Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38275 del 26/05/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 38275 Anno 2015
Presidente: MILO NICOLA
Relatore: DI SALVO EMANUELE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
SANSO’ PASQUALE N. IL 15/04/1965
avverso la sentenza n. 1577/2013 CORTE APPELLO di SALERNO, del
03/12/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 26/05/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. EMANUELE DI SALVO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
LACiti L-(1
A, 1 (
che ha concluso per

LLA

Udito, per la
Udit i di nsor Avv.

Data Udienza: 26/05/2015

RITENUTO IN FATTO
1.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.La prima doglianza è manifestamente infondata. Va infatti
ribadito il consolidato
orientamento giurisprudenziale secondo cui ogni allontanamento, ancorchè limitato nel tempo
e nello spazio , realizza il delitto di cui all’art. 385 cod. pen. (ex plurimis , Sez. 6, 26 -5- 1990,
Nataletti ; Sez. 6, 27-4-1998 , Bemi ) , anche se il soggetto venga sorpreso nelle immediate
vicinanze dell’abitazione ( Sez. 6 7-1-2003, n. 15741, Rv. 226808 ; Sez 6, 18-12-2007, n.
3212). L’elemento soggettivo si esaurisce poi nel dolo generico, ad integrare il quale è
sufficiente la coscienza e volontà di allontanarsi dal luogo in cui si è ristretti , con la
consapevolezza di trovarsi legalmente agli arresti domiciliari o nelle altre situazioni che
fungono da presupposto del reato (Sez. 6 , 10-2-2005 , n. 20943). Non occorre dunque alcuna
specifica volontà di sottrarsi ai controlli da parte delle Forze dell’ordine.
Non rilevano, d’altronde, i motivi che hanno determinato la condotta dell’ agente (Sez 6, 6-32012 n. 10425 ,Rv. 252288; Sez. 6 6-3-2012 n. 10425 , Rv. 252288), a meno che questi , al
momento del fatto, non versasse in una situazione tale da integrare gli estremi dello stato di
necessità. Quest’ultimo ricorre però solo in presenza di una situazione di grave pericolo alla
persona, con caratteristiche di indilazionabilità e cogenza tali da non lasciare al soggetto altra
alternativa che quella di violare la legge (Sez. 6,10-6-2003, n.33076, Rv.226524): situazione
completamente esulante dal caso in esame.
2.Manifestamente infondato è anche il secondo motivo di ricorso. È stata infatti contestata, nel
caso di specie, la recidiva specifica, reiterata e infraquinquennale, che è stata applicata dal
giudice di primo grado, il quale ha concesso le attenuanti generiche equivalenti ad essa, con
statuizione confermata in appello. Ne deriva che, a norma dell’art. 161 , comma 2 , cod. pen.,
il termine prescrizionale massimo e di 10 anni, onde il reato si prescrive il 15 maggio 2016.
3. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile , a norma dell’art. 606, comma 3, cod.proc.
pen., con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della
somma di euro mille , determinata secondo equità , in favore della Cassa delle ammende.

PQM
DICHIARA INAMMISSIBILE IL RICORSO E CONDANNA IL RICORRENTE AL PAGAMENTO DELLE
SPESE PROCESSUALI E DELLA SOMMA DI E. 1000,00 IN FAVORE DELLA CASSA DELLE
AMMENDE.
Così deciso in Roma , all ‘udienza del 26-5-2015.

Sansò Pasquale ricorre per cassazione
avverso la sentenza della Corte d’appello di
Salerno, in data 3-4-2014, con la quale è stata confermata la sentenza di condanna
emessa in primo grado, in ordine al delitto di cui all’art. 385 cod. pen. In Capaccio Scalo il
15-5-2006, con recidiva specifica , reiterata e infraquinquennale.
2. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione ,poiché l’imputato, come
dichiarato dalla moglie agli operanti, al momento del controllo, uscì dall’abitazione
esclusivamente per pochi minuti, per consentire al cane di espletare i propri bisogni
fisiologici, rimanendo nei pressi dell’abitazione, ben visibile per qualsiasi controllo.
2.1.11 reato è comunque estinto per prescrizione.
Si chiede pertanto annullamento della sentenza impugnata.

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