Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38502 del 08/06/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 6 Num. 38502 Anno 2018
Presidente: FIDELBO GIORGIO
Relatore: BASSI ALESSANDRA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Camba Fabio, nato il 11/08/1978 a Cagliari
avverso la sentenza del 12/10/2017 della Corte d’appello di Cagliari

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Alessandra Bassi;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Sante
Spinaci, che ha concluso chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile;
udito il difensore, avv. Roberto Olia, che ha concluso chiedendo l’accoglimento
del ricorso.
RITENUTO IN FATTO

1. Con il provvedimento in epigrafe, la Corte d’appello di Cagliari ha
confermato l’appellata sentenza del 17 febbraio 2016, con la quale il Tribunale di
Cagliari ha condannato Fabio Camba alle pene di legge per i reati di omissione di
soccorso e simulazione di reato. In particolare, al ricorrente è contestato di avere
omesso di prestare assistenza ad Andrea Tanda, conducente dell’auto coinvolta
nell’incidente stradale con la vettura condotta dall’imputato, durante la notte del
29 gennaio 2011 (fra le ore 2:00 e le ore 3:00) nonché di avere falsamente
denunciato – presentandosi alle ore 11:00 dello stesso 29 gennaio presso la
Caserma dei Carabinieri – il furto della propria auto, asserendo di averla

Data Udienza: 08/06/2018

I

parcheggiata sotto casa intorno alle ore 1:40 e di non averla più ritrovata; in
effetti, al momento della denuncia, la vettura era già stata rinvenuta dalla P.G.
(precisamente intorno alle ore 4:00 dello stesso 29 gennaio) sulla base delle
indicazioni date dal Tanda, presentava la fiancata gravemente danneggiata ed
era chiusa a chiave e regolarmente parcheggiata in una via non distante
dall’abitazione dell’imputato.

2. Avverso il provvedimento ha presentato ricorso Fabio Gamba, con atto a

seguito sintetizzati ai sensi dell’art. 173 disp. att. cod. proc. pen.:
2.1. violazione di legge processuale in relazione all’art. 192, comma 2, cod.
proc. pen. e vizio di motivazione, per avere la Corte d’appello giudicato l’alibi
fornito dalla difesa “falsificato”, là dove esso deve ritenersi meramente “fallito” e,
in quanto tale, non valutabile quale elemento indiziario a carico;
2.2. vizio di motivazione per travisamento della prova con riguardo alle
dichiarazioni rese dalla persona offesa in merito alla perlustrazione compiuta
subito dopo l’incidente;
2.3. violazione di legge penale in relazione all’art. 367 cod. pen., per avere
la Corte d’appello stimato erroneamente integrato il reato di simulazione di reato
sebbene, all’atto della denuncia (il 29 gennaio 2011 alle ore 11:00), l’auto
denunciata come rubata fosse già stata rinvenuta (essendo stata recuperata
dagli agenti alle ore 4:00), di tal che l’atto era inidoneo ad avviare un
procedimento penale.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è destituito di fondamento in relazione a tutte le deduzioni
mosse e deve, pertanto, essere disatteso.

2.

La trama argomentativa intessuta dai Giudici della cognizione a

fondamento del giudizio di penale responsabilità espresso a carico del Gamba si
appalesa immune dai denunciati vizi di ordine logico o giuridico.
2.1. Con riguardo al primo motivo, occorre preliminarmente rilevare come,
col ricorso per cassazione, non siano coltivabili quei rilievi che, sia pure sotto la
formale “insegna” della contraddittorietà o della manifesta illogicità della
motivazione, siano in effetti tesi ad sollecitare una rivalutazione di questa Sede
delle emergenze processuali e, dunque, una ricostruzione della vicenda sub
iudice diversa e stimata più plausibile di quella recepita nel provvedimento
impugnato, sospingendo questa Corte ad un sindacato eccentrico rispetto al
2

firma del difensore di fiducia, e ne ha chiesto l’annullamento per i motivi di

giudizio di legittimità, limitato alla verifica della completezza e dell’insussistenza
di vizi logici ictu ocull percepibili (ex plurimis Sez. U, n. 47289 del 24/09/2003,
Petrella, Rv. 226074).
Risultano pertanto non coltivabili in questa Sede tutti quei rilievi con i quali
Camba, lungi dall’enucleare vizi dell’atto riportabili all’alveo dell’art. 606 cod.
proc. pen., si limita a sollecitare una diversa valutazione delle emergenze
processuali, suggerendo una lettura stimata più plausibile di quella recepita nella
sentenza impugnata.

ragioni della condanna in relazione ad entrambi i reati in contestazione, là dove
ha illustrato gli specifici elementi di fatto sulla scorta dei quali ha giudicato non
revocabile in dubbio sia che l’auto coinvolta nel sinistro si identifichi con quella
del Camba, giusta l’annotazione del numero di targa da parte di un teste oculare
e le indicazioni circa modello e colore del veicolo; sia che, all’atto dell’incidente,
alla guida del veicolo vi fosse proprio l’imputato.
A tale conclusione il Collegio del gravame è invero pervenuto operando una
valutazione ragionata e scevra da illogicità manifesta della globalità delle
circostanze di fatto come emergenti dal compendio probatorio acquisito,
segnatamente: a) dalla circostanza che l’auto del Camba fosse trovata
danneggiata, in immediata successione temporale rispetto all’incidente,
parcheggiata sulla pubblica via proprio nelle vicinanze dell’abitazione
dell’imputato; b) dal fatto che la vettura fosse chiusa a chiave e priva segni di
effrazione e che la serratura dell’auto non permettesse l’uso di chiavi falsificate
(come riferito dagli agenti Egidio Manca e Gianluca Pilloni); c) dalla ricostruzione
degli sposamenti del Camba la notte dell’incidente, confrontandosi
motivatamente con le dichiarazioni dei testi della difesa Massimo Sulliotti e
Antonio Cannba (padre dell’imputato) nonché con la tesi difensiva della perdita
delle chiavi dell’auto (fatto collocato dai testi in epoca antecedente sia al
recupero della copia da parte dell’indagato, sia all’ora dell’incidente); d)
dall’argomentata implausibilità dell’ipotesi del furto dell’auto (v. pagine 8 – 13
della sentenza in verifica).
2.3. D’altra parte, si appalesa non coltivabile nella sede di legittimità (in
quanto tesa ad una non consentita rivalutazione di merito) e, comunque,
all’evidenza destituito di fondamento il rilievo concernente l’utilizzo quale
elemento a carico dell’alibi – “falsificato” piuttosto che “fallito”.
Ed invero, lungi dall’assegnare l’una piuttosto che l’altra “etichetta” al dato, i
Giudici di merito hanno attentamente vagliato la versione difensiva dei fatti,
l’hanno stimata intrinsecamente illogica e non confermata da elementi di prova –

3

2.2. Ad ogni modo, la Corte distrettuale ha esaustivamente dato conto delle

dunque indimostrata – e l’hanno motivatamente giudicata inidonea a discolpare
l’imputato.

3. Il secondo motivo col quale il ricorrente deduce il travisamento della
prova è inammissibile.
3.1. Al riguardo, va invero ribadito il consolidato principio di diritto secondo
il quale, a fronte della duplice condanna in primo ed in secondo grado (c.d.
doppia conforme), il vizio di travisamento della prova, desumibile dal testo del

indicati dal ricorrente, non può essere coltivato dinanzi a questa Corte, se non
nel caso in cui il giudice di appello, per rispondere alle critiche contenute nei
motivi di gravame, abbia richiamato dati probatori non esaminati dal primo
giudice ovvero quando entrambi i giudici del merito siano incorsi nel medesimo
travisamento delle risultanze probatorie acquisite in forma di tale macroscopica o
manifesta evidenza da imporre, in termini inequivocabili, il riscontro della non
corrispondenza delle motivazioni di entrambe le sentenze di merito rispetto al
compendio probatorio acquisito nel contraddittorio delle parti (Sez. 4, n. 44765
del 22/10/2013, Buonfine e altri, Rv. 256837; Sez. 4, n. 4060 del 12/12/2013 dep. 2014, Capuzzi, Rv. 258438).

4. Non coglie nel segno l’ultimo motivo di ricorso con cui il ricorrente ha
contestato la ritenuta integrazione del reato di cui all’art. 367 cod. pen.
4.1. Mette conto di rammentare che, ai fini della configurabilità del delitto di
simulazione di reato, è sufficiente che la falsa denuncia determini l’astratta
possibilità di un’attività degli organi inquirenti diretta all’accertamento del fatto
denunciato, attesa la natura di reato di pericolo della fattispecie di cui all’art. 367
cod. pen., con la conseguenza che la sussistenza della stessa può essere esclusa
solo quando la denuncia appaia palesemente inverosimile e gli organi che la
ricevono svolgano indagini al solo fine di stabilirne la veridicità e non già per
accertare i fatti denunciati. (Fattispecie in cui è stata esclusa la sussistenza del
reato, osservandosi che la denuncia non possedeva nessun carattere di
inverosimiglianza, e che, a tal fine, era irrilevante che gli inquirenti ne avessero
ben presto compreso la falsità all’esito dello svolgimento delle prime indagini sul
fatto denunciato). (Sez. 6, n. 33016 del 10/04/2014 – dep. 24/07/2014, Orrù e
altri, Rv. 260455). D’altra parte, questa Corte regolatrice ha precisato che il
delitto di simulazione di reato ha natura di reato istantaneo e di pericolo e si
consuma con la semplice denuncia idonea a provocare investigazioni e
accertamento della polizia giudiziaria (Sez. 5, n. 2071 del 25/11/2008 – dep.
2009, Romanelli e altro, Rv. 242360).
4

provvedimento impugnato o da altri atti del processo purché specificamente

4.2. In ossequio ai principi di diritto testè ripercorsi, ineccepibile in diritto
risulta la conclusione dei decidenti di cognizione, là dove hanno giudicato
perfezionato il reato di simulazione di reato già al momento della presentazione
della denuncia di furto dell’auto ai Carabinieri, in quanto del tutto idoneo – per le
circostanze di fatto esposte – a provocare l’avvio delle investigazioni.
4.3. A nulla può rilevare che, al momento della denuncia, altra P.G. avesse —
sulla base di un percorso investigativo autonomo (segnatamente sulla scorta
delle indicazioni della vittima del reato di omissione di soccorso) – già rinvenuto

costituisce fatto logicamente non incompatibile con l’abbandono di essa da parte
del fantomatico ladro dopo la commissione dell’incidente e con il recupero da
parte della P.G. in un momento storico antecedente alla stessa denuncia di furto,
plausibilità del resto sostenuta dal Camba anche dinanzi a questa Corte allo
scopo di smontare l’accusa a suo carico. Risulta evidente come alcuna inidoneità
ad attivare il procedimento penale possa, pertanto, discendere dal fatto che il
ricorrente procedesse alla falsa e simulata rappresentazione dei fatti in denuncia
in un momento storicamente successivo al rinvenimento del mezzo.

5. Dal rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso 1’8 giugno 2018

Il consigliere estensore
Alessandra Bassi

Il Pre idente
Giorgit Felbo

l’autovettura. Ed invero, il furto della vettura (denunciato dal ricorrente)

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA