Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38467 del 15/06/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 38467 Anno 2018
Presidente: CERVADORO MIRELLA
Relatore: ARIOLLI GIOVANNI

SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
GALENTINO GIUSEPPE nato a ANDRIA il 24/11/1954
CONVERSANO SAVINO nato a ANDRIA il 28/02/1969

avverso la sentenza del 28/09/2017 della CORTE APPELLO di BARI
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere GIOVANNI ARIOLLI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore GIULIO ROMANO
che ha concluso chiedendo per l’inammissibilità dei ricorsi
udito il difensore
di P.C. AVV. APPELLA il quale si riporta alle conclusioni scritte e deposita nota spese.

Data Udienza: 15/06/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 28/9/2017 la Corte di appello di Bari confermava la
decisione del Tribunale di Foggia in data 2/7/2014 che ha condannato Galentino
Giuseppe e Conversano Savino alla pena di euro 500,00 di multa ciascuno per il
reato di cui agli artt. 110, 81, comma 2, 641, comma 1, cod. pen., aggravati per

Conversano).
2. Avverso la suindicata sentenza ricorre per cassazione il difensore,
nell’interesse degli imputati, con due distinti atti di ricorso. La sovrapponibilità
dei motivi ivi articolati ne consente un’illustrazione unitaria.
3.1. Con il primo motivo, deducono la mancanza, contraddittorietà,
manifesta illogicità della motivazione, nonché l’inosservanza ed erronea
applicazione della legge penale, per avere la Corte territoriale omesso
qualsivoglia argomentazione in ordine alla responsabilità “del Galentino”
(rappresentante ed amministratore della società proprietaria del veicolo condotto
dal coimputato), nonché per l’insussistenza degli elementi costitutivi del reato.
La condotta di dissimulazione dello stato di insolvenza non sarebbe infatti
configurabile nell’avere il Conversano dichiarato di versare nella momentanea
impossibilità di adempiere al pagamento del pedaggio autostradale, per il
mancato possesso di denaro contante. Con specifico riferimento al Galentino, si
evidenzia che autore materiale della condotta sia stato il Conversano, non
essendo peraltro stato provato che il primo avesse contezza dell’inadempimento.
Non sarebbero state inoltre dedicate in sentenza argomentazioni circa la
consapevolezza dello stato di insolvenza, nonché con riferimento al preordinato
intento di non adempiere all’obbligazione, in mancanza del quale è configurabile
un mero inadempimento contrattuale.
3.2. Con il secondo motivo, lamentano il vizio di motivazione e la
violazione di legge, in ordine alla condanna al risarcimento dei danni alla parte
civile ed alla rifusione delle spese processuali, per non avere la Corte territoriale,
stante l’insussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie, dichiarato
l’assoluzione degli imputati, disponendo conseguentemente la revoca delle
statuizioni civili irrogate.
3.3. Con il terzo motivo, censurano il vizio di motivazione e la violazione
di legge, per il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche con giudizio di
prevalenza o equivalenza sulle contestate aggravanti, cui il giudice di merito

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entrambi gli imputati dalla recidiva specifica (nonché reiterata per il solo

sarebbe dovuto addivenire valorizzando i principi di ragionevolezza e di
proporzionalità della pena, di cui agli artt. 3 e 27 Cost. La pena inflitta avrebbe
poi dovuto essere più esigua, per risultare proporzionata al fatto.

CONSIDERATO IN DIRITTO

4. I ricorsi sono inammissibili.

4.1.1. Per quanto riguarda la sussistenza degli estremi del reato di cui
all’art. 641 cod. pen., in particolare sotto il profilo della dissimulazione dello stato
d’insolvenza, i giudici di appello si sono allineati con i principi da lungo tempo
precisati da questa Corte di legittimità, secondo cui anche il silenzio serbato al
momento dell’ingresso in autostrada è idoneo alla dissimulazione dello stato di
insolvenza, riscontrabile pertanto nel comportamento di chi prenda in consegna il
talloncino aderendo, in tal modo, all’offerta contrattuale proveniente dal gestore
del servizio autostradale (da ultimo, Sez. 2, n. 11686 dell’8/03/2016,
Rv. 266406). La circostanza che i passaggi autostradali furono ripetuti e si
svolsero per un periodo di tempo significativo dà logicamente conto della
esistenza del pregresso stato di insolvenza.
4.1.2. Quanto alla dedotta insussistenza dell’elemento soggettivo del
reato, deve richiamarsi, al proposito, l’orientamento espresso da questa
Suprema Corte, secondo cui la prova della preordinazione dell’inadempimento
può essere desunta anche da argomenti induttivi seri e univoci, ricavabili dal
contesto dell’azione, nell’ambito del quale anche il silenzio può acquistare rilievo
come forma di preordinata dissimulazione dello stato di insolvenza, quando fin
dal momento della stipula del contratto sia già maturo, nel soggetto, l’intento di
non far fronte agli obblighi conseguenti (Sez. 2, n. 45654 del 16/10/2014, n.m.).
Nel caso di specie, in coerenza con tali linee interpretative, il reiterato passaggio
nella corsia riservata si configura come univocamente indicativo della volontà di
contrarre una obbligazione con il proposito di non adempierla.
Inoltre,

con specifico riferimento alla

posizione del

Galentino,

rappresentante legale della società cui l’autocarro era intestato e, dunque,
“beneficiaria” delle prestazioni non corrisposte, la particolare qualità rivestita, la
natura non affatto occasionale dei passaggi e l’essersi reso inadempiente ai
solleciti di pagamento rivolti alla società, configurano un quadro indiziario
logicamente idoneo ad asseverare il suo personale e consapevole
coinvolgimento, quantomeno a livello di concorrente morale.

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4.1. Il primo motivo è manifestamente infondato.

2. Inammissibile è il motivo di ricorso relativo alla revoca delle statuizioni
civili, fondato sul presupposto – smentito in questa sede – dell’insussistenza del
reato.
3. Anche il terzo motivo di ricorso è inammissibile per essere del tutto
generico. La censura proposta risulta infatti del tutto acritica rispetto alle
argomentazioni proposte dalla Corte di appello. Al proposito, va quindi
richiamato il principio secondo cui i motivi di ricorso in cassazione sono

enunciati e argomentati i rilievi critici rispetto alle ragioni di fatto o di diritto
poste a fondamento della sentenza impugnata, non risultando quindi correlati ad
esse (sul punto, Sez. 5, n. 28011 del 15/02/2013, Rv. 255568).
4. I ricorsi, pertanto, devono essere dichiarati inammissibili. Ai sensi
dell’art. 616 cod. proc. pen., i ricorrenti vanno condannati al pagamento delle
spese del procedimento, nonché – ravvisandosi profili di colpa nella
determinazione della causa di inammissibilità – ciascuno della somma di C
2.000,00 a favore della cassa delle ammende, così equitativamente fissata in
ragione dei motivi dedotti.
4.1. I ricorrenti vanno altresì condannati alla rifusione delle spese
sostenute nel grado dalla parte civile Autostrade per l’Italia s.p.a., liquidate
come in dispositivo in complessive C 2.000,00 oltre accessori di legge.

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e della somma di C 2.000,00 ciascuno in favore della Cassa delle
ammende, nonché alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalla parte civile
Autostrade per l’Italia s.p.a., che liquida in complessive C 2.000,00 oltre spese
generali nella misura del 15%, CPA ed IVA.
Così deciso il 15/6/2018.

inammissibili per difetto di specificità quando non risultano esplicitamente

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