Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38134 del 28/05/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 38134 Anno 2018
Presidente: PEZZULLO ROSA
Relatore: PEZZULLO ROSA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE TRIBUNALE DI NAPOLI
nel procedimento a carico di:
PAGANO ROSARIA nato a CASAVATORE il 23/02/1963
nel procedimento a carico di quest’ultimo

avverso l’ordinanza del 06/04/2018 del TRIB. LIBERTA di NAPOLI
udita la relazione svolta dal Presidente ROSA PEZZULLO;
lette/sentite le conclusioni del PG MARIA FRANCESCA LOY
Il Proc. Gen. conclude per l’annullamento con rinvio
udito il difensore
LA DIFESA CHIEDE LA CONFERMA DELL’ORDINANZA IMPUGNATA DAL PM ALLA QUALE
SI RIPORTA

Data Udienza: 28/05/2018

Ritenuto in fatto

1. Con ordinanza del 6 aprile 2018, il Tribunale di Napoli ha annullato ex art. 310 c.p.p.
l’ordinanza del 22 novembre 2017 emessa dal G.u.p. del medesimo Tribunale di sospensione
dei termini di custodia cautelare nel procedimento nei confronti di Pagano Rosaria, imputata
per i delitti di associazione a delinquere di stampo mafioso, di cui all’art. 416-bis, co. nn. 1, 2,
3, 4, 5, 6, 8 c.p. in qualità di capo ed organizzatrice del clan Amato-Pagano, operante nel

cui agli artt. 74 D.P.R. 309/90, co. nn. 1, 2, 4, e 7 L. 203/91.
1.2. In particolare il G.u.p. aveva disposto la concessione di un termine su richiesta della
difesa dell’imputata, stante il deposito da parte del P.M. del verbale relativo alle trascrizione
degli interrogatori di 17 imputati e la necessità di esaminarli per, poi, formulare eventualmente
richiesta di rito alternativo, sospendendo contestualmente, i termini di custodia cautelare per
il medesimo periodo.
2. Avverso la citata ordinanza di annullamento ha proposto ricorso per cassazione il P.M.
prezse i! Tribunale di Napoli, affidato ad un unico motivo di ricorso, con i! quale larnente
l’inosservanza e l’erronea applicazione della legge penale, nonché delle norme processuali
stabilite a pena di nullità; difatti, la concessione del termine a difesa con il conseguente rinvio
dell’udienza, come da ordinanza del 22 novembre 2017, non è avvenuta in senso tecnico, ma
per mere esigenze difensionali; invero, come indicato nel verbale di quell’udienza preliminare,
gli atti prodotti dalla pubblica accusa non costituivano oggetto di indagini suppletive, ma
trascrizioni integrali di verbali di dichiarazioni dei collaboratori di giustizia già disponibili,
sinteticamente, negli atti depositati assieme alla richiesta di rinvio a giudizio; pertanto, il
termine a difesa non era certamente richiesto per far fronte a nuove indagini, ma il rinvio del
processo scaturiva da mere esigenze contingenti, ex art. 304, co. 1, lett. a) c.p.p. e del tutto
legittimamente era stata disposta dal G.u.p. la sospensione dei termini di custodia cautelare.
Considerato in diritto
il i icurso merita accoglimento.
1. Ed invero, la vicenda in esame involge l’interpretazione dell’art. 304, primo comma, lett. a)
c.p.p., il quale prevede che i termini previsti dall’articolo 303 sono sospesi, nella fase del
giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o rinviato per impedimento
dell’imputato o del suo difensore, ovvero su richiesta dell’imputato o del suo difensore,
“sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per esigenze di acquisizione della
prova o a seguito di concessione di termini per la difesa”.
Secondo il Tribunale del riesame illegittimamente il G.u.p. avrebbe sospeso i termini di
custodia cautelare, ritenendo che nella fattispecie si vertesse nell’ipotesi di cui all’ultima parte
della lettera a) del primo comma dell’art. 304 c.p.p., comportando, invece, la concessione del
“termine a difesa” da parte del G.u.p. l’inapplicabilità dell’istituto della sospensione dei termini
di durata massima della custodia cautelare.
1

territorio di Napoli- Scampia e di associazione volta al traffico internazionale di stupefacenti, di

2. Tale ragionamento, tuttavia, risulta manchevole della valutazione di un presupposto
essenziale per la configurabilità dell’ipotesi suddetta, ossia della ricorrenza effettiva di un
“termine a difesa” legittimante la richiesta di rinvio e conseguentemente escludente la
sospensione dei termini.
3. Il concetto di “termine a difesa” esprime, come nella sostanza sottolinea il P.M. ricorrente,
un concetto tecnico, che non si àncora all’evidenza alla mera deduzione del difensore della
necessità di esercitare il proprio diritto, ma alla ricorrenza dei presupposti legittimanti la

Le norme che espressamente disciplinano la concessione del termine a difesa, oltre alla
previsione di carattere generale di cui all’art. 108 c.p.p., connessa ai casi di rinuncia, di revoca
di incompatibilità o di abbandono della difesa, sono quelle di cui agli artt. 451, 519, 520
c.p.p. Al di fuori di tali ipotesi la giurisprudenza di questa Corte ritiene legittima la concessione
di un termine a difesa, anche in sede di impugnazione cautelare, al fine di assicurare la piena
applicazione del contraddittorio in relazione all’introduzione di nuovi elementi probatori (Sez.
3, n. 22137 del 06/05/2015).
4.Nella fattispecie in esame, il G.u.p., sebbene abbia fatto rifermento anch’egli al concetto di
termine a difesa, ha ritenuto, tuttavia, di sospendere i termini di custodia cautelare, ritenendo
forse configurabile la richiesta di un termine per esigenze di parte.
Parte ricorrente ha dedotto proprio ciò, ossia che il termine è stato chiesto dalla difesa per
mere esigenze del richiedente, atteso che il P.M. non ha prodotto affatto atti oggetto di
indagini suppletive, bensì solo le trascrizioni integrali dei verbali di dichiarazioni dei
collaboratori di giustizia, già disponibili in forma sintetica negli atti depositati con la richiesta di
rinvio a giudizio e prima ancora con l’avviso ex art. 451 bis c.p.p..
5. All’uopo, dunque, il Tribunale avrebbe dovuto verificare se il deposito da parte del P.M.
delle trascrizioni degli interrogatori legittimasse la richiesta di un termine a difesa in base alle
norme e ai principi indicati e se conseguentemente legittimasse la sospensione dei termini
massimi di custodia cautelare.
6.L’ordinanza impugnata, dunque, va annullata con rinvio per nuovo esame al Tribunale di
Napoli.
P.Q.M.
annulla l’ordinanza impugnata con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Napoli.
Roma 28.5.2018

Il Presidente estensore
osa Pezz

Corte Suprema di Cassazioew
Sez. V^ Penale
Deposi tat-A-:, ;,:it Cancelleria
Roma,

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concessione di esso.

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