Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38160 del 22/05/2018


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Penale Sent. Sez. 7 Num. 38160 Anno 2018
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: GUARDIANO ALFREDO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
ROSSOMANDO ROSSANA nato a REGGIO CALABRIA il 12/03/1958

avverso la sentenza del 20/12/2016 del TRIBUNALE di REGGIO CALABRIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere ALFREDO GUARDIANO;

Data Udienza: 22/05/2018

FATTO E DIRITTO
1. Con la sentenza di cui in epigrafe, il tribunale di Reggio Calabria in
parziale riforma della sentenza con cui il giudice di pace di Reggio
Calabria aveva condannato Rossonnando Rosanna alla pena ritenuta di
giustizia ed al risarcimento dei danni derivanti da reato, in favore della
costituita parte civile, in relazione ai delitti ex art. 594 e 612, co. 1, c.p.,

c.p., perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, confermando,
con riferimento al solo reato di cui all’art. 612, co. 1, c.p., l’affermazione
di responsabilità della Rossomando, con condanna di quest’ultima alla
pena di euro 500,00 di multa, e le statuizioni in favore della parte civile
costituita.
2. Avverso la sentenza del giudice di secondo grado, di cui chiede
l’annullamento, ha proposto tempestivo ricorso per cassazione
l’imputata, lamentando violazione di legge e vizio di motivazione, in
ordine alla inadeguata valutazione delle risultanze processuali operata
dal giudice di secondo grado ed alla mancata considerazione dei motivi
di appello
3. Il ricorso va dichiarato inammissibile, con riferimento alla ritenuta
responsabilità della Rossomando in ordine al delitto di cui all’art. 612,
co. 1, c.p., ed alle relative statuizioni in favore della parte civile
costituita, in quanto, con i motivi di impugnazione, la ricorrente propone
una mera e del tutto generica rivalutazione del compendio probatorio
operata dal giudice di secondo grado, non consentita in questa sede,
stante la preclusione, per il giudice di legittimità, di sovrapporre la
propria valutazione delle risultanze processuali a quella compiuta nei
precedenti gradi di merito, e considerato che, in tal caso, si
demanderebbe alla Cassazione il compimento di una operazione
estranea al giudizio di legittimità, quale è quella di reinterpretazione
degli elementi di prova valutati dal giudice di merito ai fini della
decisione (cfr. ex plurimis, Cass., sez. VI, 22/01/2014, n. 10289), nel
caso in esame fondata su di un approfondito e coerente percorso

in rubrica a lei ascritti, assolveva l’imputata dal reato di cui all’art. 594,

motivazionale, con cui la ricorrente, in ultima analisi, non si confronta
realmente
Ciò posto, va, tuttavia, rilevato che la Rossomando, una volta eliminata
la pena prevista per l’ingiuria, risulta condannata ad una pena illegale
(500,00 euro di multa), in relazione al reato di minaccia.
Alla data di consumazione di tale reato (2.7.2009), infatti, era ancora

ter, di. 14.8.2013, n. 93, convertito, con modificazioni, nella I.
15.10.2013, n. 19.
La disciplina previgente prevedeva, per la fattispecie di minaccia non
aggravata di cui all’art. 612, co. 1, c.p., la pena della multa fino ad euro
51,00, sicché, in applicazione del principio fissato dall’art. 2, co. 4, c.p.,
compete a questa Corte di Cassazione, nell’esercizio dei poteri ad essa
riconosciuti dall’art. art. 620, lett. I), c.p.p., annullare la sentenza
impugnata senza rinvio, limitatamente alla determinazione dell’entità del
trattamento sanzionatorio, che va rideterminato nella misura di euro
50,00 di multa.
4. La non completa soccombenza della ricorrente implica che la stessa
non sia condannata, né al pagamento delle spese processuali di questo
grado di giudizio, né al pagamento di una sanzione in favore della cassa
delle ammende.
P.Q.M.
annulla senza rinvio la sentenza impugnata, limitatamente al
trattamento sanzionatorio, che ridetermina in euro cinquanta di multa.
Dichiara inammissibile nel resto il ricorso.
Così deciso in Roma il 22.5.2018.

vigente il testo dell’art. 612, c.p., non ancora modificato dall’art. 1, co. 2

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