Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38320 del 10/07/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 38320 Anno 2018
Presidente: PETRUZZELLIS ANNA
Relatore: CRISCUOLO ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
SPADARO GIACOMO nato a PALERMO il 25/03/1962

avverso la sentenza del 10/11/2017 della CORTE APPELLO di TRENTO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere ANNA CRISCUOLO;

Data Udienza: 10/07/2018

Motivi della decisione

Ne chiede l’annullamento per: 1) erronea applicazione della legge in relazione agli artt.
341-bis cod. pen. e 546 comma I lett. e), cod. proc. pen., in quanto i giudici di appello si sono
limitati a recepire l’assunto accusatorio senza cogliere appieno le censure difensive, secondo le
quali il fatto doveva essere segmentato in due momenti distinti: il primo, verificatosi all’interno
di un locale privato, sottratto alla vista e alla percezione di terzi, ed il secondo, mentre i pubblici
ufficiali transitavano dinanzi ad un bar ed erano destinatari delle espressioni contestate, cosicché
la Corte di appello incorre in errore nel non considerare che la prima parte della condotta fu
tenuta non in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ma in un locale privato ove erano in corso
lavori di ristrutturazione, mentre la condotta successiva fu tenuta al termine dell’attività
istituzionale, quindi, non durante il compimento di un atto di ufficio ed in mancanza di un
elemento tipico della fattispecie.
Il ricorso è inammissibile per genericità, in quanto il ricorrente ripropone censure già
esaminate e disattese dai giudici di appello con motivazione congrua e corretta con la quale il
ricorrente non si confronta, limitandosi a reiterarle con argomentazioni in fatto, che si risolvono
nella prospettazione di una ricostruzione alternativa dell’episodio.
I giudici hanno giustificato l’affermazione di responsabilità del ricorrente in base alle
dichiarazioni degli operanti ed in ragione dell’unitarietà della condotta tenuta dal ricorrente,
dapprima entrando nel locale, ove gli operanti stavano redigendo il verbale a carico di un terzo,
per poi proseguire ad offenderli mentre transitavano dinanzi ad un bar ed in presenza di più
persone, continuando a pronunciare espressioni offensive.
In base alla descrizione del fatto ed all’evoluzione dell’azione i giudici hanno ravvisato la
stretta contestualità e connessione con l’attività d’ufficio compiuta dai pubblici ufficiali, non
essendo scomponibile la condotta in due segmenti, stante l’unitarietà del comportamento
offensivo, causalmente collegato alla contravvenzione elevata a carico del Mariotti, che veniva
contestato con espressioni di indubbia valenza oltraggiosa.
Alla declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione consegue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle
ammende, equitativamente determinata in euro tremila.

P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Così deciso, il 10 luglio 2018
Il consigliere e ensore
Anna Cris olo

(I-ì Presidente
Anna Petrzelis

let
Il difensore di Spadaro Giacomo ha proposto ricorso avverso la sentenza indicata in
epigrafe con la quale la Corte di appello di Trento ha confermato la sentenza emessa il 12
gennaio 2016 dal Tribunale di Rovereto, che aveva dichiarato l’imputato colpevole del reato di
cui all’art. 341 bis cod. pen. e lo aveva condannato alla pena di 2 mesi di reclusione.

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