Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38457 del 30/05/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 38457 Anno 2018
Presidente: CERVADORO MIRELLA
Relatore: SGADARI GIUSEPPE

Data Udienza: 30/05/2018

SENTENZA

Sul ricorso proposto da:
1) Di Nardo Michele, nato a Mugnano di Napoli il 25/04/1979,
2) Mallardo Raffaele, nato a Giugliano in Campania il 04/01/1966;
avverso la sentenza del 14/09/2017 della Corte di Appello di Napoli;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione della causa svolta dal consigliere Giuseppe Sgadari;
udito il Pubblico Ministero, nella persona del Sostituto Procuratore generale Perla
Lori, che ha chiesto il rigetto del ricorso;
udito il difensore, avv. Gianpaolo Schettino, che ha chiesto l’accoglimento del
ricorso;

RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza in epigrafe, la Corte di Appello di Napoli, parzialmente
riformando la sentenza del Tribunale di Napoli del 14 ottobre 2016, confermava
la responsabilità dei ricorrenti per il reato di estorsione pluriaggravata e
rideterminava la pena ravvisando il nesso della continuazione tra il reato di cui
1

lA

all’odierno processo e quello ex art. 416-bis cod.pen. per il quale gli imputati
erano stati condannati in altra sede.
In particolare, la Corte unificava i due reati di associazione mafiosa ed
estorsione, ritenendo più grave il primo, in relazione al quale entrambi i
ricorrenti erano stati condannati, il Di Nardo Michele, alla pena di anni sei di
reclusione ed il Mallardo alla pena di anni otto di reclusione, già ridotte per il rito
abbreviato con cui si era proceduto nell’ambito del diverso procedimento
conclusosi con sentenza della Corte di Appello di Napoli del 10 ottobre 2016.

reato estorsivo per cui oggi si procede, giudicato con il rito ordinario, nella
misura di anni quattro per il Di Nardo (pena complessiva finale anni dieci di
reclusione) e di anni quattro e mesi sei per il Mallardo (pena complessiva finale
anni dodici e mesi sei di reclusione).
2. Ricorrono per cassazione gli imputati, a mezzo dei loro comuni difensori e con

unico atto, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione per non avere la
Corte di Appello applicato la diminuzione di un terzo per il rito abbreviato
all’aumento inflitto in continuazione per il reato di estorsione, considerato quale
reato satellite rispetto al più grave reato di cui all’art. 416-bis cod.pen., in ordine
al quale si era proceduto con il rito abbreviato nell’ambito del diverso
procedimento definito con sentenza irrevocabile del 10.10.2016, prima citata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è infondato.
Sulla questione giuridica sollevata con il ricorso, esisteva un contrasto
giurisprudenziale, poiché, alcune decisioni di questa Corte, quelle citate dai
ricorrenti, sostenevano la tesi da quest’ultimi propugnata, ritenendo che,
nell’ipotesi in cui venga riconosciuta nel giudizio di cognizione la continuazione
tra più reati, oggetto, alcuni, di condanna nel giudizio abbreviato ed altri di
condanna all’esito di giudizio ordinario, la riduzione ex art. 442 cod. proc. pen.
va applicata – qualora il reato più grave sia stato giudicato con il rito speciale
(esattamente come nella specie) – sulla pena finale determinata dopo l’aumento
disposto per i reati satellite, anche se definiti con il rito ordinario; qualora,
invece, il giudice procedente individui, quale reato più grave, quello giudicato
con rito ordinario, la riduzione di pena dovrà essere disposta per i soli reati
satellite giudicati con rito abbreviato (Sez. 5, n. 12592 del 28/11/2016, dep.
2017, Alma, Rv. 279706; Sez. 5, n. 20113 del 27/11/2015, dep. 2016, Moreo,
Rv. 267244; Sez. 3, n. 37848 del 19/05/2015, Cutuli, Rv. 264812).

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A tali pene, la sentenza impugnata ha aggiunto in continuazione quelle per il

Tuttavia, altre decisioni sostenevano che la riduzione di un terzo per il rito
abbreviato, andasse applicata solo al reato giudicato con tale rito, quand’anche
ritenuto più grave e non all’aumento in continuazione per i reati satellite laddove
giudicati con rito ordinario (Sez. 1, n. 17890 del 14/02/2017, Zagaria, Rv.
270012; Sez. 1, n. 3764 del 21/10/2015, dep. 2016, Napolano, Rv. 266002;
Sez. 5, n. 47073 del 20/06/2014, Esposito, Rv. 262144).
La questione è stata rimessa alle Sezioni Unite, che, all’udienza del 22 febbraio
del 2018, hanno rigettato il ricorso proposto, con il quale si propugnava, così

depositate, ma la ratio ispiratrice di tale condivisibile orientamento, sintetizzata
nell’ordinanza di rimessione, è quella volta a limitare l’incentivo premiale ai soli
reati in relazione ai quali l’imputato ha, per sua libera scelta, preferito definire il
processo con il rito abbreviato.
Il contrasto è stato, dunque, composto in senso sfavorevole agli odierni
ricorrenti, dando ragione al calcolo operato nella sentenza impugnata, che aveva
applicato la riduzione di un terzo per il rito abbreviato al solo reato più grave di
cui all’art. 416-bis cod.pen., giudicato in altra sede, aggiungendo, senza alcuna
riduzione, l’aumento in continuazione per il reato di estorsione per cui si procede
con il rito ordinario nell’attuale sede.
Ne consegue il rigetto del ricorso e la condanna dei ricorrenti al pagamento delle
spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
Così deliberato in Roma, udienza pubblica del 30.0

18.

come nel presente processo, la prima tesi. Le motivazioni non risultano ad oggi

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