Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38015 del 06/03/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 38015 Anno 2018
Presidente: GALLO DOMENICO
Relatore: TADDEI MARGHERITA

SENTENZA
Sul ricorso proposto da
Muglia Mattia nato il 05.02.1989
avverso la sentenza n.5142/2016 della Corte d’appello di Milano, sezione IV, del
23.12.2016;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Margherita B. Taddei;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale, Olga
Mignolo, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso
udito per la p.c. Trenitalia SpA, l’avv. Giusi Ferro in sostituzione dell’avv. Carlo
Melzi d’Eril, che ha concluso per il rigetto del ricorso, depositando memoria e nota

Data Udienza: 06/03/2018

spese
udito per l’imputato, l’avv. Giuseppe Quaglia, che ha concluso per l’accoglimento
del ricorso;

MOTIVI della DECISIONE

suo difensore di fiducia, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti
strettamente necessari, come disposto dall’art. 173 disp. att. c.p.p., comma 1:
a)

Violazione, falsa applicazione della legge penale, inosservanza di norme

stabilite a pena di inutilizzabilità, contradditoria e manifesta illogicità della
motivazione in tema di sussistenza del reato di imbrattamento ai sensi dell’art.606
co, 1 lett. b) e c) e d) c.p.p. L’illegittimità costituzionale della norma incriminatrice
art.639 C.p. Sostiene il ricorrente che per effetto della recente depenalizzazione
operata dal Decreto legislativo n.15 del 2016, è stato abrogato il primo comma
dell’art.635 cod.pen. : nello specifico la rilevanza penale del reato di danneggiamento
è stata circoscritta, restando invece del tutto invariata quella del reato di
imbrattamento. Peraltro, esiste un rapporto di sussidiarietà espressa tra le figure del
danneggiamento e dell’imbrattamento, in base al quale il rapporto gerarchico si fonda
sulla tutela del medesimo bene giuridico nei confronti di aggressioni in rapporto di
progressione. La norma principale è costituita dall’art.635 c.p., atteso che le condotte
riprovevoli impediscono addirittura l’uso della res colpita o comunque ne
diminuiscono in modo significativo il valore. L’art.639 è invece norma sussidiaria
rispetto alla precedente, in quanto preserva il medesimo bene giuridico da offese di
minore intensità. In pratica attualmente chi distrugge, deteriora o rende in tutto o in
parte inservibile il bene, rischia una sanzione pecuniaria civile; ma chi deturpa o
imbratta il medesimo bene giuridico protetto, è punito penalmente. Tale equazione
disvela la manifesta irragionevolezza del trattamento sanzionatolo esistente, che si
appalesa allorquando si prenda ad esempio che nei confronti di chi spacca un muro
si possa irrogare una sanzione pecuniaria, ma nel caso in cui la stessa persona
decida di imbrattare con uno spray quella stessa superficie, rischi addirittura mesi di
detenzione in carcere.
b)

Violazione di legge in relazione all’art.606 co 1 lett.d) ed e) cod.proc.pen. in

relazione agli artt.254 e 266 e segg. cod.proc.pen. Violazione delle norme che
9

_I

Avverso la sentenza indicata in epigrafe, propone ricorso l’imputato per mezzo del

disciplinano l’acquisizione di dati informatici. Afferma il ricorrente che la vera natura.
Le prove digitali sono state acquisite in violazione delle norme che regolano questo
tipo di acquisizioni : in particolare i whatsapp sequestrati ed utilizzati
probatoriamente ,a parere del ricorrente, dovevano essere equiparati alla
corrispondenza ,rendendosi applicabile la disposizione dell’art.254 cod.proc.pen.

Il ricorso è inammissibile perché basato su motivi del tutto infondati.

dell’art.639 c.p. , richiamato dal ricorrente, promosso dal Tribunale di Milano , in
relazione ad una vicenda, simile a quella qui in esame, di imbrattamento di tre
vetture ferroviarie, è stato dichiarato inammissibile per erronea e incompleta
ricostruzione del quadro normativo di riferimento da parte del giudice rimettente, alla
quale si connette l’inadeguatezza della motivazione sulla rilevanza., come emerge
dalla lettura della sentenza della Corte Costituzionale n.102 del 2018 (G.U. 021 del
23/05/2018.
Manifestamente infondato è anche il secondo motivo di ricorso perché la tesi
prospettata dal ricorrente contrasta con la consolidata giurisprudenza di questa
Corte che ha già deciso che i messaggi “WhatsApp” e gli “SMS” conservati nella
memoria di un telefono cellulare sottoposto a sequestro, hanno natura di documenti
ai sensi dell’art. 234 cod. proc. pen., sicchè la loro acquisizione non costituisce
attività di intercettazione disciplinata dagli artt. 266 e ss. cod. proc. pen., atteso che
quest’ultima esige la captazione di un flusso di comunicazioni in atto ed è, pertanto,
attività diversa dall’acquisizione “ex post” del dato conservato nella memoria
dell’apparecchio telefonico che documenta flussi già avvenuti.( n. 1822

del

21/11/2017 Cc. (dep. 16/01/2018) Rv. 272319.
Alla luce dei principi su enunciati il ricorso va dichiarato inammissibile: alla
dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue di diritto la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti
ad escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al
versamento a favore della cassa delle ammende di una sanzione pecuniaria che
pare congruo determinare in euro duemila, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen..
Consegue anche la condanna al pagamento della spese di giudizio sostenute
dalla costituita parte civile , che si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Manifestamente infondato è il primo motivo posto che il giudizio di costituzionalità

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di curo duemila alla Cassa delle ammende
nonché alla rifusione delle spese in favore della parte civile Trenitalia SpA, che
liquida in complessivi € 3510,00 oltre spese generali nella misura del 15%, CPA e
IVA se dovuta..
Così deciso in Roma , il 06 marzo 2018
Il Presidente

Il Coiglir etknsote

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