Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38898 del 30/06/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 38898 Anno 2015
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: DI SALVO EMANUELE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MANCIA VINCENZO N. IL 28/10/1983
avverso il decreto n. 18/2013 CORTE APPELLO di CATANIA, del
26/06/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. EMANUELE DI
SALVO;
lette/seatite le conclusioni del PG Dott. re,

ro– –

Data Udienza: 30/06/2015

1. Mancia Vincenzo ricorre per cassazione avverso il decreto emesso dalla Corte d’appello
di Catania, il 26/6/2014, con cui è stata confermata la pronuncia del Tribunale di
Catania, con cui è stata rigettata la richiesta di revoca della misura di prevenzione della
sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, avanzata dal ricorrente.
2. Il Mancia premette che, anche se la misura è comunque estinta, per integrale
espiazione, in data 7 gennaio 2014, permane comunque l’interesse alla trattazione del
procedimento, in quanto la durata della misura di prevenzione importa conseguenze,
come quelle relative al titolo di guida, che può essere conseguito solo dopo che sia
trascorso un determinato periodo dall’esecuzione della misura di prevenzione, onde la
determinazione del momento di cessazione di quest’ultima assume ancora rilievo.
2.1.11 ricorrente deduce poi violazione di legge e vizio di motivazione, poichè, con
provvedimento emesso in sede di incidente di esecuzione, depositato in cancelleria il 18
ottobre 2011, il Tribunale di Catania ha stabilito che, a far data quantomeno dal 5 luglio
2011, la misura di prevenzione, precedentemente applicata al Mancia, nel diverso
procedimento n. 100/08, doveva essere dichiarata cessata. Ragion per cui il ricorrente è
stato sottoposto sine titulo alla predetta misura per mesi quattro e cioè dal 5 luglio
2011 al 4 novembre 2011, data in cui gli è stata notificata l’ ordinanza di revoca. Ora,
nel nostro ordinamento, l’art. 657 cod. proc. pen. sancisce che venga computato ai fini
della determinazione della pena, il periodo di custodia patito senza titolo. Questo
principio deve essere estensivamente applicato alla fattispecie concreta in esame. Non
si tratta infatti di computare un periodo di misura non detentiva, ingiustamente
sofferto, nella pena detentiva, che ha natura eterogenea , ma, al contrario, si tratta di
imputarlo ad una misura identica, nel genere e nella specie. D’altronde, la misura di
prevenzione impone restrizioni maggiori delle misure cautelari non custodiali, come
l’obbligo di permanenza in casa, in determinati orari, ovvero il divieto di incontro con
determinati soggetti e di frequentazione di determinati luoghi. Nemmeno è corretto
sostenere che le ragioni in esame avrebbero dovuto essere fatto valere con incidente di
esecuzione, poiché la predetta iniziativa giudiziaria è stata esperita e ha portato, per
l’appunto, alla pronuncia del 18 ottobre 2011. Si chiede pertanto annullamento del
provvedimento impugnato 3.Con requisitoria depositata il 13 marzo 2015, il Procuratore
generale presso questa Corte ha chiesto declaratoria di inammissibilità del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.La doglianza formulata è manifestamente infondata. L’art 15 d. 1g. 6-9-2011 n. 159 , così
come l’abrogato art. 12 I. 27-12-1956 n 1423, disciplina infatti la materia dei rapporti fra
obbligo di soggiorno, detenzione , misure di sicurezza e libertà vigilata e risulta pertanto del
tutto estraneo alla fattispecie in esame , concernente i rapporti fra misure di prevenzione. Dal
disposto di tale norma non può dunque in alcun modo desumersi la possibilità di computare
nella durata della misura di prevenzione il periodo durante il quale il soggetto sia stato
assoggettato sine titulo ad altra misura di prevenzione. Né tale possibilità può inferirsi dal
disposto dell’art. 13 d. Ig. 159/11, concernente la materia , tutt’affatto diversa, dei rapporti fra
sorveglianza speciale, misure di sicurezza e libertà vigilata. Nemmeno, a fondamento
dell’opzione ermeneutica indicata dal ricorrente, può collocarsi il disposto dell’art. 657 cod.
proc. pen. , stante l’impossibilità di un’interpretazione estensiva o analogica di tale norma, che
postula un’equiparazione, ai fini in disamina, fra pena e misura di prevenzione. Non può infatti
negarsi che esista un’ irriducibile alterità fra custodia cautelare ed espiazione di pena, da un
1

RITENUTO IN FATTO

L’ontologica eterogeneità fra le categorie concettuali della cautela processuale e della sanzione
, da un lato, e quella della prevenzione, dall’altro, preclude dunque l’enucleabilità dal sistema
di un principio di fungibilità fra misure di prevenzione, che non ha base testuale e al quale, per
le considerazioni appena formulate, non può pervenirsi in via di interpretazione analogica.
2.11 ricorso va dunque dichiarato inammissibile , a norma dell’art 606, comma 3, cod. proc.
pen., con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della
somma di euro mille , determinata secondo equità , in favore della Cassa delle ammende.

PQM
DICHIARA INAMMISSIBILE IL RICORSO E CONDANNA IL RICORRENTE AL PAGAMENTO DELLE
SPESE PROCESSUALI E DELLA SOMMA DI EURO 1.000,00 IN FAVORE DELLA CASSA DELLE
AMMENDE

Così deciso in Roma , all ‘udienza del 30-6-2015 .

lato, e misura di prevenzione, dall’altro. Correttamente, infatti , sia il P.G. presso questa Corte
che il giudice a quo hanno sottolineato che la misura di prevenzione si distingue nettamente
dalla pena, non avendo natura sanzionatoria. Né può condividersi il rilievo formulato dal
ricorrente , secondo cui la diversa natura giuridica della misura applicata non osta
all’operatività del principio di fungibilità, in quanto nemmeno la custodia cautelare,
espressamente contemplata dall’art 657 cod. proc. pen., ha carattere sanzionatorio.
L’argomentazione non ha infatti pregio perché l’emissione del titolo cautelare custodiale ha,
come indefettibile presupposto, la sussistenza di gravi indizi di commissione, da parte del
catturando, di un reato. Ragion per cui sia l’espiazione della pena sia la sottoposizione a
cautela personale si riconnettono alla perpetrazione- certa o altamente probabile- di un reato ,
laddove tale presupposto è totalmente estraneo all’ottica della prevenzione.

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