Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38236 del 21/06/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 38236 Anno 2018
Presidente: PICCIALLI PATRIZIA
Relatore: CENCI DANIELE

SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
LIN XI nato a ZHEJIANG( CINA) il 18/05/1975
PARTE CIVILE BOTTERO ROSA N. 05/01/1942
PARTE CIVILE BOTTERO ANNAMARIA N. 14/11/1944
PARTE CIVILE ESPOSITO MARIA ROSARIA N. 06/09/1973
BRESCIA ROSARIO
BOTTERO CLARA
BOTTERO GIUSEPPA
BOTTERO TEODORA

avverso la sentenza del 06/04/2017 del GIP TRIBUNALE di NOLA
udita la relazione svolta dal Consigliere DANIELE CENCI;
lette/e~€- le conclusioni del PG

Data Udienza: 21/06/2018

RITENUTO IN FATTO e CONSIDERATO IN DIRITTO

1. L’imputato Lin Xi e le parti civili Esposito Maria Rosaria, Brescia Rosario,
Bottero Clara, Bottero Giuseppa, Bottero Teodora, Bottero Rosa e Bottero Annamaria ricorrono, tramite i rispettivi difensori, per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe con cui è stata applicata a Lin Xi, ai sensi degli artt. 444 e SS.
cod. proc. pen., dal G.u.p. del Tribunale di Noia il 6 aprile 2017 la pena concordata con il Pubblico Ministero in relazione al reato di omicidio stradale colposo
(art. 589-bis cod. pen.) del pedone Antonietta Bottero, incidente del 5 ottobre

2. L’imputato denunzia violazione di legge e difetto motivazionale in relazione al mancato proscioglimento ai sensi dell’art. 129 cod. proc. pen., perché le risultanze investigative, a detta del ricorrente, avrebbero imposto l’assoluzione
dell’imputato avendo, in realtà, il pedone posto in essere un comportamento imprevisto ed imprevedibile da parte dell’automobilista.

3. Le parti civili censurano la sentenza sotto due profili, lamentando violazione di legge.
3.1. Con il primo motivo si dolgono della mancata condanna dell’imputato al
pagamento delle spese processuali in favore delle parti civili costituite (art. 444,
comma 2, cod. proc. pen.), irrilevante essendo il mancato deposito della notula,
ovvero, in alternativa, omissione di motivazione circa la eventuale compensazione delle stesse da parte del G.u.p.
3.2. Con l’ulteriore motivo denunziano violazione di legge (art. 222, commi
2 e 2-bis, del d. Igs. 30 aprile 1992, n. 285), avendo – si stima illegittimamente
– il Giudice di merito applicato la sospensione della patente di guida per la durata di due anni, mentre l’art. 222 del d. Igs. n. 285 del 1992 prevede, in caso di
condanna per il reato di cui all’art. 589-bis cod. pen., l’applicazione della sanzione accessoria della revoca della patente di guida, con il divieto di conseguire una
nuova patente prima del decorso di cinque anni.

4. Il processo, fissato in origine innanzi alla Sez. 7 della C.C., con ordinanza
del 21 febbraio 2018 è stato restituito alla Sez. 4 per la trattazione nel merito.

5. Il P.G. della S.C. nella propria requisitoria scritta del 28 aprile – 16 maggio 2018 ha chiesto dichirarsi inammissibili il ricorso dell’imputato ed il secondo
motivo del ricorso delle parti civili, con rigetto nel resto.
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2016, morte avvenuta il 10 ottobre 2016.

6. Il ricorso dell’imputato è inammissibile.
Il Giudice, infatti, nell’applicare la pena concordata, ha ratificato l’accordo
intervenuto tra le parti, escludendo motivatamente, sulla base degli atti, che ricorressero i presupposti di cui all’art. 129 cod. proc. pen. per il proscioglimento
dell’odierno ricorrente.
Ciò posto, la, pur sintetica, motivazione (p. 3 della sentenza, ove si richiamano le fonti di prova, tra cui i rilievi tecnici), avuto riguardo alla – consapevole
e volontaria – rinunzia alla contestazione delle prove dei fatti costituenti oggetto

natura dell’accertamento devoluto al giudice del merito in sede di applicazione
della pena su richiesta delle parti che ne consegue, appare pienamente adeguata
ai parametri indicati per tale genere di decisioni dalla consolidata giurisprudenza
della Corte di legittimità (Sez. U, n. 20 del 27/10/1999, Fraccari, Rv. 214637;
Sez. U, n. 10372 del 27/09/1995, Serafino, Rv. 202270; Sez. U, n. 5777 del
27/03/1992, Di Benedetto, Rv. 191135).
Infatti, come la S.C. ha ripetutamente affermato (cfr., ex plurimis, Sez. U,
27/09/1995, Serafino, cit.), l’obbligo della motivazione della sentenza di applicazione concordata della pena va conformato alla particolare natura della medesima e deve ritenersi adempiuto qualora il giudice dia atto, ancorché succintamente, di aver proceduto alla delibazione degli elementi positivi richiesti (cioè la sussistenza dell’accordo delle parti, la corretta qualificazione giuridica del fatto,
l’applicazione di eventuali circostanze ed il giudizio di bilanciamento, la congruità
della pena, la concedibilità della sospensione condizionale della pena, ove la richiesta sia ad essa subordinata) e di quelli negativi (ossia che non debba essere
pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell’art. 129 cod. proc. pen.).

7. Quanto ai ricorsi delle parti civili, si osserva quanto segue.

7.1. Come puntualizzato dalle Sezioni Unite della Corte di legittimità, con
pronunzia dalla quale non vi è ragione per discostarsi, «In tema di applicazione
della pena su richiesta delle parti, laddove il giudice abbia omesso di condannare
l’imputato alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile, può farsi ricorso
alla procedura di correzione dell’errore materiale, sempre che non emergano
specifiche circostanze idonee a giustificare l’esercizio della facoltà di compensazione, totale o parziale, delle stesse» (Sez. U, n. 7945 del 31/01/2008, Boccia,
Rv. 238426). Con la – condivisibile – conseguenza, non emergendo alcuna traccia testuale che il decidente abbia inteso compensare le spese tra le parti, che
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di imputazione implicita nella domanda di patteggiamento, nonché alla speciale

«Non è ricorribile per cassazione la sentenza di patteggiamento che abbia omesso di pronunciarsi in ordine alla condanna dell’imputato alla rifusione delle spese
sostenute dalla parte civile, poichè a tale omissione può porsi rimedio mediante
la procedura di correzione di cui all’art. 130 cod. proc. pen. (In motivazione, la
S. C. ha osservato che la condanna alla spese della parte civile ha natura di statuizione accessoria a contenuto predeterminato, in quanto la liquidazione si risolve in una mera operazione tecnico-esecutiva, ancorata a precisi presupposti e
parametri oggettivi)» (Sez. 5, n. 50066 del 12/10/2016, P.O. in proc. Leoncino,

7.2.Quanto alla ulteriore doglianza delle parti civili, è manifesta la carenza
di interesse delle stesse, che, a differenza del Pubblico Ministero, parte pubblica,
non sono attributarie della pretesa, nemmeno lato sensu, punitiva dello Stato.
7.3. Discende il rigetto dei ricorsi delle pp.cc ., con condanna delle stesse,
per legge (art. 616 cod. proc. pen.), al pagamento delle spese processuali.

8. Discende la statuizione in dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso dell’imputato e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di duemila euro
alla cassa delle ammende; rigetta il ricorso delle parti civili che condanna al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 21/06/2018.

Il Consigliere estensore
aniele Cenci

Il Presidente

Rv. 268627).

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