Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38244 del 04/05/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 38244 Anno 2018
Presidente: MOGINI STEFANO
Relatore: CALVANESE ERSILIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Ingoli Federico, nato a Ravenna il 14/08/1974

avverso la sentenza del 06/12/2016 della Corte di appello di Bologna

visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Ersilia Calvanese;
udite le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Roberto Aniello, che ha concluso chiedendo la declaratoria di
inammissibilità;
udito il difensore, avv. Guido Maffuccini, che ha concluso insistendo nei motivi di
ricorso, chiedendo in subordine la declaratoria di prescrizione.
RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza in epigrafe indicata, la Corte di appello di Bologna
confermava la sentenza del Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di
Ravenna che, all’esito di giudizio abbreviato, aveva condannato Federico Ingoli
per il reato di falsa testimonianza, commessa il 4 novembre 2009.
All’imputato era stato contestato di aver, quale testimone in un processo
civile (segnatamente di opposizione a decreto ingiuntivo, con domanda

Data Udienza: 04/05/2018

riconvenzionale di risarcimento del danno, intentato da Gianluca Pazzi e Laura
Bertaccini nei confronti della “Linea Ambienti” s.r.I.), affermato il falso in ordine
ad anomalie nei lavori per la realizzazione e montaggio di infissi ed in particolare
aveva negato che porte o finestre fossero state smontate al fine della loro
riparazione nel cantiere della ditta della quale era stato dipendente (aveva
dichiarato “ho seguito il cantiere, escludo che siano state smontate delle finestre
o delle porte per riparazione. Non è mai avvenuto. Non c’erano vizi da smontare
le finestre”) – circostanza questa risultata contrastante con quanto dichiarato da

state più volte rimosse per la riparazione e poi ricollocate) e documentato dalla
bolla di trasporto (“ante infissi ripristinate in garanzia”).
Nel procedimento penale a suo carico, l’imputato aveva sostenuto che nella
testimonianza resa aveva fatto riferimento al termine tecnico “finestra”, mentre
le riparazioni (che ammetteva) erano da riferirsi alle sole ante.
Secondo la Corte di appello, la tesi del possibile fraintendimento era da
ritenersi priva di fondamento, considerati sia il contesto in cui il giudice civile
aveva posto la domanda (appurare lo smontaggio di qualsiasi componente della
finestra, da intendersi in senso atecnico) sia le conoscenza tecniche dell’imputato
(che era in grado di distinguere le varie componenti della finestra e intuire l’uso
atecnico del termine da parte del giudice). In ogni caso, avendo l’imputato
taciuto su circostanze oggetto della domanda (non chiarendo, quale tecnico,
l’effettiva portata dei vizi conosciuti e fornendo una risposta negatoria
perentoria), doveva ritenersi comunque integrato il reato.

2. Avverso la suddetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione
l’imputato, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti di cui all’art. 173,
disp. att. cod. proc. pen.:
– vizio di motivazione e travisamento della prova, in quanto la Corte di
appello avrebbe dato per conosciuta la domanda posta dal giudice civile
all’imputato, della quale tuttavia non vi è traccia nel processo civile, considerato
anche l’oggetto del contenzioso civile volto all’accertamento non dei vizi ma
soltanto della loro entità; in tal modo avrebbe basato il suo convincimento su un
dato inesistente;
– vizio di motivazione per travisamento della prova in ordine alle
dichiarazioni rese da Fabrizio Fuschini (in ordine allo smontaggio dei telai),
avendo la Corte di appello ritenuto le stesse non rilevanti in quanto non certa la
loro collocazione temporale (in quanto rilasciate dopo il rimontaggio dei telai),
mentre il teste aveva affermato che i telai erano stati sempre al loro posto;

2

altri testi (che avevano riferito che durante i lavori le porte e le finestre erano

- vizio di motivazione per travisamento della prova in ordine al dolo, avendo
escluso la Corte di appello il fraintendimento da parte dell’imputato nel fornire la
risposta sul dato travisato indicato nel primo motivo e comunque non
considerando gli elementi valorizzati in sede di appello.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è da dichiararsi inammissibile in ogni sua articolazione, per le

2. Il primo motivo è manifestamente infondato.
La sentenza di primo grado aveva riportato le dichiarazioni del ricorrente
rilasciate in sede di esame davanti al Giudice dell’udienza preliminare, che
avevano chiaramente dato atto della domanda “specifica” rivoltagli all’udienza
del 4 novembre 2009 in sede civile (“mi è stata fatta una domanda ben specifica
ove mi si richiedeva se le finestre presentavano vizi tali da essere smontate”). E
su tale assunto i giudici di merito hanno basato il loro ragionamento probatorio,
tanto in primo che in secondo grado.

3. Il secondo motivo introduce un vizio parimenti manifestamente infondato.
Va ribadito che, secondo un consolidato principio di diritto in tema di motivi di
ricorso per cassazione, il vizio di travisamento della prova, desumibile dal testo
del provvedimento impugnato o da altri atti del processo purché specificamente
indicati dal ricorrente, è ravvisabile ed efficace solo se l’errore accertato sia
idoneo a disarticolare l’intero ragionamento probatorio, rendendo illogica la
motivazione per la essenziale forza dimostrativa del dato processuale
/probatorio, fermi restando il limite del “devolutum” in caso di cosiddetta “doppia
conforme” e l’intangibilità della valutazione nel merito del risultato probatorio
(tra tante, Sez. 6, n. 5146 del 16/01/2014, Del Gaudi, Rv. 258774).
Nella specie, l’ipotizzato errore “sul significante” dedotto dal ricorrente non
ha valenza disarticolante, nei termini sopra indicati. Il teste avrebbe invero
soltanto affermato che i telai restarono al loro posto – questione che non in
discussione, in quanto, secondo la motivazione dei giudici di merito il termine
“finestra” è stato usato in modo atecnico.

4. L’ultimo motivo articola una censura non consentita.
La tesi del fraintendimento è stata esclusa dalla Corte territoriale sulla base
di un percorso motivazionale che non presenta manifeste illogicità denunciabili in
questa sede.

3

ragioni di seguito illustrate.

Il ricorrente aveva infatti fornito una risposta categorica, che considerate le
sue conoscenze tecniche, portava ragionevolmente ad escludere la versione
difensiva.
Val la pena di aggiungere che, come evidenziato dal primo giudice, il
ricorrente era stato sentito quale teste della parte convenuta, quale prova
contraria su quanto riferito dai testi della parte opponente, i quali avevano
riferito di “porte e finestre più volte rimosse” e comunque nell’atto di citazione si

5. Alla declaratoria di inammissibilità segue, a norma dell’art. 616 cod. proc.
pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento ed
al pagamento a favore della cassa delle ammende, non emergendo ragioni di
esonero, della somma ritenuta equa di euro 2.000 a titolo di sanzione pecuniaria.

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 2.000 (duemila) in favore delle cassa delle
ammende.
Così deciso il •/05/2018.

parlava di “finestre non siliconate e quindi rispedite alla casa madre”.

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