Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38516 del 11/07/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 38516 Anno 2018
Presidente: FIDELBO GIORGIO
Relatore: DI STEFANO PIERLUIGI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
GUARDO VINCENZO MASSIMILIANO nato a CATANIA il 07/01/1977
avverso l’ordinanza del 16/04/2018 del TRIB. LIBERTA’ di CATANIA
udita la relazione svolta dal Consigliere PIERLUIGI DI STEFANO;
lette le conclusioni del Proc. Gen. PERLA LORI conclude per l’annullamento con rinvio
del provvedimento impugnato
udito l’avv. SALVATORE STERLINO che si riporta ai motivi di ricorso

MOTIVI DELLA DECISIONE
Il tribunale del riesame di Catania in sede di appello ex art. 310 cod. proc. pen.,
nel decidere sulla impugnazione della ordinanza del giudice per le indagini preliminari
che aveva rigettato la richiesta di applicare gli arresti domiciliari presso una comunità
terapeutica nei confronti di Guardo Vincenzo Massimiliano, sottoposto a custodia in
carcere per reati di cui agli articoli 74 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, osservava:
– l’articolo 89, comma 2, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 non è applicabile
laddove si proceda per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.
– La inapplicabilità di tale disposizione che prevede automatismi in favore del
soggetto tossicodipendente non esclude, comunque, che la misura richiesta possa
essere applicata sulla scorta delle comuni valutazioni in tema di esigenze cautelari, e
in tale modo riteneva, comunque, di esaminare la richiesta nel merito.

Data Udienza: 11/07/2018

- Procedendo a tale valutazione, riteneva infondato il presupposto di fatto di
una attuale tossicodipendenza e, per tale motivo, rigettava l’istanza.
Avverso tale decisione Guardo propone, a mezzo del difensore, ricorso con il
quale deduce:
Primo motivo: violazione di legge in riferimento agli artt. 89 d.P.R. 9 ottobre
1990, n. 309, 310 e 597 cod. proc. pen..
A fronte della richiesta di applicazione del collocamento in comunità terapeutica
ai sensi dell’art. 89 I. cit., il tribunale del riesame ha rigettato l’impugnazione per

conseguente vizio di ultra petizione.
Secondo motivo: violazione di legge e vizio di motivazione in relazione al
medesimo art. 89. Al riguardo, contesta la valutazione della Corte di Appello che ha
ritenuto non attuale la tossicodipendenza.
Il ricorso è inammissibile.
Con entrambi i motivi il ricorrente invoca l’applicazione dell’articolo 89 d.P.R.
309/1990 che, però, come già correttamente ricordato dal giudice del riesame, è
espressamente non applicabile nei confronti dei soggetti che, come Guardo, siano
sottoposti a misura cautelare per determinati reati, tra cui vi è l’articolo 74 d.P.R.
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.
Il tribunale del riesame ha comunque osservato come ciò non significhi il divieto
di applicare una misura diversa dalla custodia in carcere, ma che una tale misura
possa essere disposta secondo le regole “comuni”, valutando permanenza e gravità
in concreto delle esigenze cautelari, e, quindi, senza alcun automatismo in favore
dell’indagato tossicodipendente.
Poste tali premesse:
il primo motivo, nel quale si lamenta la “ultrapetizione”, è privo di interesse
perchè la valutazione non conforme alla richiesta è stata sostanzialmente in senso
più favorevole al ricorrente: il tribunale, anziché arrestarsi alla inapplicabilità dell’art.
89 I. cit., per essere contestato il reato associativo, ha comunque inteso valutare la
possibilità di applicare la misura del ricovero in comunità terapeutica secondo regole
ordinarie.
Il secondo motivo, poi, invoca l’applicazione diretta della citata disposizione ma,
come detto, la norma testualmente lo esclude per l’imputazione a carico di Gardo.
Peraltro, a fronte di una adeguata valutazione da parte del tribunale (non è
dimostrato un attuale stato di tossicodipendenza), il ricorso svolge argomenti di
merito, comunque non deducibili in sede di legittimità.

ragioni diverse rispetto alla decisione del giudice per le indagini preliminari, con

Segue per legge la condanna al pagamento della sanzione pecuniaria nella
misura determinata in dispositivo in considerazione dei motivi di inammissibilità.
PQM
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della cassa delle
ammende. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94, comma 1-ter,
disp. att. cod. proc. pen.

Roma, così “deciso nella camera di consiglio dell’Il luglio 2018

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