Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38385 del 23/05/2018

Penale Sent. Sez. 4 Num. 38385 Anno 2018
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: NARDIN MAURA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
A.A.

avverso l’ordinanza del 16/02/2018 del TRIB. LIBERTA’ di ANCONA
udita la relazione svolta dal Consigliere MAURA NARDIN;
sentite le conclusioni del PG OLGA MIGNOLO conclude per il rigetto del ricorso.

Data Udienza: 23/05/2018

RITENUTO IN FATTO
1.

Il tribunale del riesame di Ancona, con ordinanza resa in data 10 marzo

2018, ha respinto l’appello avverso l’ordinanza del tribunale di Macerata con cui
è rigettata l’istanza, proposta da A.A., di sostituzione
della misura cautelare della custodia in carcere in relazione alle fattispecie
associative di cui all’art. 416 cod. pen. (con riferimento a reati contro il
patrimonio ed alla persona) e di cui agli artt. 74 d.P.R. 309/1990 (con lo scopo
della commissione di un pluralità di reati di cui all’art. 73 d.P.R. cit.) associazioni

2.

Il tribunale del riesame ha ritenuto insussistente l’affievolimento delle

esigenze cautelari osservando come la decisione di collaborare non possa, nel
caso di specie, ritenersi indice né di resipiscenza, né di rescissione dei legami
con il contesto di criminalità organizzata nel quale il A.A. è risultato
inserito, stante l’incompletezza delle rivelazioni. D’altro canto, secondo il
tribunale, i numerosi procedimenti penali per reati altrettanto gravi, appaiono
indice di rilevante permanente pericolosità sociale dell’imputato, perché solo una
totale irreversibile scelta di definitiva interruzione di ogni rapporto e vincolo di
solidarietà consentirebbe di giungere ad una positiva valutazione circa
l’attenuazione della misura
3.

Avverso l’ordinanza del tribunale del riesame propone ricorso per

cassazione A.A., a mezzo del suo difensore, formulando
tre distinti motivi.
4.

Con il primo fa valere il vizio di motivazione del provvedimento

impugnato. Sostiene che il tribunale del riesame non abbia elaborato adeguate
argomentazioni per dare risposta alle censure dedotte con l’atto d’appello. In
particolare, è mancata una puntuale valutazione del profilo di pericolosità sociale
tenuto conto del comportamento processuale dell’imputato, avendo il medesimo
fornito agli inquirenti informazioni decisive non solo sulle condotte proprie e di
altri coindagati, ma al fine di ritrovare esplosivo ed armi da guerra appartenenti
al sodalizio. La reale e completa collaborazione dell’interessato, dimostrativa non
solo della resipiscenza, ma anche della interruzione di ogni contatto con gli
ambienti della criminalità organizzata è stata, infatti, ignorata dall’ordinanza. Del
pari non è stato attribuito alcun valore al comportamento intramurario
dell’imputato, né al tempo trascorso dalla commissione dei reati, entrambi indici
della venir meno dell’attualità del pericolo di reiterazione ai sensi dell’art. 274,
comma 1^, lett. c) cod. proc. pen..
5.

Con il secondo motivo si duole della violazione della legge penale e

processuale in relazione agli artt. 274 e 275 e 292 cod. proc. pen.. Rileva come
il tribunale del riesame, discostandosi dagli orientamenti di legittimità in ordine
2

fra loro intersecantesi quanto ad operatività.

all’attualità e concretezza del pericolo di reiterazione dei reati e dei requisiti di
proporzionalità ed adeguatezza della misura, abbia omesso di valutare la
collaborazione processuale resa dall’imputato, nonché la rilevanza del decorso
del tempo, ai fini del superamento della presunzione di cui all’art. 275 comma
3^, cod. proc. pen., ciò potendo incidere sul requisito dell’attualità del pericolo, o
quantomeno costituire indice di affievolimento.
6.

Con il terzo motivo censura il provvedimento per violazione di legge in

relazione, 275 comma 3^ e 275 bis cod. proc. pen. e per vizio di motivazione.

di motivare sempre sull’idoneità della misura degli arresti domiciliari con
braccialetto elettronico, al di fuori delle ipotesi di presunzione assoluta di
adeguatezza. Conclude per l’annullamento dell’ordinanza impugnata.
7.

Il procuratore generale presso la Corte di cassazione chiesto il rigetto

del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.

Il ricorso deve essere rigettato.

2. Per affrontare le questioni poste con il ricorso vanno, preliminarmente,
ripresi alcuni principi in tema di misura cautelare qualora si versi nelle ipotesi di
cui all’art. 275, comma 3^, cod. proc. pen., e cioè di presunzione di pericolosità
sociale, desunta dalla natura dei reati oggetto dell’imputazione. In primo luogo,
va ricordato che “In tema di custodia cautelare in carcere l’art. 275, comma 3,
cod. proc. pen., pone una presunzione relativa di pericolosità sociale che
determina, in chiave di motivazione del provvedimento cautelare, la necessità
non già di dar conto in positivo della ricorrenza dei

“pericula libertatis”, ma

soltanto di apprezzarne le ragioni di esclusione e ciò solo se queste siano state
evidenziate dalla parte o siano direttamente evincibili dagli atti. (ex multis Sez.
5, Sentenza n. 57580 del 14/09/2017 Cc. (dep. 27/12/2017 ) Rv. 272435). E
parimenti che “In tema di misure coercitive disposte per il reato associativo di
cui all’art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, in relazione a condotte risalenti nel
tempo, l’affievolimento delle esigenze cautelari, confacente a superare la
presunzione di adeguatezza della sola custodia in carcere, deve risultare da
specifici elementi di fatto idonei a dimostrare lo scioglimento del gruppo ovvero il
recesso individuale e il ravvedimento del soggetto sottoposto alla misura. (Sez.
3, n. 23367 del 17/12/2015 – dep. 07/06/2016, P.M. in proc. Marzoli, Rv.
26734101). La presunzione di adeguatezza della custodia in carcere di cui
all’art. 275, comma terzo, cod. proc. pen., perciò, accompagna la misura non
solo nel momento di adozione del provvedimento genetico della misura coercitiva
ma anche nelle successive vicende che attengono alla permanenza delle esigenze
3

Sottolinea che la modifica dell’art. 274 lett. c) cod. proc. pen. impone al giudice

cautelari, e, pertanto, solo fatti nuovi, anche se apprezzati congiuntamente a
quelli originariamente esaminati, dai quali risulti un mutamento in melius del
complessivo quadro che ha dato origine alla misura possono condurre alla
sostituzione della misura con altra meno afflittiva.
3. Possono, dunque, intervenire elementi nuovi, nel corso della misura, che
consentano di esaminare ragioni sopravvenute di esclusione della presunzione di
pericolosità. Fra queste vi è certamente l’elemento della collaborazione con gli
inquirenti, che, tuttavia, non introduce un’automaticità tra la attività

valutarne la persistenza, avuto riguardo alla corrispondenza fra l’attività di
oggettiva collaborazione e l’effettività della rescissione dei legami con il sodalizio
di appartenenza. Si tratta di un esame che deve avere i requisiti della
completezza, particolarmente in ordine al secondo profilo, avendo riguardo agli
elementi che, nonostante la attività di collaborazione, inducano ad escludere che
siano venute meno le originarie esigenze cautelari. Restando altrimenti ferma la
presunzione di pericolosità sociale di cui all’art. 275, comma 3, cod. proc. pen.,
come novellato dalla legge n. 47 del 2015 “la quale può essere superata solo
quando risulti che l’imputato abbia – effettivamente -rescisso i vincoli che lo
legavano al sodalizio criminale o se ne sia irreversibilmente allontanato” così
come “la presunzione assoluta di adeguatezza della custodia cautelare in
carcere, che, in caso di mancato superamento della presunzione relativa, impone
l’applicazione della misura di maggior rigore.”. Sez. 5, Sentenza n. 47401 del
14/09/2017 Cc. (dep. 16/10/2017 ) Rv. 271855).
4. Ora, la motivazione dell’ordinanza impugnata, argomenta sia in ordine
all’incompletezza delle dichiarazioni, che all’inefficacia della collaborazione a
dimostrare l’effettiva interruzione del vincolo, avuto riguardo alla mancanza di
prove oggettive della volontà di risoluzione definitiva dei legami criminali. Si
tratta di elementi che avrebbero dovuto essere portati a sostegno della richiesta
da parte dell’interessato, sul quale incombeva la dimostrazione dell’esaustività
del contributo e della effettiva recisione dei legami con l’associazione, tanto più
allorquando l’inserimento nel contesto criminale emerga da un pluralità di
procedimenti penali per gravi reati
5. E’ chiaro che la congruità della motivazione in ordine al mancato
superamento della presunzione di pericolosità sociale, con la conseguente
applicazione della misura di maggior rigore, esonera dall’esame degli altri motivi
di ricorso.
6. Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali.
P.Q.M.
4

collaborativa e l’affievolimento delle esigenze cautelari, dovendo il giudice

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali. Si provveda ai sensi dell’art. 94 comma 1 ter disp, att. cod. proc.
pen..

Così deciso il 23/05/2018

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