Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38004 del 22/05/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 38004 Anno 2018
Presidente: MONTAGNI ANDREA
Relatore: BELLINI UGO

SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
EUSEBIO CLAUDIO nato a ROMA il 16/10/1961
SCOLAVINO LORENZO nato a CHIETI il 25/09/1957

avverso la sentenza del 22/12/2016 della CORTE APPELLO di FIRENZE
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere UGO BELLINI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore DELIA CARDIA che ha
concluso chiedendo l’annullamento senza rinvio per essere il reato estinto per
intervenuta prescrizione.
E’ presente l’avvocato LOMBARDI ANTONIO del foro di ROMA in sostituzione
dell’avvocato BORDONI GABRIELE del foro di ROMA in difesa di SCOLAVINO LORENZO
che deposita nomina ex art.102 cpp e si riporta ai motivi del ricorso.

Data Udienza: 22/05/2018

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte di Appello di Firenze con sentenza pronunciata in data 22
Dicembre 2016, in parziale riforma della decisione di primo grado,
rideterminava la pena nei confronti di EUSEBIO Claudio, previo
riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche ritenute equivalenti
all’aggravante contestata, nella misura di mesi tre di reclusione mentre

grado nella misura di mesi due di reclusione.

2. I ricorrenti erano chiamati a rispondere del reato di lesioni colpose
gravi, EUSEBIO Claudio quale legale rappresentante della ditta datrice di
lavoro Baldassini Tognozzi Pontello e SCOLAVINO Lorenzo quale direttore di
cantiere, per avere destinato il lavoratore Maletta Settimio a mansioni che
comportavano la movimentazione manuale di carichi pesanti benché lo
stesso fosse stato certificato inidoneo a movimentare pesi superiori a 9
chilogrammi, così da procurarli una malattia consistente in aggravamento
di precedente patologia a carico della schiena (spondilosi con ernie discali,
con nuova discopatia) da cui derivava una invalidità del 15 % e infine, in
data 15.2.2009 un infortunio sul lavoro per lombocruralgia cui conseguiva
una invalidità temporanea di 67 giorni.

3.

Il giudice distrettuale nell’escludere il compimento del termine

prescrizionale, atteso che la esposizione del lavoratore alla illegittima
movimentazione di carichi pesanti era proseguita oltre l’accertamento
diagnostico dell’infortunio, poneva in rilievo la posizione di garanzia
rivestita da entrambi gli imputati, il primo quale formale datore di lavoro
che doveva rispondere per carenze organizzative nella predisposizione di
una rete di comunicazioni che avrebbe dovuto convogliare ai soggetti
responsabili nella formazione delle squadre di lavoro le informazioni
sanitarie su eventuali profili di idoneità alle mansioni, il secondo quale
responsabile di cantiere che tali informazioni avrebbe dovuto recepire e
utilizzare nell’attività di gestione e di coordinamento dei lavoratori operanti
nel cantiere.

4. Con un primo motivo di ricorso, comune ad entrambi i ricorrenti, si
deduceva violazione di legge per la mancata declaratoria della estinzione
del reato per prescrizione, laddove il termine necessario a prescrivere
andava computato non già dalla data di cessazione della lavorazione non
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confermava la pena applicata a SCOLAVINO Lorenzo dal giudice di primo

regolamentare, come aveva opinato il giudice di appello, ma da quella in
cui era stata accertata la discopatia ovvero si era concretizzato l’infortunio.
4.1 Con una seconda articolazione la difesa dell’Eusebio assumeva
violazione di legge per mancata assunzione di una prova decisiva,
rappresentata dalla teste PASTORE, medico adibito alla sorveglianza
sanitaria sul cantiere in oggetto, laddove era stato negato alla difesa
dell’imputato il diritto alla prova contraria in assenza di un apparato
motivazionale che giustificasse l’assoluta irrilevanza di una testimonianza la

di inidoneità a specifiche lavorazioni del Maletta comprese le questioni
relativi ala trasmissione ai destinatari di tali informazioni.
4.2 Con un terzo articolato l’EUSEBIO denunciava carenza ed illogicità
della motivazione in ordine all’avvenuto conferimento di una valida delega
di funzioni nel settore della sicurezza e della prevenzione degli infortuni,
con conseguente rilievo esimente da responsabilità da parte dell’imputato,
in ragione della sussistenza di plurime figure di collegamento con le
maestranze e dell’esistenza di formali atti delega a responsabili di cantiere
nella scelta e nella formazione delle squadre di lavoratori e dell’impiego
degli stessi in specifiche lavorazioni.
4.3 Con una ultima articolazione il ricorrente Eusebio lamentava
violazione degli art.163 e 165 cod.pen. nell’avere subordinato il beneficio
della sospensione condizionale della pena al pagamento di somma
provvisionale ancor prima della pronuncia di esecutività della sentenza.

4.4 II ricorrente SCOLAVINO Lorenzo proponeva un unico motivo di
ricorso nel merito con il quale deduceva contraddittorietà e manifesta
illogicità della motivazione nella valorizzazione delle testimonianze assunte
in punto di ritenuta consapevolezza da parte dell’imputato della ricorrenza
di ipotesi di inidoneità del lavoratore alla movimentazione di carichi
superiori a 9 kg.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.11 primo motivo di ricorso relativo al compimento del termine
prescrizionale in data anteriore alla pronuncia in grado di appello non
risulta fondato.
Invero il reato di lesioni colpose è reato istantaneo che si consuma al
momento dell’insorgenza della malattia prodotta dalle lesioni e pertanto
risultano irrilevanti ai fini del computo del termine prescrizionale la

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quale, al contrario, avrebbe abbracciato tutti i profili relativi alla condizione

circostanza che le lesioni abbiano conseguenze permanenti o si presentino
come irreversibili. Ne consegue pertanto che a tale fine non rileva la
circostanza che, una volta innescatosi il processo morboso, la condotta
colposa causatrice della malattia stessa non venga meno e prosegua anche
oltre il momento dell’accertamento dello stato patologico, a meno che la
prosecuzione della condotta antidoverosa non determini un ulteriore
aggravamento della patologia che pertanto determina uno spostamento
della consumazione al giorno in cui risulti accertata l’ulteriore debilitazione

da sez.IV, 9.5.2003, Monti e altri, Rv. 225989; 8.11.2011, p.c. in
proc.Torrelli, Rv.252436; 11.10.2016, Lozzi, Rv.267838).

2. Il giudice di appello ha fornito adeguata e coerente argomentazione
del fatto che non solo il Maletta venne adibito alla movimentazione di
carichi pesanti, in misura superiore a quanto prescritto nella valutazione di
idoneità sanitaria, ben oltre la data di verificazione dell’infortunio
(15.2.2009), ma anche che la prosecuzione di tale attività comportò un
aggravamento della patologia fino ad epoca coeva con l’interruzione di tale
condotta, aggravamento della discopatia peraltro accertato in epoca
successiva (27.7.2010). Ne consegue pertanto che del tutto correttamente
la Corte di Appello di Firenze ha escluso il compimento del termine
prescrizionale alla data della discussione e della decisione in quel grado,
termine che peraltro è maturato, sulla base di quanto indicato in capo di
imputazione e nella stessa decisione impugnata, in data 15.3.2017,
circostanza che pertanto determina la immediata declaratoria di
proscioglimento ai sensi dell’art.129 cod.proc.pen. in presenza di
impugnazioni che, pure infondate nel merito (come di seguito verrà
indicato), costituiscono espressione di difese tecniche non manifestamente
infondate e pertanto del tutto idonee a costituire in rapporto processuale
dinanzi al giudice di legittimità.

3.

I ricorsi devono invece essere esaminati ai fini civili ai sensi

dell’art.578 cod.proc.pen., in presenza di impugnazioni avverso una
sentenza pronunciata in grado di appello che ha confermato le statuizioni
civili assunte dal giudice di primo grado nei confronti di entrambi i
ricorrenti, statuendo inoltre sulla regolamentazione delle spese processuali.

4. Sul punto infondato si presenta la doglianza di cui al punto due del
ricorso della difesa di EUSEBIO Claudio, avendo il giudice di appello fornito,
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(vedi giurisprudenza richiamata nella sentenza impugnata, come precisata

con motivazione congrua e non illogica, ampia ed adeguata giustificazione
della esclusione della testimonianza della dott.ssa PASTORE, adibita dalla
ditta datoriale alla sorveglianza sanitaria dei dipendenti, in ordine alle
procedure relative alla trasmissione delle certificazioni di idoneità al lavoro
dei singoli dipendenti evidenziando come fossero stati assunti a testimoni
l’arch.Iraci Andrea, quale addetto al servizio di protezione e prevenzione, e
Gori Monica, responsabile dell’ufficio amministrazione del personale i quali
avevano fornito complete ed esaustive informazioni sull’inoltro di tali

amministrazione e da questo, previa redazione di un report ovvero, tramite
programma computerizzato che dava luogo ad un foglio excell, alla
successiva trasmissione ai singoli cantieri.
4.1 Con costrutto motivazionale integro il giudice distrettuale assumeva
che la testimonianza della responsabile della sorveglianza sanitaria
risultava del tutto irrilevante perché non è contestato a questo o agli altri
imputati di non avere effettuato in modo corretto tale sorveglianza
sanitaria, bensì è contestato di non avere organizzato in modo efficiente la
comunicazione dei risultati di essa ai singoli cantieri, affinchè nell’affidare i
lavori agli operai si tenesse conto realmente della loro eventuale inidoneità.
4.2 Appare pertanto evidente che ai fini del controllo della logicità del
ragionamento del giudice della impugnazione risulta del tutto superfluo
verificare in che modo si sia proceduto alla valutazione della idoneità alle
mansioni e come tale valutazione sia stata comunicata agli uffici
amministrativi, atteso che la dispersione dei dati relativi alla idoneità
sanitaria dell’operaio Maletta si ebbe a verificare al termine del
procedimento di veicolazione dei dati sanitari, sulla base di una non
completo, attuale e specifico trapasso delle scadenzate e progressive
informazioni sanitarie sui singoli lavoratori ai soggetti che, in base ad
investiture formali ovvero alle funzioni di fatto esercitate, erano tenuti a
formare le squadre e adibire i lavoratori a specifiche mansioni.
4.3 In definitiva deve riconoscersi come in ossequio alla costante
giurisprudenza del S.C. il giudice di appello ha fornito motivazione del tutto
congrua ed esauriente sulle ragioni che lo hanno indotto a confermare la
valutazione di assoluta irrilevanza e quindi di superfluità della prova
contraria esclusa in sede dibattimentale anche ai fini di una eventuale
integrazione dell’istruttoria dibattimentale.

5. Infondato è altresì il motivo di ricorso con il quale l’Eusebio contesta
la sentenza impugnata nell’accertamento del profilo soggettivo del reato,
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informazioni dall’organo sanitario (dott.ssa Pastore) all’ufficio

per avere il giudice omesso di considerare la sussistenza di formali deleghe
prepositurali a favore di soggetti (direttore di cantiere e capo cantiere) cui
venivano affidati stabilmente incombenti relativi alla formazione delle
squadre di lavoro, con contestuale autonomo potere di scelta sulla
destinazione dei lavoratori alle opere da svolgere all’interno del cantiere e,
più in generale, alle modalità, ai limiti e alle garanzie con cui le opere
andavano seguite, che non potevano non tenere conto anche delle
soggettive peculiarietà e delle eventuali valutazioni di inidoneità, anche

5.1 Invero il giudice di appello ha avuto modo di rilevare come la
responsabilità dell’EUSEBIO, che gli deriva dalla inosservanza dell’art.18
co.I, lett.c) D.Lgs. 81/2008, trovi fondamento a prescindere dal contenuto
della delega operata a favore di soggetti che, in base all’organigramma
tracciato dal responsabile dell’azienda, avrebbero dovuto distribuire i
compiti tra gli operai in sede esecutiva, in quanto si riferisce ad un profilo
organizzativo più alto, che pur ridondando nella sfera esecutiva, impegna
chi fosse nella specie tenuto alla predisposizione di un efficiente sistema di
convogliamento delle informazioni sulla idoneità sanitaria dei dipendenti
che consentisse ai destinatari ultimi di tali comunicazioni (capo cantieri),
pure a fronte di specifiche inidoneità, ovvero di giudizi di idoneità
condizionata, di recepirle prontamente e di operare di conseguenza la
distribuzione delle mansioni.
5.2 Evidenziavano i giudici di merito che, sebbene il Maletta avesse
segnalato le difficoltà a operare con carichi pesanti in ragione della
patologia in zona lombare di cui era affetto, nondimeno lo stesso
continuava ad essere adibito alle medesime lavorazioni usuranti, in
presenza di giudizio di inidoneità parziale e pure a fronte di un infortunio
sul lavoro seguito da 67 giorni di assenza per la suddetta patologia
invalidante.
5.3 Con ragionamento esente da vizi logici il giudice di appello
evidenziava come

la mancanza di una procedura standardizzata di

trasferimento delle informazioni sulla idoneità fisica dei lavoratori
dall’ufficio del personale, ove pervenivano le certificazioni del medico del
lavoro, alle singole unità dove costoro operavano costituisce la colpa
dell’Eusebio e la sua conseguente responsabilità per il reato ascritto,
trattandosi di un compito organizzativo spettante appunto al datore di
lavoro e dimostra che il dovere prescritto dall’art.18 Co. lett. c) D.Lgs.
81/2008 è stato sottovalutato…da questo imputato che ha lasciato la
distribuzione dei lavori all’iniziativa dei singoli capocantieri senza operare
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parziale, per specifiche lavorazioni.

alcun controllo sulle loro decisioni. La difesa dell’Eusebio non si confronta
con il contenuto di tale decisione, richiamando giurisprudenza sulla
delegabilità della relativa funzione e del conseguente esonero di
responsabilità dell’amministratore della società suddivisa in varie
articolazioni, laddove l’addebito di responsabilità per colpa attiene a
previsione organizzativa di carattere generale, da compiersi in epoca coeva
alla delega delle funzioni, affinchè i singoli responsabili di cantiere avessero
aggiornata ed esaustiva notizia delle singole inidoneità al lavoro. Sul punto

sistema di comunicazione di tali informazioni e sulla obiettiva difficoltà e
ritardo in cui versavano i capo cantiere ad accedere a tali notizie.

6. Quanto al motivo relativo alla subordinazione del beneficio della
sospensione condizionale della pena al versamento della somma
provvisionale a favore della parte civile, pure in presenza di un precedente
che esclude tale possibilità attraverso ad una serie di argomenti esegetici di
sistema, sostanzialmente fondati sulla incompatibilità, anche in termini di
afflittività, di statuizione non sorretta da giudicato (sez. IV, 25.4.2013,
257074; nello stesso senso sez.V, 10.2.2016 S, Rv.267887), risulta
maggiormente aderente a principi di organicità e uniformità del
complessivo sistema giurisdizionale la giurisprudenza di legittimità che si
fonda sulla immediata esecutività, in termini civilistici, della statuizione
concernente l’obbligo di versamento di una somma provvisionale,
riconoscendo pertanto la ricorrenza di uno iussum giudiziale, suscettibile di
essere portato in esecuzione con le forme della esecuzione civile (previa
notifica del titolo e del precetto), non richiedendosi pertanto la definitiva
esecutività anche delle statuizioni penali con il passaggio in giudicato della
sentenza di condanna, per la riconosciuta subordinazione del beneficio
(sez.III, 28.4.2016. M,

Rv.267351; sez.V, 27.10.2015 Cucchiella Rv

267757; 30.10.2014 Ortolani, Rv 263230).
7. Infondato è infine il motivo di ricorso dell’imputato SCOLAVINO
Lorenzo il quale lamenta contraddittorietà della motivazione della sentenza
impugnata in relazione al riconoscimento del profilo soggettivo della
consapevolezza della inidoneità sanitaria dell’operaio Maletta alla
movimentazione di pesi. Il giudice di appello, sulla base di una motivata e
coerente analisi delle testimonianze assunte, ha escluso che il direttore di
cantiere potesse essere escluso dal flusso di comunicazioni relative ai profili
sanitari dei lavoratori e a eventuali impedimenti parziali o totali rispetto a
determinate lavorazioni, evidenziando al contempo la posizione di garanzia
6

il giudice ha ampiamente e logicamente argomentato sulla inefficienza del

che lo SCOLAVINO rivestiva all’interno del cantiere nella gestione e nel
controllo del rispetto della normativa antinfortunistica, quale soggetto
preposto alla direzione di cantiere, riconoscendo a suo carico un difetto di
vigilanza nella destinazione degli operai a mansioni compatibili con il
rispettivo profilo sanitario, soprattutto allorquando, come nel caso in specie
il Maletta aveva ripreso il servizio dopo essere rimasto assente per ben 67
giorni a seguito di un infortunio alla schiena verificatosi, tra l’altro sul luogo
di lavoro, e dopo che lo stesso era stato giudicato inidoneo alla

7.1 Precisava il giudice distrettuale che l’avere adibito l’operaio alle
medesime mansioni con conseguente sollecitazione della schiena costituiva
evidenza di palese noncuranza e difetto di vigilanza da parte del preposto.
7.2 Le conclusioni cui è pervenuto il giudice di merito risultano peraltro
del tutto coerenti con la giurisprudenza del S.C. in riferimento alla
posizione di garanzia assunto dal preposto, sul quale gravano nell’ambito
del cantiere tutte le funzioni proprie del datore di lavoro in materia di
sicurezza, essendo egli chiamato a svolgere un ruolo di alto controllo
consistente, tra l’altro, nella verifica che i coordinatori dei lavori adempiano
agli obblighi su loro incombenti e di assicurare la sicurezza sul lavoro, tra
cui rientra il dovere di segnalare situazioni di pericolo per l’incolumità dei
lavoratori e di impedire prassi lavorative “contra legem” (sez.IV,
12.6.2013, Lorenzi, Rv.257166; 24.11.2015, Zelanda e altri, Rv.265977;
10.1.2013, Ridenti Rv.254403).
8. In conclusione i ricorsi devono pertanto essere rigettati ai fini civili e i
ricorrenti vanno condannati al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio agli effetti penali la sentenza impugnata perché il
reato è estinto per prescrizione.
Rigetta i ricorsi ai fini civili con condanna dei ricorrenti al pagamento delle
spese processuali.

Così deciso in Roma, il 22 Maggio 2018

Il consigliere estensore

Il Presidente

movimentazione di pesi superiori a 9 Kg.

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