Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38622 del 09/06/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 38622 Anno 2015
Presidente: MACCHIA ALBERTO
Relatore: BELTRANI SERGIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
MEGNA FEDERICO N. IL 19/09/1969
avverso la sentenza n. 4975/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del
31/03/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SERGIO BELTRANI;

Data Udienza: 09/06/2015

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
L’imputato FEDERICO MEGNA, in atti generalizzato, ricorre contro la sentenza indicata in
epigrafe (che ne ha confermato la condanna per il reato di tentata rapina ascrittogli alla pena
ritenuta di giustizia dal primo giudice), lamentando violazione di legge e vizio di motivazione
in ordine alla sussistenza di atti idonei diretti in modo non equivoco a commettere il delitto di
tentata rapina noncté in ordine all’elemento soggettivo del predetto delitto, noncté in ordine

alla mancata riqualificazione del reato nell’ipotesi di cui all’art. 393 c.p.
All’odierna udienza camerale, celebrata ex art. 611 c.p.p., si è preso atto della regolarità
degli avvisi di rito; all’esito questa Corte Suprema ha deciso come da dispositivo in atti.
Il ricorso è integralmente inammissibile percl -é assolutamente privo di specificità in tutte le
sue articolazioni (reiterando, pú o meno pedissequamente, censure gédedotte in appello e géi
non accolte: Sez. IV, sentenza n. 15497 del 22 febbraio – 24 aprile 2002, CED Cass. n.
221693; Sez. VI, sentenza n. 34521 del 27 giugno – 8 agosto 2013, CED Cass. n. 256133),
del tutto assertivo e, comunque, manifestamente infondato, a fronte dei rilievi con i quali la
Corte di appello – con argomentazioni giuridicamente corrette, noncit esaurienti, logiche e
non contraddittorie, e, pertanto, esenti da vizi rilevabili in questa sede – ha motivato la
contestata affermazione di responsabili Ú e la qualificazione giuridica del fatto accertato
valorizzando (f. 5):
la di per

incredibile versione dei fatti offerta dell’imputato, che non contesta – nella

sostanza – i comportamenti violenti, ma ne fornisce una surreale giustificazione: nel
tardo pomeriggio del 17.4.2008 egli, in compagnia di altro soggetto rimasto ignoto – e
cé di per sé inficia l’attendibilità della versione del MEGNA – si era recato nel bar delle
pp.00. cinesi, per cambiare banconote di piccolo taglio appartenenti al soggetto ignoto
in tre banconote da 50 euro; in serata il MEGNA si era ripresentato reclamando di
avere ottenuto meno di quanto gli spettava, il cheè francamente incredibile, percté 1) i
due avevano ricevuto solo poche banconote, il cui numero nell’immediatezza sarebbe
stato agevolmente verificabile; 2) le pp.00. hanno puntualmente ricordato che i due
avevano controllato il numero delle banconote ricevute; 3) non si comprende a qual
,

titolo si sarebbe attivato il solo MEGNA, appertenendo il denaro al suo ignoto
conosc

che l’aveva cambiato (f. 5 della sentenza impugnata);

– le dichiarazioni delle pp.00.. motivatamente ritenute attendibili nonostante qualche
marginale discrasia, che ne ha confermato la genuinità,
e dando conto anche delle pú significative obiezioni difensive, puntualmente confutandole
(f. 5 in fine), correttamente ed incensurabilmente concludendo che

«a fronte di questi

elementi certi è evidente la ricorrenza del reato contestato, non essendovi spazio alcuno per
ritenere provata la tesi difensiva in ordine all’ipotesi ex art. 393 c.p. e della mancanza di
volontà del dolo di rapina. MEGNA ha tenuto un comportamento violento e minaccioso con il


. deliberato intento di avere del denaro che non vi è prova alcuna gli spettasse (al più sarebbe
spettato al suo conoscente che l’aveva cambiato)»

Con tali argomentazioni il ricorrente in concreto non si confronta adeguatamente,
limitandosi a riproporre una diversa “lettura” delle risultanze probatorie acquisite, fondata su
mere ed indimostrate congetture, senza documentare nei modi di rito eventuali travisamenti.

condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, noncté- apparendo evidente
che egli ha proposto il ricorso determinando la causa di inammissibilità per colpa (Corte cost.,
13 giugno 2000 n. 186) e tenuto conto della rilevante enti tì di detta colpa – della somma di
Euro mille in favore della Cassa delle Ammende a titolo di sanzione pecuniaria.

P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali ed al versamento della somma di mille euro alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, udienza camerale 9 giugno 2015

Il Comp nente estensore

Il Presi nte

La declaratoria di inammissibilitli totale del ricorso comporta, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la

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