Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38408 del 04/06/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 38408 Anno 2015
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: DE CRESCIENZO UGO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
ZADRIMA SOKOL N. IL 24/01/1976
avverso l’ordinanza n. 345/2014 CORTE APPELLO di FIRENZE, del
30/10/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Do
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

Uditi difensor Avv.;

GO DE CRFÌ QTSTZO;

r,

Data Udienza: 04/06/2015

SOKOL Zadrima, tramite il difensore, ricorre per Cassazione avverso
l’ordinanza 30.10.2014 con la quale la Corte d’Appello di Firenze ha
respinto la sua istanza di rimessione in termini per proporre impugnazione avverso la sentenza contumaciale n. 58/2010 del Tribunale di
Prato.
La difesa chiede l’annullamento del provvedimento per i seguiiti motivi così riassunti entro i termini previsti dall’art. 175 disp. att.
cod.proc.pen.
§1.) Violazione dell’art. 175 cod. proc. pen., 111 e 21 Cost. e
art. 6 Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo.
In particolare la difesa sottolinea che l’imputata è stato difesa di ufficio nel corso di tutto il procedimento e che è venuta a conoscenza in
modo effettivo del procedimento penale instaurato a suo carico nel solo momento in cui è stata data esecuzione alla sentenza del Tribunale
di Prato. La difesa sostiene ancora che le notificazioni effettuate al difensore di ufficio sono di per sè inidonee a dimostrare che l’indagato/imputato abbia avuto una effettiva conoscenza del procedimento e
che nè diversamente appare dagli atti del procedimento.
Il procuratore generale, con memoria scritta, nei termini di legge, ha
richiesto l’annullamento dell’ordinanza impugnata assumendo la fondatezza di quanto sostenuto dalla ricorrente
RITENUTO IN DIRITTO
Il ricorso è fondato e va accolto sulla scorta delle considerazioni formulate dal Procuratore Generale nelle sue conclusioni scritte che vengono qui condivise e richiamate ed in base alle quali va affermato che
per costante giurisprudenza, la regolarità formale delle notificazioni
degli atti processuali (come nel caso di specie fatte ex art. 161 IV
comma cod. proc. peti. al difensore di ufficio nominato) non esclude
che il contumace, difeso di ufficio, sia rimasto all’oscuro del procedimento a di lui carico e del provvedimento conclusivo dello stesso, a
meno che non risulti che il difensore medesimo era in contatto con il
patrocinato. Come rilevato dal Procuratore generale gFìnu.,~ , tale
ultima circostanza di fatto non risulta, né può farsi d rivare dall’uso di
“alias” da parte dell’imputata la volontà di sottrarsi alla conoscenza
degli atti del procedimento stante l’intrinseca equivocità del ricorso a
tale stratagemma. Nè infine, può farsi carico all’istante di dimostrare
l’esistenza di caso fortuito o forza maggiore che le abbiano impedito di
prendere contatto con il difensore di ufficio, poichè ciò non è imposto
dall’articolo 175 cod. proc. pen. siccome novellato nel 2005.
Per le suddette ragioni il ricorso va accolto, l’ordinanza impugnata va
quindi annullata con rinvio alla Corte d’Appello di Firenze per nuovo
esame.
P.Q.M.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Annulla la ordinanza impugnata con rinvio alla Corte d’Appello di Firenze per nuovo esame.

Così deciso in Roma il 4.6.2015

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