Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 38 del 28/11/2014


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 38 Anno 2015
Presidente: CORTESE ARTURO
Relatore: CENTONZE ALESSANDRO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI
REGGIO CALABRIA
nei confronti di:
VITA FELICE N. IL 02/12/1982
avverso l’ordinanza n. 443/2013 CORTE APPELLO di REGGIO
CALABRIA, del 23/01/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALESSANDRO
CENTONZE;
lette/seyrfite le conclusioni del PG Dott.
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Uditi difensor Avv.;

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Data Udienza: 28/11/2014

RILEVATO IN FATTO

1.

Con ordinanza emessa il 24/03/2014 la Corte di appello di Reggio

Calabria, quale giudice dell’esecuzione, applicava a Felice Vita il beneficio
dell’indulto nella misura di anni uno, mesi undici e giorni dodici di reclusione e
8.000,00 euro di multa, in accoglimento dell’istanza proposta dall’esecutato il
03/10/2013.
Tale istanza era stata proposta avverso l’ordine di carcerazione con

Corte di appello di Reggio Calabria il 30/07/2013, relativo alla condanna alla
pena di anni due di reclusione e 8.000,00 euro di multa, irrogata dalla Corte di
appello di Messina il 19/09/2012 per i reati ascritti al Vita ai capi 196) e 197)
dell’imputazione, per i quali era stato riconosciuto il vincolo della continuazione
tra le due ipotesi. Nell’istanza proposta dal Vita, in particolare, si rappresentava
che la continuazione invocata conseguiva al fatto che l’imputazione di cui al capo
196) recava quale data del commesso reato quella del 09/05/2006, mentre
quella di cui al capo 197) recava quale data del commesso reato quella del
16/03/2006.
In relazione a tale istanza, la corte territoriale rilevava che sussistevano i
presupposti per l’applicazione del beneficio esclusivamente per il reato di cui al
capo 197), non rientrando il reato contestato tra quelli ostativi alla concessione
del beneficio richiesto ai sensi dell’art. 1 della legge 31 luglio 2006, n. 241. Per
effetto di tali deduzioni si provvedeva alla concessione dell’indulto richiesto nella
misura nella misura di anni uno, mesi undici e giorni dodici di reclusione e
8.000,00 euro di multa.

2. Avverso tale ordinanza ricorreva per cassazione il Procuratore generale
presso la corte di appello di Reggio Calabria, eccependo la violazione dell’art. 1
della legge n. 241 del 2006, deducendo che la corte territoriale nell’indicare la
pena attribuibile di reato di cui al capo 197), ai fini della concessione dell’indulto,
la indicava nella pena ancora da scontare, individuata in relazione all’ordine di
carcerazione emesso il 30/07/2013. Tale ordine era riferito alla condanna di anni
due di reclusione, oltre la multa, di cui alla sentenza emessa dalla Corte di
appello di Messina il 19/09/2012, tenendo conto della carcerazione preventiva
sofferta, per un periodo di diciannove giorni, nell’arco temporale compreso tra il
21/02/2009 e il 13/03/2009.
Ne discendeva che la corte territoriale nell’applicare il beneficio dell’indulto
al Vita aveva omesso di procedere allo scorporo preliminare delle pene riferibili a
vari reati, sulla base dei titoli dai quali deriva la pena irrogata, non ravvisandosi
2

contestuale decreto di sospensione emesso dal Procuratore generale presso la

alcuna motivazione sul punto, se non attraverso il riferimento implicito alla pena
da includere nel condono.
Per tali ragioni, si chiedeva l’annullamento dell’ordinanza impugnata, con
rinvio alla corte territoriale ai fini della determinazione delle pene da attribuire ai
reati singolarmente contestati.

CONSIDERATO IN DIRITTO

qualificato come opposizione.
Si consideri, in proposito, che le disposizioni degli artt. 672, comma 1 e 667,
comma 4, cod. proc. pen. prevedono che, per l’applicazione dell’amnistia e
dell’indulto, il giudice dell’esecuzione proceda senza formalità e cioè senza
fissazione dell’udienza di comparizione delle parti. Avverso tali provvedimenti gli
interessati possono proporre opposizione davanti allo stesso giudice che dovrà
procedere con le forme dell’incidente di esecuzione disciplinato dall’art. 666 cod.
proc. pen., previa fissazione dell’udienza.
Questa disciplina, secondo l’indirizzo di questa Corte che si ritiene di
condividere, trova applicazione anche nel caso in cui il giudice dell’esecuzione
abbia erroneamente provveduto all’esito dell’udienza camerale che ha celebrato
con le modalità che si sono richiamate.
In questi casi, però, è consentita la riqualificazione dell’atto di
impugnazione sulla base del principio generale di conservazione degli atti
giuridici e del favor impugnationis (cfr. Sez. 4, n. 23901, 20/05/2009, dep.
10/06/2009, Ichim, Rv. 244221).
Tali conclusioni hanno trovato conferma nella giurisprudenza di questa Corte
che, in tema di indulto, ha affermato il principio di diritto secondo cui: «Avverso
il provvedimento adottato dal giudice dell’esecuzione in tema di applicazione
dell’indulto, sia che questi abbia provveduto “de plano” ai sensi dell’art. 667,
comma quarto, cod. proc. pen., sia che abbia irritualmente proceduto nelle
forme dell’udienza camerale di cui all’art. 666, comma terzo, cod. proc. pen., è
prevista solo la facoltà di proporre opposizione e non già ricorso per cassazione,
che deve essere qualificato come opposizione, con la conseguente trasmissione
degli atti allo stesso giudice dell’esecuzione» (cfr. Sez. 1, n. 23606, 05/06/2008,
dep. 11/06/2008, Nicastro, Rv. 239730).
Pertanto, il ricorso, a norma dell’art. 568, comma 5, cod. proc. pen., deve
essere qualificato opposizione, con conseguente trasmissione degli atti alla Corte
di appello di Reggio Calabria, in funzione di giudice dell’esecuzione, per il giudizio

1. In via preliminare, deve rilevarsi che il ricorso proposto deve essere

r

di opposizione in base al combinato disposto degli artt. 666 e 667, comma 4 cod.
proc. pen.
Ne discende che la corte territoriale dovrà valutare, con le forme
dell’opposizione, la fondatezza delle deduzioni sollevate dal Procuratore generale
presso la Corte di appello di Reggio Calabria in ordine alla determinazione delle
pene da attribuire ai singoli reati contestati al Vita, attraverso lo scorporo delle
varie sanzioni.

emessa il 24/03/2014 dalla Corte di appello di Reggio Calabria deve essere
qualificato come opposizione, con la conseguente trasmissione degli atti alla
stessa corte territoriale.

P.Q.M.

Qualificato il ricorso come opposizione, dispone trasmettersi gli atti alla Corte di
appello di Reggio Calabria.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 28 novembre 2014.

2. Per le ragioni che si sono esposte, il ricorso proposto avverso l’ordinanza

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