Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38752 del 08/05/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 38752 Anno 2015
Presidente: BRUNO PAOLO ANTONIO
Relatore: CAPUTO ANGELO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CURCIC MIODRAG N. IL 25/02/1963
avverso l’ordinanza n. 213/2015 TRIB. LIBERTA’ di BOLOGNA, del
04/03/2015
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANGELO CAPUTO;

Data Udienza: 08/05/2015

,

Udito il Sostituto Procuratore generale della Repubblica presso questa Corte
di cassazione dott. G. Mazzotta, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

Con ordinanza deliberata il 04/03/2015, il Tribunale del riesame di Bologna,
in parziale riforma dell’ordinanza del 10/02/2015 con la quale il Giudice delle
indagini preliminari del Tribunale di Rimini aveva applicato a Miodrag Curcic la

110, 624 bis, 625, primo comma, nn. 2 e 4, cod. pen., ha sostituito la misura
con quella degli arresti domiciliari nelle forme di cui all’art. 275 bis cod. proc.
pen.
Avverso l’ordinanza del riesame di Bologna ha proposto ricorso per
cassazione Miodrag Curcic, attraverso il difensore avv. M. Renzi, denunciando nei termini di seguito enunciati nei limiti di cui all’art. 173, comma 1, disp. att.
cod. proc. pen. – l’insussistenza delle condizioni di cui all’art. 274 cod. proc.
pen., mancando il pericolo di reiterazione del reato in quanto i fatti contestati
risalgono all’ottobre del 2013, l’indagato ha un solo precedente risalente al 1997
e lavora stabilmente nell’attività di famiglia.
Con atto depositato il 29/04/2015, il difensore del ricorrente avv. F. Foti
denuncia vizi di motivazione dell’ordinanza impugnata, che non ha motivato circa
la concretezza del pericolo di reiterazione, risultando l’assenza di requisiti volti a
giustificare la necessità della custodia cautelare applicata per fatti avvenuti a
distanza di quasi due anni.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile per plurime, convergenti, ragioni.
Come risulta dalla sintesi non contestata offerta dall’ordinanza impugnata,
l’istanza del riesame non ha investito la sussistenza del periculum libertatis, ma
solo l’individuazione del presidio cautelare idoneo a fronteggiarlo, sicché la
doglianza circa l’insussistenza delle esigenze cautelari è inammissibile, con
conseguente inammissibilità anche dei motivi aggiunti.
Peraltro, la sussistenza delle condizioni ex art. 274 cod. proc. pen. è
diffusamente motivata dal giudice del riesame sulla base di una pluralità di
elementi, quali la circostanza che l’indagato è stato trovato in possesso, tra
l’altro, di dispositivi elettronici solitamente utilizzati per l’inibizione dei sistemi
antifurto e antitaccheggio nel febbraio del 2013 e nel dicembre del 2014 (in
epoca, quest’ultima, prossima all’emissione dell’ordinanza applicativa) e le

misura della custodia cautelare in carcere in relazione al reato di cui agli artt.

caratteristiche del fatto per il quale si procede: il ricorrente omette qualsiasi
confronto critico con gli elementi valorizzati dal Tribunale del riesame a sostegno
delle proprie valutazioni, sicché, sotto questo profilo, il ricorso risulta del tutto
carente della necessaria correlazione tra le argomentazioni riportate dalla
decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione (Sez. 4, n.
18826 del 09/02/2012 – dep. 16/05/2012, Pezzo, Rv. 253849).
Alla declaratoria d’inammissibilità del ricorso, consegue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento alla Cassa delle

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 08/05/2015.

ammende della somma, che si stima equa, di Euro 1.000,00.

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