Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38223 del 05/06/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 38223 Anno 2018
Presidente: PICCIALLI PATRIZIA
Relatore: DOVERE SALVATORE

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
BIANCO ROBERTO nato a NAPOLI il 23/09/1971

avverso la sentenza del 30/11/2017 del TRIBUNALE di NOLA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere SALVATORE DOVERE;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MARIELLA DE
MASELLIS
che ha concluso per il rigetto del ricorso.

L’avvocato FIERMONTE GRAZIA del foro di ROMA in sostituzione dell’avvocato CARUSO
PAOLA del foro di NOLA, come da nomina a sostituto processuale che deposita, in
difesa della Parte Civile RUSSO CARMINE, si associa alle conclusioni del Procuratore
Generale, deposita conclusioni scritte e nota spese delle quali chiede la liquidazione.
L’avvocato GUIDONE ENRICO del foro di NAPOLI in difesa di BIANCO ROBERTO si
riporta ai motivi di ricorso.

Data Udienza: 05/06/2018

RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza indicata in epigrafe il Tribunale di Nola ha parzialmente
riformato la pronuncia emessa dal Giudice di pace di Marigliano nei confronti di
Bianco Roberto, con la quale questi era stato giudicato responsabile del reato di
lesioni personali colpose [art. 590, co. 3 cod. pen.] in danno di Carmine Russo e
condannato alla pena di 1.500 euro di multa, nonché al risarcimento dei danni in
favore del Russo, costituitosi parte civile, e al pagamento di una provvisionale di
60.000,00 euro.

parte civile, che si doleva che le fosse stato attribuito un concorso di colpa nella
misura del 5%, ha escluso ogni contributo causale del Russo, dando le correlate
statuizioni, e al contempo ha confermato in ogni altra parte la sentenza di primo
grado, così rigettando gli appelli dell’imputato e del responsabile civile.

2.

Il fatto dal quale trae origine il procedimento a carico del Bianco è

costituito dal sinistro stradale occorso il 16.10.2009 sulla strada statale 7bis, nel
territorio di S. Vitaliano. Secondo la concorde ricostruzione operata dai giudici di
merito il Bianco, alla guida di un’autovettura, si immise nella corsia di marcia
opposta a quella di sua pertinenza, operando una svolta a sinistra, senza
segnalare la manovra mediante l’attivazione degli indicatori di direzione e senza
assicurarsi di non creare pericolo per gli altri utenti della strada. In conseguenza
di ciò il Russo, che percorreva alla guida di un motociclo la carreggiata invasa
dal veicolo, venne a collidere con l’autovettura, riportando nell’occorso lesioni
consistite in contusioni escoriate, fratture, rottura della milza e del fegato, dalle
quali derivava una malattia di durata superiore a quaranta giorni.

3. Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione l’imputato a
mezzo del difensore di fiducia, avv. Enrico Guidone.
3.1. Con un primo motivo ha dedotto la violazione di legge in relazione alla
mancata rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale e alla connessa omessa
motivazione.
3.2. Si è doluto, poi, del vizio di motivazione concernente la mancata
estromissione del teste Russo e il rigetto dell’impugnazione delle ordinanze
emesse dal Giudice di pace il 26.10.2011 ed il 15.10.2014, rimarcando che la
parte offesa non ancora costituita parte civile non poteva depositare lista testi e
quindi il giudice non poteva ammettere i testi dalla medesima richiesta, una
volta operata la costituzione di parte civile.
3.3. Con il terzo motivo ha lamentato il vizio della motivazione in relazione
alle ragioni per le quali il Tribunale ha disatteso la ricostruzione della velocità del
2

Il giudice di appello, infatti, in accoglimento dell’impugnazione proposta dalla

motociclista operata dal consulente tecnico della difesa; al riguardo ha chiesto
che questa Corte visioni la documentazione audiovisiva prodotta nel giudizio di
primo grado.
3.4. Il vizio di motivazione è stato dedotto anche in relazione al ritenuto
carattere improvviso della manovra di svolta operata dal Bianco, per non essere
stata adeguatamente motivata, peraltro in assenza di prova tecnico-scientifica,
la avvistabilità del motociclo nonostante questo montasse un faro non
omologato.

termine massimo di prescrizione del reato era decorso già prima della prima
udienza del giudizio di secondo grado.
CONSIDERATO IN DIRITTO
4. Il ricorso è inammissibile.
4.1. Il primo motivo è manifestamente infondato. Costituisce ius receptum
il principio secondo il quale, in tema di ricorso per cassazione, può essere
censurata la mancata rinnovazione in appello dell’istruttoria dibattimentale
qualora si dimostri l’esistenza, nell’apparato motivazionale posto a base della
decisione impugnata, di lacune o manifeste illogicità, ricavabili dal testo del
medesimo provvedimento e concernenti punti di decisiva rilevanza, le quali
sarebbero state presumibilmente evitate provvedendosi all’assunzione o alla
riassunzione di determinate prove in appello (Sez. 6, n. 1400 del 22/10/2014 dep. 14/01/2015, PR, Rv. 261799).
Nel caso di specie il Tribunale ha esplicitamente preso posizione in ordine
alla richiesta di rinnovazione dibattimentale con l’esame del teste indicato dalla
difesa, sostenendo che alla luce della perizia e delle ulteriori risultanze
processuali non vi era necessità dell’atto.
Non vi è quindi alcuna carenza motivazionale in relazione al rigetto
dell’istanza; in ogni caso non sarebbe di per sé rilevante, posto che il ricorrente
non ha evidenziato la manifesta illogicità alla quale ha condotto la mancata
integrazione del materiale di prova.
Né assume di per sé rilievo che la richiesta non sia stata seguita da
ordinanza nel corso del giudizio.
4.2. Il secondo motivo è manifestamente infondato. Si assume che la parte
offesa aveva depositato la lista testimoniale quando ancora non si era costituita
parte civile – il che le sarebbe precluso – e che il giudice non avrebbe potuto
ammettere la prova così richiesta.
Orbene, esaminando gli atti processuali, così come è consentito a questa
Corte in presenza di censura di natura procedurale, emerge che la costituzione di
parte civile avvenne il 15.12.2010; alcune udienze più tardi vennero avanzate le

3.5. Infine si è asserito che il Tribunale ha errato nel non rilevare che il

richieste di prova, alla quale il difensore dell’imputato si oppose affermando che
il deposito della lista testi della parte civile era stata fatta prima della sua
costituzione.
Deve però farsi osservare che il consolidato e condiviso orientamento della
giurisprudenza di questa Suprema Corte è di ben diverso segno. Si è infatti
enunciato che in tema di diritti e facoltà della persona offesa, è ammissibile la
richiesta di testi, mediante il deposito della relativa lista, da parte della persona
offesa in data precedente la notifica della dichiarazione di costituzione di parte

di prova di cui all’art. 90 cod. proc. pen.; con la conseguenza che la persona
offesa dal reato, divenuta parte processuale a mezzo dell’atto di costituzione di
parte civile, può certamente avvalersi del mezzo di prova già proposto, senza
necessità di ripresentare la lista testimoniale già depositata in tempo utile
rispetto a quello indicato dall’art. 468, co. 1 cod. proc. pen. (Sez. 5, n. 28748
del 08/06/2005 – dep. 29/07/2005, Neroni, Rv. 232297; Sez. 6, n. 9967 del
13/07/1999 – dep. 05/08/1999, Cucinotta G, Rv. 214182). Il medesimo principio
è stato ritenuto valevole anche in situazioni in cui la costituzione di parte civile è
avvenuta in udienza, dopo la scadenza del termine per presentare la lista
testimoniale previsto dal richiamato art. 468 (cfr. Sez. 4, n. 4372 del
14/01/2011 – dep. 04/02/2011, P.C. in proc. Bonardi, Rv. 249751).
4.3. Il terzo motivo è esso pure manifestamente infondato.
Il ricorrente insiste nell’affermazione che il motociclista avrebbe mantenuto
una velocità di 72 km/h in tratto stradale nel quale vigeva il limite di 50 km/h,
nonostante il Tribunale abbia diffusamente spiegato perché nel tratto vigesse il
limite di 90 Km/h; peraltro aggiungendo che il motociclista aveva viaggiato a 54
km/h, come accertato dal perito dell’ufficio e condiviso dal c.t. della persona
offesa.
Il ricorrente non pone in discussione, nei termini consentiti dal giudizio di
legittimità, tali basi del giudizio del Tribunale, limitandosi a lamentare che non
sia stata espressa la ragione del ripudio delle conclusioni del c.t. dell’imputato,
quanto alla velocità prescritta nel tratto stradale, e che si sia incongruamente
fatto riferimento all’assenza di tracce di frenata sull’asfalto, quanto alla velocità
del motociclo.
Appare tuttavia evidente che a fronte di un esplicito giudizio di condivisione
delle argomentazioni dell’esperto, proprio e già a riguardo della velocità
mantenuta dal motociclo, il ricorrente avrebbe avuto l’onere di confrontarsi con
quanto richiamato dal giudice, risultando una motivazione per relationem;
mentre il richiamo all’assenza di tracce di frenata è fatto dal giudice solo per
sostenere che l’assunto del c.t. dell’imputato non trova sostegno in tracce

civile, in quanto tale richiesta è compresa nella facoltà di indicazione di elementi

sull’asfalto. Quindi in chiave critica del giudizio dell’esperto della difesa e non
fondativa del proprio giudizio.
4.4. Il quarto motivo è aspecifico. Il ricorrente opera una mera negazione
dell’affermazione fatta dal Tribunale, di non incidenza della mancata
omologazione del faro del motociclo sull’avvistabilità del medesimo. E lo fa senza
confrontarsi con l’argomento ‘di chiusura’ del Tribunale, ovvero che la
illuminazione della strada rendeva avvistabile il motociclista ad una distanza di
cento metri. E’ stata allegata la relazione di c.t.; ma non è stato specificamente

punto della illuminazione pubblica, secondo quanto emerge dal provvedimento
impugnato, nella relazione è affermato che essa presentava valori inferiori a
quelli previsti dalle norme ma non si conclude che non permetteva
l’avvistamento a cento metri.

5. L’invocata estinzione del reato per prescrizione non si è prodotta. Per
effetto delle intervenute sospensioni del decorso del termine di prescrizione,
questa maturerà solo con il trascorrere del 18.9.2018.
In ogni caso l’inammissibilità del ricorso non consentirebbe di dare rilievo
all’estinzione del reato per prescrizione. Con una serie di pronunce emesse in
tema di ricorso per cassazione diretto unicamente a far valere la prescrizione, le
SS.UU. di questa Corte hanno affermato l’inammissibilità del ricorso che intenda
far valere la prescrizione verificatasi dopo il giudizio di appello, nel tempo
intercorrente alla celebrazione del giudizio di legittimità (Sez. U, n. 33542 del
27/06/2001, Cavalera, Rv. 219531). Quel che rileva in questa sede è il principio
secondo il quale “la intervenuta formazione di un giudicato sostanziale, derivante
dalla formazione di un atto di impugnazione invalido.., preclude ogni possibilità,
sia di far valere una causa di non punibilità precedentemente maturata, sia di
rilevarla di ufficio”. Infatti “l’intrinseca incapacità dell’atto invalido di accedere
davanti al giudice della impugnazione” comporta che il fatto storico (nella specie:
il decorso del tempo necessario a prescrivere il reato) rimanga giuridicamente
irrilevante, atteso che, comunque, il giudicato (sostanziale) – proprio per la
inammissibilità del ricorso che non dà ingresso alla fase di legittimità- si è già
formato” (Sez. U, n. 23428 del 22/03/2005, Bracale, Rv. 231164).
Tale orientamento è stato da ultimo ribadito, allorquando le Sezioni Unite
hanno statuito che l’inammissibilità del ricorso per cassazione preclude la
possibilità di rilevare d’ufficio, ai sensi degli artt. 129 e 609 comma secondo,
cod. proc. pen., l’estinzione del reato per prescrizione maturata in data anteriore
alla pronuncia della sentenza di appello, ma non rilevata né eccepita in quella

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dedotto quale argomento non sia stato confutato dal Tribunale. Peraltro, sul

sede e neppure dedotta con i motivi di ricorso (Sez. U, n. 12602 del 17/12/2015
– dep. 25/03/2016, Ricci, Rv. 266818).
6. Segue alla declaratoria di inammissibilità, a norma dell’art. 616 cod.
proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di duemila euro in favore della cassa delle ammende, non
ravvisandosi assenza di colpa in ordine alla determinazione della causa di
inammissibilità. Il ricorrente va altresì condannato alla rifusione delle spese
sostenute dalla parte civile Russo Carmine in questo giudizio di legittimità, che

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della cassa delle
ammende nonché alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile Russo
Carmine in questo giudizio di legittimità liquidate in euro 2.500,00 oltre accessori
come per legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 5/6/2018.

vanno liquidate in euro 2.500,00 oltre accessori come per legge.

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