Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38805 del 15/05/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 1 Num. 38805 Anno 2015
Presidente: GIORDANO UMBERTO
Relatore: CASA FILIPPO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PUZIO FRANCESCO SAVERIO JR N. IL 28/12/1987
avverso la sentenza n. 25/2014 CORTE MILITARE APPELLO di
ROMA, del 08/10/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 15/05/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. FILIPPO CASA

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. U- 4-V VkAtu,./.
che ha concluso per .3)- 1 tk&u.z.
te-g-t2

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

PrD t U-‹

Data Udienza: 15/05/2015

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 26.9.2013, il Tribunale Militare di Verona dichiarava PUZIO
Francesco Saverio junior colpevole dei reati di diserzione e truffa militare pluriaggravata in
relazione ad alcuni periodi di assenza dal servizio (segnatamente, dal 17 al 23.8.2009, dal
31.8 al 6.9.2009 e dal 28.9 al 4.10.2009), e, applicata la continuazione, lo condannava alla

concessi i doppi benefici di legge.
Lo stesso Tribunale assolveva l’imputato perché il fatto non sussiste limitatamente ai
residui periodi di assenza dal servizio contestatigli.
2. Con sentenza dell’8.10.2014, la Corte Militare di Appello, in parziale riforma della
prima decisione e previa concessione delle circostanze attenuanti generiche, ritenute
equivalenti alle contestate aggravanti, riduceva la pena originariamente inflitta a sei mesi e
quindici giorni di reclusione militare, confermando nel resto la pronuncia impugnata.
I Giudici di merito concordemente fondavano la prova della responsabilità
dell’imputato sull’acquisizione dei quattro certificati medici a firma del dott. CAMPOBASSO
datati 10.8.2009, 17.8.2009, 31.8.2009 e 28.9.2009, e sulla deposizione resa dal sanitario,
il quale riconosceva come scritto di suo pugno soltanto il certificato datato 10.8.2009.
3. Avverso la suddetta sentenza ha proposto ricorso l’imputato per il tramite del
difensore di fiducia, articolato su sei motivi.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso proposto nell’interesse del PUZIO si riferisce, all’evidenza, ad altro/i
processo/i, perché, pur formalmente diretto ad impugnare la sentenza della Corte Militare di
Appello emessa in data 8.10.2014 (si legge, infatti, nell’intestazione: “propone ricorso
avverso la sentenza emessa dalla Corte di Appello Militare di Roma in data 8.10.2014,
depositata il successivo 24.10.2014, non ancora notificata in estratto contumaciale”), nel
corpo dei primi motivi tratta di un unico reato non militare di differente tipologia
(ricettazione di assegno) rispetto a quella dei due reati militari contestati nel processo di
merito che ci occupa (diserzione e truffa), imputato a persona diversa, tale “sig. FRATELLO”
(il cognome dell’accusato viene indicato nei primi due motivi di ricorso), nonché commesso
in epoca antecedente e diversa (1995 rispetto al 2009).
Nel quarto e quinto motivo, poi, l’autore del ricorso, nell’invocare la prescrizione del
reato, opera un chiaro, ma, al contempo, incomprensibile riferimento a un reato
contravvenzionale (non più il delitto di ricettazione oggetto dei primi motivi, dunque) – tra

1

pena di un anno e un mese di reclusione militare, con la rimozione dal grado rivestito e

l’altro commesso da una donna (nella parte finale della penultima pagina si legge infatti:
“…reato contestato alla sottoscritta ricorrente”) – laddove indica, come termine breve ante
riforma, quello di tre anni.
Dal tenore dell’ultimo motivo, infine, si desume che il reato di cui si è eccepita la
prescrizione consiste in un abuso edilizio.
2. Non potendo, per le esposte ragioni, ritenersi impugnata, a mezzo del presente

provvedimento, neppure individuabile, l’atto impugnatorio va dichiarato inammissibile.
3.

Alla inammissibilità del ricorso consegue, ex art. 616 c.p.p., la condanna del

ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle
ammende che si stima equo determinare in euro 1.000,00 (mille), non ravvisandosi ragioni
per escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di euro 1.000,00 (mille) alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, il 15 maggio 2015

Il Consigliere estensore

Il Presidente

ricorso, la sentenza della Corte Militare di Appello resa in data 8.10.2014, ma altro

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA