Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38319 del 10/07/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 38319 Anno 2018
Presidente: PETRUZZELLIS ANNA
Relatore: CRISCUOLO ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
IDINI PIERGIUSEPPE nato a SORSO il 02/06/1971

Li

avverso la sentenza del 15/12/2017 della CORTE APPELLO tSEZ.DIST. di SASSARI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere ANNA CRISCUOLO;

Data Udienza: 10/07/2018

Motivi della decisione

Ne chiede l’annullamento per: 1) violazione di legge in relazione agli artt. 51 e 388,
comma 3, cod. pen., in quanto lo spostamento dei beni pignorati, eseguito da un terzo e non
dall’imputato, era giustificato dall’intimazione di sfratto effettuata dalla società proprietaria dei
locali entro il termine fissato dal giudice ovvero luglio 2009, come confermato dal legale del
ricorrente, cosicché doveva essere applicata la causa di giustificazione prevista dall’art. 51 cod.
pen. ed escludersi l’antigiuridicità della condotta e l’elemento psicologico del reato, essendosi
trovato l’imputato nell’impossibilità di adempiere uno dei due provvedimenti confliggenti; 2)
mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione in relazione alla presenza
del ricorrente nei locali oggetto di sfratto, spiegabile per la necessità di completare lo sgombero
dei locali; 3) vizio di motivazione in relazione all’art. 131 bis cod. pen., stante la contraddittorietà
tra la valutazione di gravità del fatto e l’irrogazione della pena nel minimo edittale; 4) omessa
declaratoria dell’art. 129 cod. proc. pen. per tenuità del fatto, in quanto i giudici avrebbero
dovuto applicare il nuovo istituto in considerazione delle ragioni che condussero all’asporto dei
beni pignorati; 5) violazione dell’art. 129 cod. proc. pen. per omessa declaratoria di estinzione
del reato per prescrizione, maturata il 25 dicembre 2016.
Con memoria, pervenuta il 23 maggio 2018, il difensore del ricorrente insiste per
l’ammissibilità del ricorso e per l’accoglimento dell’ultimo motivo relativo alla prescrizione del
reato, maturata prima della sentenza di appello.
Il ricorso è inammissibile per genericità e manifesta infondatezza, in quanto il ricorrente
ripropone censure già esaminate e compiutamente disattese dai giudici di appello con
motivazione congrua e corretta con la quale il ricorrente non si confronta, limitandosi a
reiterarle.
I giudici hanno giustificato l’affermazione di responsabilità del ricorrente in ragione del
mancato rinvenimento dei beni presso la sede della società debitrice all’atto dell’accesso
dell’ufficiale giudiziario, che li aveva pignorati alla presenza del ricorrente, qualificatosi legale
rappresentante della società debitrice e proprietario dei beni. Correttamente è stato rilevato che
l’intimazione di sfratto e la necessità di sgomberare i locali entro il termine imposto dal giudice
erano circostanze emerse solo in dibattimento, ma non dichiarate all’ufficiale procedente, al
quale l’imputato si era limitato a dichiarare che i beni erano stati spostati, riservandosi di indicare
altri beni pignorabili. La circostanza che l’imputato fosse presente nei locali il giorno dell’accesso
e che non avesse né chiesto l’autorizzazione allo spostamento dei beni né indicato il luogo di
deposito degli stessi è stata coerentemente ritenuta idonea a smentire la tesi difensiva ed a far
ritenere integrato il reato, stante la consapevole violazione del vincolo di indisponibilità imposto
sui beni a garanzia del diritto del creditore.
Parimenti inammissibili per genericità sono i motivi relativi alla dedotta violazione
dell’art. 131 bis cod. pen. a fronte della esclusione della minima offensività del fatto in ragione
non solo della condotta, ma soprattutto del valore dei beni sottratti all’esecuzione, di per sè
incompatibile con l’invocata applicazione della norma e non inconciliabile con l’irrogazione di
una pena contenuta nei minimi edittali, rispondente ai diversi criteri di cui all’art. 133 cod. pen.
La genetica inammissibilità del ricorso per cassazione, impedendo l’instaurarsi di un
valido rapporto processuale, preclude la possibilità di rilevare di ufficio l’estinzione del reato per
prescrizione maturata in data anteriore alla pronuncia nel giudizio di appello ovvero ad essa

Il difensore di Idini Piergiuseppe ha proposto ricorso avverso la sentenza indicata in
epigrafe con la quale la Corte di appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, ha confermato
la sentenza emessa il 21 settembre 2016 dal Tribunale di Sassari, che aveva dichiarato l’imputato
colpevole del reato di cui all’art. 388, comma 3, cod. pen. così qualificato il fatto, e lo aveva
condannato alla pena, sospesa, di 1 mese di reclusione e 100 euro di multa.

sopravvenuta (S.U., 22.11.2000 n. 32, De Luca, Rv. 217266; Cass. S.U., 22.3.2005 n. 23428,
Bracale, Rv. 231164; Cass. Sez. 3, 8.10.2009 n. 42839, Imperato, Rv. 244999).
Alla declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione consegue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle
ammende, equitativamente determinata in euro tremila.

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Così deciso, il 10 luglio 2018

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