Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38155 del 22/05/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 38155 Anno 2018
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: GUARDIANO ALFREDO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
PULVIRENTI GIUSEPPE nato a CATANIA il 05/05/1990

avverso la sentenza del 11/10/2016 della CORTE APPELLO di CATANIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere ALFREDO GUARDIANO;

Data Udienza: 22/05/2018

FATTO E DIRITTO
1. Con la sentenza di cui in epigrafe la corte di appello di Catania
riformava parzialmente in senso favorevole al reo, riconoscendo a
quest’ultimo il beneficio della non menzione della condanna nel
certificato del casellario giudiziale, la sentenza con cui il tribunale di
Catania, in data 19.6.2014, aveva condannato Pulvirenti Giuseppe alla

rubrica ascrittogli, commesso il 4.10.2008, in danno di Arcidiacono
Giuseppe.
2. Avverso la sentenza del tribunale, di cui chiede l’annullamento, ha
proposto ricorso per cassazione l’imputato, deducendo violazione di
legge e vizio di motivazione, con riferimento, da un lato, alla inadeguata
valutazione delle risultanze processuali operata dalla corte territoriale,
che, ove vi avesse correttamente proceduto, avrebbe riconosciuto la
sussistenza dell’esimente di cui all’art. 52, c.p., rendendosi conto,
inoltre, che le lesioni patite dall’Arcidiacono risultano diverse da come
accertato nei certificati medici in atti e della incongruenza del
riferimento, contenuto in motivazione, ad una perizia relativa ai danni
subiti da tal Morale Giovanni; dall’altro, all’intervenuta estinzione del
reato, per prescrizione maturata prima del giudizio di appello.
3. Il ricorso va dichiarato inammissibile, per le seguenti ragioni.
4. Con particolare riferimento ai primi due motivi di ricorso, va rilevato
che con essi il ricorrente propone una mera e del tutto generica
rivalutazione del compendio probatorio operata dal giudice di secondo
grado, non consentita in questa sede, stante la preclusione, per il
giudice di legittimità, di sovrapporre la propria valutazione delle
risultanze processuali a quella compiuta nei precedenti gradi di merito, e
considerato che, in tal caso, si demanderebbe alla Cassazione il
compimento di una operazione estranea al giudizio di legittimità, quale è
quella di reinterpretazione degli elementi di prova valutati dal giudice di
merito ai fini della decisione (cfr.

ex plurimis,

Cass., sez. VI,

22/01/2014, n. 10289), nel caso in esame fondata su di un approfondito

pena ritenuta di giustizia in relazione al reato ex artt. 582, 585, c.p., in

e coerente percorso motivazionale, con cui il ricorrente, in ultima analisi,
non si confronta (cfr., in particolare, pp. 3-5).
5. Manifestamente infondato è il terzo motivo di ricorso, in quanto,
tenuto conto della data di consumazione del reato, come innanzi
indicata; degli intervenuti atti interruttivi e dei numerosi periodi di
sospensione del relativo decorso, disposti nel corso del giudizio, il

e sei mesi, ai sensi del combinato disposto degli artt. 157, 160, co. 3, e
161, c.p., non era ancora perento alla data della pronuncia della
sentenza di appello, anche eliminando il periodo di sospensione, relativo
al rinvio disposto dal giudice di primo grado all’udienza del 10.10.2013,
su cui si concentrano le censure del ricorrente, non estese, invece alle
altre sospensioni.
6. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue la condanna
del ricorrente, ai sensi dell’art. 616, c.p.p., al pagamento delle spese del
procedimento e della somma di euro 2000,00 a favore della cassa delle
ammende, tenuto conto della circostanza che l’evidente inammissibilità
dei motivi di impugnazione, non consente di ritenere il ricorrente
medesimo immune da colpa nella determinazione delle evidenziate
ragioni di inammissibilità (cfr. Corte Costituzionale, n. 186 del
13.6.2000).
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di euro 2000,00 in favore della
cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 22.5.2018

termine di prescrizione, nella sua estensione massima, pari a sette anni

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