Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38219 del 10/05/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 38219 Anno 2018
Presidente: PICCIALLI PATRIZIA
Relatore: NARDIN MAURA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
TIRINCANTI CLAUDIO nato il 10/05/1983 a CESENA

avverso la sentenza del 31/03/2017 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
visti g li atti, il provvedimento impu g nato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consi g liere MAURA NARDIN
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MARIA GIUSEPPINA
FODARONI
che ha concluso per il ri g etto del ricorso.
E presente l’avvocato PATERNITI DANILO del foro di ROMA in sostituzione dell’avv.
CAROLI STEFANO del foro di RIMINI in difesa di TIRINCANTI CLAUDIO, che si riporta
ai motivi del ricorso chiedendone l’accoglimento.

Data Udienza: 10/05/2018

RITENUTO IN FATTO
1.

Con sentenza del 31 marzo 2017 la corte d’Appello di Bologna ha

confermato la sentenza del Tribunale dal G.U.P. del Tribunale di Rimini, resa
in sede di giudizio abbreviato, con cui Claudio Tiricanti

è stato ritenuto

responsabile del reato di cui all’art. 589 comma 1^ e 2^ cod. pen., perché con
imprudenza negligenza ed imperizia ed in violazione dell’art. 186 comma 2^ lett.
c) e dell’art. 141, commi 4^ ed 11^ C.d.S., in stato di alterazione psico-fisica
conseguente l’assunzione di sostanze alcoliche, non moderava la velocità fino a

scansarsi, investendo l’ultimo dei tre pedoni in attraversamento della sede
stradale, così cagionando la morte del minore Armin Albert, a seguito di trauma
cranico.
2.

Avverso la sentenza della Corte territoriale propone ricorso l’imputato,

a mezzo del suo difensore, affidandolo a due distinti motivi.
3.

Con il primo lamenta, ex art. 606, comma 1^ lett.

e), il vizio di

motivazione, per travisamento delle risultanze probatorie, per avere la Corte, ed
in precedenza il G.U.P., omesso di valutare il contenuto del fascicolo per le
indagini preliminari e la consulenza tecnica a firma dell’ing. Nanni, depositata dal
ricorrente, dai quali emergevano circostanze fattuali inconciliabili con
l’affermazione di responsabilità, relative all’impossibilità di avvistamento dei
pedoni, al tentativo del conducente dell’auto di porre in essere una manovra di
emergenza, deviando verso il margine destro della strada, nonché all’imprudente
condotta del minore deceduto, che iniziava l’attraversamento, in un tratto privo
di illuminazione, di passaggio pedonale e di segnaletica orizzontale e verticale.
Osserva come, ignorando del tutto siffatte emergenze, il giudice di secondo
grado abbia ritenuto la sussistenza della prova della colpevolezza dell’imputato,
desumendola dal tasso alcolemico riscontrato, dalla sua consapevolezza circa
l’eventuale presenza di soggetti intenti ad attraversare la strada, desunta dalla
vicinanza di un locale notturno e dalla conoscenza del tratto stradale da parte del
Tirincanti, che abitava nel medesimo comune. Rileva la contraddittorietà della
sentenza impugnata che, pur dando conto dell’errore di calcolo in cui era incorso
il giudice di primo grado, relativamente ai tempi di attraversamento ed
avvistamento dei tre pedoni, confermava la decisione impugnata, così
incappando in un grave vizio logico.
4.

Con il secondo motivo si duole, ex art. 606, comma 1^, lett. b)

dell’erronea applicazione dell’art. 43 cod. pen. e dei principi che governano il
profilo soggettivo della colpa. Censura la sentenza per avere affermato la
sussistenza della causalità della colpa, senza verificare se la condotta alternativa
lecita avrebbe evitato della morte del minore, facendo coincidere la
2

fermarsi, in presenza di persone che trovandosi sulla sua traiettoria tardavano a

responsabilità della causazione dell’evento con la violazione della regola
cautelare. Critica il provvedimento per avere, da un lato, ritenuto che una
condotta conforme ai dettami di prudenza, diligenza e perizia avrebbe potuto
rendere astrattamente meno brutale e violento’ l’impatto, senza considerare
che per muovere un rimprovero a titolo di colpa è necessario che la condotta
alternativa lecita sia in grado di scongiurare l’evento pericoloso, dall’altro, per
avere omesso di tenere in considerazione le circostanze oggettive e fattuali
rilevanti sotto il profilo dell’esigibilità della condotta, quali: l’ora buia, l’assenza di

mancanza dell’attraversamento pedonale, nonché la velocità moderata (45
km/h) tenuta dal Tirincanti ed infine, il tentativo di quest’ultimo di porre in
essere una manovra di emergenza. Non sono dirimenti, infatti, secondo il
ricorrente, lo stato di ebbrezza in cui versava l’imputato, con tasso alcolemico
peraltro non elevatissimo, né la mancata considerazione dell’andirivieni sulla
strada, o le tracce di frenata rinvenute oltre il punto d’impatto, che non
attestarebbero affatto lo stato distrazione significativa del conducente, ma solo
che il tentativo di frenata fu posto in essere all’ultimo momento, stante
l’impossibilità di avvistamento della vittima.
5.

Conclude per l’annullamento della sentenza impugnata, con ogni

declaratoria di legge.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.

Le doglianze, che possono essere trattati congiuntamente in quanto

strettamente connesse, sono infondate.
2.

Il ricorrente non mette in dubbio le modalità di accadimento del sinistro

(salvo quanto infra), ma sostiene che l’incidente ebbe luogo per esclusiva
t
imprudenza della vittima, che intraprese attraversamento, su un tratto di strada
privo strisce pedonali, di cartellonistica stradale, in ora notturna, in zona senza
alcuna illuminazione, in condizioni, quindi, di impossibilità di avvistamento da
parte dell’auto sopraggiungente. Rileva la correttezza del comportamento tenuto
dal conducente, che aveva rispettato il limite massimo di velocità, operando una
sterzata a destra, unica manovra di emergenza possibile al momento del tardivo
avvistamento, sicché il prodursi dell’evento era dovuto esclusivamente alla
situazione dei luoghi ed alla condotta della giovane vittima, mentre lo stato di
ebbrezza alcolica del Tirincanti, non poteva dirsi causalmente orientata
all’evento, ma semplice occasione del sinistro. In relazione all’impossibilità di
avvistamento, tuttavia, evidenzia la contraddittorietà della motivazione nella
parte in cui, pur dando atto dell’errore di calcolo dei tempi necessari per
attraversare la carreggiata, egualmente finisce per aderire alla decisione del

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illuminazione pubblica, la mancata segnaletica orizzontale e verticale, la

G.U.P., fondata su una interpretazione distorta e fuorviante, dei fatti oggetto del
processo.
3.

Va rilevato, sul punto, che sentenza di secondo grado si sofferma

sull’erroneità del calcolo contenuto del provvedimento impugnato in quella sede,
rilevando che il tempo di attraversamento dei pedoni, andava quantificato in una
misura prossima ai 5 secondi, anziché ai 20 secondi come ritenuto dal primo
giudice, con la conseguenza che l’autovettura al momento della avvistamento si
trovava a 50 metri e non ha 270 metri, come ritenuto dal giudice del primo

così ridotti, la contestazione di non aver tenuto una velocità adeguata alle
condizioni di tempo e di luogo, va positivamente confermata perché la condotta
del pedone non può essere ritenuta causa eccezionale ed atipica, imprevista ed
imprevedibile, sufficiente la sola a produrre l’evento, avuto riguardo alla
conoscenza da parte dell’imputato del tratto stradale ove si è prodotto il sinistro
mortale, della nota vicinanza di un locale notturno e dell’andirivieni degli
avventori del medesimo, delle stesse condizioni di non illuminazione della strada
e quindi della necessità di moderare la natura anche per il possibile
attraversamento improvviso di pedoni.
4.

La sentenza, dunque, affronta, in modo coerente, la prevedibilità

dell’evento, recependo il c.d. principio di affidamento come maturato in ambito di
circolazione stradale, ove, l’esclusione o la limitazione di responsabilità in ordine
alle conseguenze alle altrui condotte prevedibili o, in altri termini, il poter
contare sulla correttezza del comportamento di altri, riduce i suoi margini in
ragione della diffusività del pericolo, che impone un corrispondente ampliamento
della responsabilità in relazione alla prevedibilità del comportamento scorretto od
irresponsabile di altri agenti.
5.

Ed invero, “In tema di circolazione stradale, il principio dell’affidamento

trova un temperamento nell’opposto principio secondo il quale l’utente della
strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui purché questo
rientri nel limite della prevedibilità. (Sez. 4, n. 5691 del 02/02/2016 – dep.
11/02/2016, Tettamanti, Rv. 26598101; Sez. 4, n. 27513 del 10/05/2017 – dep.
01/06/2017, Mulas, Rv. 26999701) tanto che “l’obbligo di moderare
adeguatamente la velocità, in relazione alle caratteristiche del veicolo ed alle
condizioni ambientali, va inteso nel senso che il conducente deve essere in grado
di padroneggiare il veicolo in ogni situazione (Sez. 4, n. 25552 del 27/04/2017 dep. 23/05/2017, Luciano, Rv. 27017601).
6.

Ciò che va valutato, nella specifica situazione di fatto, è la ragionevole

prevedibilità della condotta della vittima, ma anche la possibilità di porre in
essere la manovra di emergenza necessaria ad evitare l’evento, per il caso del
4

grado. Nondimeno, secondo la Corte territoriale, anche nei termini matematici

concretizzarsi del pericolo temuto, dovuto al comportamento imprudente o
negligente altrui, così come alla violazione delle norme di circolazione da parte
della vittima o di terzi.
Ora, il comportamento richiesto al conducente, in questa ipotesi, era proprio
quello descritto sia dal secondo comma dell’art. 141 C.d.S. secondo cui “Il
conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in
grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza,
specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di

stabilisce l’obbligo dei conducenti, che si approssimino ad un’intersezione di
“usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti”.
Ebbene, non può dubitarsi che fra gli ostacoli prevedibili vi sia un pedone
che in ora notturna, in zona priva di illuminazione, ma frequentata dagli
avventori di un locale notturno- circostanza questa nota all’imputato, stante la
sua residenza nel medesimo comune- attraversi la strada in un punto privo di
strisce pedonali. In una simile situazione, infatti, l’ostacolo non può dirsi
improvviso, proprio per la nota vicinanza del locale e del traffico pedonale adesso
connesso. E’ chiaro, inoltre, che in una simile situazione, come correttamente
ritenuto dalla Corte territoriale, la velocità deve essere costantemente
proporzionata allo spazio corrispondente al campo di visibilità al fine di
consentire al conducente l’esecuzione utile della manovra di arresto, considerato
il tempo psicotecnico di reazione nell’ipotesi in cui si profili un ostacolo
improvviso.
7. D’altro canto- ed anche al di là della constatazione della mancanza di
autosufficienza del ricorso che non riporta, né richiama adeguatamente, le
risultanze istruttorie e la consulenza di parte- le considerazioni che precedono
consentono di superare quell’errore di calcolo, relativo ai tempi di avvistamento,
contenuto nella sentenza di primo grado e rilevato dal giudice dell’appello,
perché, come ben argomentato da quest’ultimo, la distanza più ridotta ed il
tempo di attraversamento, notevolmente inferiore a quello indicato dal
provvedimento gravato, non fanno venir meno l’incidenza della condotta caratterizzata da un’andatura inadeguata alle condizioni di tempo di luogo, tale
da non consentire un’efficace manovra di emergenza- sul prodursi dell’evento
dannoso. Come sostenuto della Corte felsinea, invero, la condotta alternativa
lecita, che avrebbe potuto scongiurare un esito tanto drammatico, era possibile
semplicemente mantenendo una velocità adeguata alle circostanze. Parimenti,
non può che essere respinta la doglianza relativa all’efficienza causale sinergica
dello stato di ebbrezza. La Corte, per la verità, lungi dall’affermare che lo stato di
ebbrezza alcolica abbia costituito causa unica determinante il sinistro, si è

5

visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile” che dall’art 145 C.d.S. che

limitata ad affermare che le tracce di frenata, rinvenute oltre il punto di impatto,
consentivano di affermare la mancata percezione anticipata dell’ostacolo
semovente, così dimostrando la significativa distrazione dell’imputato, elemento
questo indicatore dell’incidenza dell’assunzione di bevande alcoliche sul
mantenimento di una condotta inadeguata.
8. La sentenza, confermativa della decisione del giudice di primo gradocome corretta dalla sentenza qui impugnata in ordine ai tempi di
attraversamento e la distanza al momento dell’avvistamento- appare del tutto

che implica il rigetto del ricorso e la conseguente condanna al pagamento delle
spese processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso il 10/05/2018

Il Consigliere estensore
Maika Nardin

Il Presidente
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CIAA-ti€

scevra da vizi logici e pienamente coerente con il quadro probatorio illustrato, il

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