Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38358 del 09/05/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 38358 Anno 2018
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: NARDIN MAURA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MASSA DANIELA nato il 25/05/1987 a NAPOLI

avverso la sentenza del 19/04/2017 della CORTE APPELLO di NAPOLI
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere MAURA NARDIN
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MASSIMO GALLI che
ha concluso per l’inammissibilita’ del ricorso.

Data Udienza: 09/05/2018

RITENUTO IN FATTO
1.

Con sentenza del 19 aprile 2017 la Corte di Appello di Napoli ha

confermato la sentenza del G.U.P. del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere
con cui Daniela Massa è stato riconosciuta responsabile del reato di cui agli artt.
110, 73 commi, 1^ e 4^ d.P.R. 309/1990 per vare detenuto ai fini di spaccio
sostanza stupefacente -tipo cocaina- del peso di gr. 199,82 (con principio attivo
pari al 65%) da cui sono ricavabili n. 865 dosi singole medie e sostanza
stupefacente – tipo hashish- per un peso pari a gr. 1,55 (THC 9,3%) da cui sono
ricavabili n. 5,7 dosi medie.
Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione l’imputata, a mezzo

del suo difensore, affidandolo a tre motivi.
3.

Con i primi due motivi, che sono unitariamente esposti dalla ricorrente,

si fa valere la violazione della legge penale ed il vizio di motivazione per non
avere la sentenza provveduto alla riqualificazione del fatto ai sensi dell’art. 73,
comma 5^, d.P.R. 309/1990, benché a seguito della riforma che ha introdotto
l’ipotesi lieve come fattispecie autonoma di reato la natura della sostanza sia
indifferente, non distinguendo la disciplina sanzionatoria fra droghe leggere e
droghe pesanti, come invece accade per l’ipotesi di cui ai commi 1^ e 4^.
Osserva, in particolare, che la lettura dell’art. 73 comma 5^, consente di
affermare che avuto riguardo a “mezzi, modalità e circostanze”

rientri

nell’ipotesi lieve la condotta dello spacciatore che non organizzi e non
predisponga lui stesso la struttura di spaccio, ma svolga attività marginale,
fungibile e priva di professionalità. La differenza fra il reato di cui ai commi 1^e
4^ e quello di cui al comma 5 ^ va, dunque, ravvisata la diversa condotta.
Rileva che, nel caso di specie, Daniela Massa, è stata apoditticamente ritenuta
dalla sentenza impugnata un ‘corriere’ agente di un’organizzazione dedita allo
spaccio. Invero, l’imputata è stata fermata per un semplice controllo stradale e
lei stessa ha immediatamente dichiarato di essere in possesso di stupefacenti,
autodendunciandosi, e asserendo di detenere lo stupefacente per uso personale.
Del tutto illogico è, pertanto, trarre da queste circostanze che l’imputata sia una
vera e propria ‘impiegata’ di un’ampia organizzazione dedita allo spaccio di
stupefacenti.
4.

Il terzo motivo lamenta il vizio di motivazione della sentenza impugnata

in relazione alla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche,
giustificata con la mancata offerta di una collaborazione dotata di efficacia, non
avendo la medesima fornito informazioni sulla provenienza della sostanza o sui
soggetti che dovevano riceverla. Afferma che sin dal primo momento l’imputata
ha ammesso le sue responsabilità e che, pertanto, non può ritenersi che ella
abbia tenuto un atteggiamento poco collaborativo, tanto è vero che fu ad
autodenunciarsi al momento del controllo. Sicché le sue dichiarazioni davanti al
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2.

G.U.P. in sede di rito abbreviato costituiscono un elemento di coerenza del suo
comportamento processuale e non una tardiva confessione. Sostiene che il
ragionamento della Corte è fuorviante perché confonde la collaborazione
processuale e la delazione, richiedendo all’imputato un comportamento rischioso
e del tutto sproporzionato al beneficio concesso, allorquando la condotta da
apprezzare è solo quella contemporanea e successiva al delitto, neppure prese in
considerazione dalla decisione. Conclude per l’annullamento della sentenza
impugnata. Rileva che neppure la scelta del rito abbreviato, decongestionante il
carico del lavoro giurisdizionale, è stato apprezzato sotto questo il profilo

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.

Il ricorso è inammissibile.

2.

I primi due motivi sono manifestamente infondati.

3.

Ora, il presupposto dell’applicazione della disciplina dell’ipotesi

autonoma c.d. lieve di cui al quinto comma della disposizione di cui all’art. 73
d.P.R. 309/1990 impone che complessivamente considerata, l’attività, sia
indicativa di una complessiva scarsa offensività e di una ridotta portata
dell’attività svolta dallo spacciatore (Sez. 4, n. 49153 del 13/07/2017 – dep.
26/10/2017, P.G. in proc. Muretto e altri, Rv. 27114201; Sez. 4, Sentenza n.
22655 del 04/04/2017 Cc. (dep. 09/05/2017); Sez. 4, Sentenza n. 22654 del
04/04/2017 Cc. (dep. 09/05/2017 ) Rv. 269946; Sez. 4, Sentenza n. 48850 del
03/11/2016 Ud. (dep. 17/11/2016 ) Rv. 268218; in questo anche se con
l’affermazione di un principio più esteso

Sez.

6,

Sentenza n.

14882 del

25/01/2017 Ud. (dep. 27/03/2017 ) Rv. 26945).
4.

Ed invero, contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, la fattispecie

di cui al quinto comma dell’art. 73 cit. non è compatibile con quantitavi rilevanti
stupefacenti, perché la lettera della disposizione indica una direzione
interpretativa che valorizza entrambi i profili: ovverosia da un lato, il dato
ponderale, dall’altro, quello inerentAe modalità di spaccio. Il testo della
disposizione, infatti, si riferisce, per escludere la ricorrenza del reato di cui al
primo comma, ai mezzi, alle modalità o alle circostanze dell’azione, che debbono
dimostrare comunque,

anche qualora un soggetto sia inserito in

un’organizzazione più ampia, la sua sostanziale marginalità rispetto ad attività di
spaccio organizzate, ma, in ogni caso, presuppone che i quantitativi di
stupefacenti trattati, non siano rilevanti. E cosi se introduce con la congiunzione
disgiuntiva “ovvero”, la possibile alternatività della prevalenza dell’uno o
dell’altro presupposto della fattispecie, nondimeno richiede che

ricorrano

entrambi.
5.

In altre parole, la configurabilità del reato meno grave deve ritenersi o
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collaborativo.

laddove la quantità di stupefacente sia ridotta, o allorquando, pur in presenza di
un quantitativo moderatamente più significativo, le modalità dell’azione siano del
tutto prive di complessità organizzativa, non implicando l’utilizzazione di mezzi
particolari o di un organizzazione precostituita. Ma ciò è smentito nel caso di
specie, come correttamente osservato dal collegio del gravame (e prima ancora
il G.U.P) dal fatto che l’attività posta in essere è consistita nel trasporto di un
quantitativo per nulla insignificante di sostanza stupefacente, denotante di per sé
l’inserimento certo nel circuito delinquenziale, tanto è vero che l’imputata è
stata fermata, con lo stupefacente a bordo dell’autovettura, in provincia diversa

un altro, svolgendo pertanto una vera e propria attività di corriere.
6.

La sentenza, dunque, è coerentemente ed ampiamente argomentata in

ordine alla qualificazione del reato, mentre i motivi proposti sono inidonei a
porne in dubbio i criteri interpretativi, del tutto conformi ai principi enucleati
dalla giurisprudenza di legittimità.
7.

Con riferimento al terzo motivo vanno introdotte alcune osservazioni: la

prima riguarda l’assoluta indifferenza circa la meritevolezza delle circostanze
attenuanti generiche della scelta del rito. La decisione di percorrere una strada
processuale, come quella del giudizio abbreviato, infatti, trova la sua
compensazione nella riduzione di pena assicurata dal legislatore, nei limiti di cui
al secondo comma dell’art. 442 cod. proc. pen. e non può diversamente influire
sulla determinazione concreta della pena, i cui criteri sono delineati dall’art. 133
cod. pen., cui il giudice deve fare riferimento nell’esercizio della discrezionale
attribuitogli dall’art. 132 cod. pen., anche con riferimento alla concessione delle
attenuanti di cui all’art. 62 bis cod. pen.
8.

La Corte territoriale, peraltro, dato atto che il solo stato di incesuratezza

non implica di per sé la positiva valutazione di meritevolezza delle attenuanti
generiche, si sofferma sul comportamento processuale dell’imputata e rileva
come l’ammissione dell’addebito all’udienza, non abbia modificato quanto già
accertato al momento del controllo, e quindi non possa positivamente valutarsi.
9.

La motivazione, dunque, contrariamente a quanto ritenuto dal

ricorrente non sottende affatto l’obbligo della collaborazione (e tanto meno della
delazione) per ottenere il beneficio, ma si limita a non individuare nel
comporamento dell’imputata elementi di meritevolezza che possano giustificare
il beneficio. Non è in dubbio infatti il diritto dell’imputato di esercitare il suo
diritto di difesa, anche tacendo (in tema di diniego delle circostanze attenuanti
generiche: Sez. U, n. 36258 del 24/05/2012 – dep. 20/09/2012, P.G. e Biondi,
Rv. 25315201), ma è chiaro che nella valutazione complessiva della condotta anche processuale- tenuta dall’interessato il giudice può vagliare, ai fini della
concessione della diminuente ogni comportamento, anche tenuto in
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da quella di residenza, nell’atto di trasferire lo stupefacente da un territorio ad

considerazione il fatto che per le circostanze attenuanti generiche esiste una
presunzione di non meritevolezza, con la conseguenza che è la meritevolezza
che deve essere motivata. Mentre a fronte di motivo di appello specifico, per il
diniego è sufficiente la constatazione dell’assenza di elementi positivi, anche in
relazione a quelli sottoposti dall’imputato medesimo come meritevoli.
10. Stante l’assoluta congruità della motivazione anche in ordine alla
mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche il ricorso deve
essere dichiarato inammissibile.
6. All’inammissibilità consegue la condanna della ricorrente al pagamento

della Cassa delle Ammende.

P.Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della cassa delle
ammende.
Cosi deciso il 9/5/2018
Il Consigliere est.
Maut Nardin

delle spese processuali ed al versamento della somma di €. 2.000,00 in favore

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