illogicità della motivazione, inosservanza dell’art. 27 Cost.
In data 07/05/2015 è stato trasmesso certificato di morte in data
04/11/2014 di Arrabito Vincenzo.

CONSIDERATO IN DIRITTO

La sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio nei confronti di
Arrabito Vincenzo per essere il reato estinto per morte dell’imputato e con rinvio
nei confronti di Garaffa Michele e di Garaffa Giuseppe risultando fondato – e
assorbente – il primo motivo dei rispettivi ricorsi.
Nel decreto di citazione per il giudizio di appello Garaffa Michele è indicato
come residente in Modica, Via Sorda Scicli n. 87, mentre Garaffa Giuseppe è
indicato come residente in Modica, Via S. di Santarosa n. 17. All’udienza del
25/01/2013 la Corte dava atto dell’irregolarità delle notifiche, disponendo il
rinvio all’udienza del 30/05/2013; a tale udienza, la Corte rinviava all’udienza del
05/11/2013, disponendo la notifica del verbale. Detto verbale veniva inviato per
la notifica a Garaffa Michele, in Modica Via Santorre di Santarosa, e a Garaffa
Giuseppe a Scicli (Rg) via F. Da Rimini s.n.c.: in entrambi i casi, la cartolina della
raccomandata veniva immessa in cassetta e il plico rispedito con raccomandata
la cui cartolina era pure immessa in cassetta.
Nei termini appena sintetizzati, rileva il Collegio la sussistenza della dedotta
nullità, poiché le notificazioni sono state effettuate per ciascuno dei due imputati
a un indirizzo non corrispondente a quello indicato nello stesso decreto di
citazione a giudizio e non vi è prova che essi siano comunque venuti a
conoscenza dell’atto. Si impone, pertanto, l’annullamento della sentenza

4

Cepollaro, Galfo, Longo.

impugnata nei confronti di Garaffa Michele e di Garaffa Giuseppe con rinvio ad
altra Sezione della Corte di appello di Catania.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti di Arrabito
Vincenzo per essere il reato estinto per morte dell’imputato. Annulla la sentenza
impugnata nei confronti di Garaffa Michele e Garaffa Giuseppe con rinvio ad altra
Sezione della Corte di appello di Catania per nuovo esame.

Così deciso il 25/05/2015.

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