Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38540 del 21/05/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 38540 Anno 2015
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: MULLIRI GUICLA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
Cicalese Gennaro, nato a Nocera Superiore il 25.1.51
imputato artt. 44/b, 64, 71, 65, 72, 93 e 95 D.P.R. 380/01

avverso la sentenza della Corte d’Appello di Salerno del 9.12.13
Sentita la relazione del cons. Guida Mùlliri;
Sentito il P.M., nella persona del P.G. dr. Sante Spinaci, che ha chiesto una declaratoria
di inammissibilità;

RITENUTO IN FATTO

1. Vicenda processuale e provvedimento impugnato – Con la sentenza impugnata, la
Corte d’appello ha ribadito la condanna inflitta al ricorrente per avere realizzato delle opere
edilizie senza il prescritto permesso ed in violazione della normativa sul cemento armato
nonché di quella antisismica. In particolare, si trattava di tramezzature all’interno di un vano
sottotetto di cui era stato determinato il mutamento di destinazione d’uso sì da trasformare il
predetto locale in una civile abitazione, dotata di tre vani, due bagni, un ripostiglio ed un
salone cucina delle dimensioni complessive di 110 mq.

Data Udienza: 21/05/2015

-

Avverso tale decisione, il condannato ha proposto ricorso,

1) erronea applicazione della legge penale e mancanza di motivazione. Secondo
il ricorrente, la Corte ha, infatti omesso di spiegare le ragioni della conferma di una condanna
che non avrebbe avuto ragion d’essere se si fosse tenuto conto del tenore dell’art. 10, comma
2 D.P.R. 380/01 e dell’art. 2, comma 1, lett. f) Legge Regione Campania n. 19/01.
In base a tali disposizioni, risulta che la legge delega alle regioni di stabilire quali
mutamenti, connessi a trasformazioni dell’uso di immobili, sono subordinati a permesso di
costruire o a denuncia di inizio attività. La legge regionale campana, inoltre, statuisce che
possono esser realizzati in base a semplice DIA mutamenti di destinazione d’uso che non
comportino interventi di trasformazione dell’aspetto esteriore, di volumi e superfici
Siccome tale era il caso, il sig. Cicalese non necessitava di alcun permesso di costruire
per realizzare i lavori qui in contestazione;
violazione di legge in quanto l’apparato motivazionale della sentenza
2)
impugnata non è adeguata a spiegare la ragione di una mancata pronuncia di assoluzione in
assenza di un materiale probatorio idoneo a giustificare “oltre il ragionevole dubbio” la
condanna.
In ogni caso, si segnala la sopraggiunta prescrizione dei reati ed anche l’omessa
notifica dell’estratto contumaciale all’imputato (essendo la stessa avvenuta solo a mani del difensore).
Il ricorrente conclude invocando l’annullamento della sentenza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Motivi della decisione
manifestamente infondato.

Il ricorso è inammissibile perché generico e, comunque,

L’argomento relativo alla asserita mancata considerazione dell’art. 10,
3.1.
comma 2 D.P.R. 380/01 e dell’art. 2, comma 1, lett. f) Legge Regione Campania n. 19/01, di
cui al primo motivo, è dedotto in maniera generica ed assertiva e, comunque, di esso non vi è
traccia né nei motivi di appello (molto scarni) e neppure alcun cenno vi deve essere stato in
primo grado visto che neppure il Tribunale ha affrontato il tema.
A prescindere, comunque, dal rilievo circa la novità del motivo la cui verifica presuppone degli
accertamenti in fatto che non possono più essere espletati in sede di legittimità diritto ( ex multis,
più di recente, Sez. V, 4.10.06, Ratti, Rv. 235764), si deve osservare che, per contro, la doglianza non
confuta in alcun modo la constatazione di fatto (e la conseguente qualificazione giuridica data ad esso)
secondo cui il mutamento di destinazione ascritto all’imputato è evidente visto l’aumento di
carico urbanistico: Ed infatti, la trasformazione di un sottotetto in civile abitazione
inevitabilmente comporta un aggravio in tal senso.
L’argomento difensivo qui svolto, quindi, risulta elusivo di una circostanza obiettiva che
non viene adeguatamente confutata evocandosi in modo confuso la presunta superfluità del
permesso di costruire per quel certo tipo di opere.
E’ assolutamente generico ed infondato anche il secondo motivo di ricorso
3.2.
che si risolve nella mera asserzione dell’assenza di un adeguata motivazione della condanna e
segnala una (del tutto irrilevante) mancata notifica dell’estratto contumaciale visto che, al
massimo, essa determina un mancato decorso dei termini per impugnare. Il problema è,
comunque, superato dal fatto che – come testimonia il presente ricorso – l’imputato ha già
esercitato i propri diritti difensivi.
Resta da soggiungere che l’inammissibilità del presente gravame ha impedito
l’instaurazione di un valido rapporto di impugnazione e preclude a questa S.C. (su. 22.3.05, Bracale,
Rv. 231164) la possibilità di rilevare, e dichiarare, il sopraggiungere della causa estintiva della
prescrizione (intervenuta, dopo la sentenza di secondo grado, il 23.2.14).
2

2. Motivi del ricorso
tramite difensore, deducendo:

Alla presente declaratoria segue, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali ed al versamento alla Cassa delle Ammende della somma di 1000 C.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
ed al versamento alla Cassa delle Ammende della somma di 1000 C.

Così deciso il 21 maggio 2015
Il Presidente

Visti gli artt. 615 e ss. c.p.p.

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