Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37961 del 20/02/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 37961 Anno 2018
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: MICHELI PAOLO

ORE)] NANZA
sul ricorso proposto da:
RADULOVIC RADE nato il 05/05/1973 a CREMONA

avverso la sentenza del 07/05/2015 del GIP TRIBUNALE di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere PAOLO MICHELI;

Data Udienza: 20/02/2018

FATTO E DIRITTO
Il difensore di Rade Radulovic ricorre avverso la pronuncia indicata in epigrafe,
emessa nei confronti del suo assistito, ex art. 444 cod. proc. pen., dal Gip del Tribunale
di Bologna: il procedimento riguarda un addebito di furto pluriaggravato.
La difesa deduce violazione di legge e vizi della motivazione della sentenza
impugnata, in quanto il delitto in rubrica avrebbe dovuto essere qualificato come truffa,

infatti, tale Chinaglia si era fatto consegnare da alcuni imprenditori spagnoli una ingente
somma di denaro, pari a circa 80.000,00 euro, così entrata nella sua materiale
disponibilità (nonché del Radulovic, che lo accompagnava); in seguito, avvalendosi della
complicità di due Carabinieri, era stata messa in scena una finta perquisizione dell’auto
del Chinaglia, derivandone così il presunto sequestro della valigetta contenente il denaro
e la scomparsa della stessa. Di fatto, perciò, il possesso del bene trafugato era stato
conseguente ad un atto di disposizione delle persone offese, sia pure determinato da
raggiri, non già ad una condotta di sottrazione.
Il ricorso appare inammissibile.
E’ infatti necessario osservare che la motivazione contratta, avuto riguardo alla
speciale natura dell’accertamento in sede di sentenze ex art. 444 cod. proc. pen., deve
solo dare contezza della correttezza della qualificazione giuridica, dell’insussistenza di
cause di proscioglimento e della congruità della pena oggetto dell’accordo, tutti elementi
che il giudice di merito, nel caso in esame, risulta avere analizzato. In punto di
ravvisabilità dei reati e di corretto inquadramento normativo degli addebiti, deve poi
ricordarsi che «in tema di patteggiamento, la possibilità di ricorrere per cassazione
deducendo l’erronea qualificazione del fatto contenuto in sentenza deve essere limitata ai
casi di errore manifesto, ossia ai casi in cui sussiste l’eventualità che l’accordo sulla pena
si trasformi in un accordo sui reati, mentre deve essere esclusa tutte le volte in cui la
diversa qualificazione presenti margini di opinabilità» (v. Cass., Sez. III, n. 34902 del
24/06/2015, Brughitta, Rv 264153).
In punto di ravvisabilità di una ipotesi di furto, nello specifico, il Gip segnala
espressamente che «la qualificazione giuridica dei fatti così come indicata dalle parti
appare corretta, trattandosi di spossessamento avvenuto senza il consenso della vittima,
laddove l’azione truffaldina si è esaurita nella messinscena strumentale
all’impossessamento della cosa altrui».
Ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., segue la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi profili di colpa nella determinazione
della causa di inammissibilità, in quanto riconducibile alla sua volontà (v. Corte Cost.,
sent. n. 186 del 13/06/2000) – al versamento in favore della Cassa delle Ammende della

non già come furto aggravato da mezzo fraudolento: secondo le risultanze istruttorie,

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somma di C 2.000,00, così equitativamente stabilita in ragione dei motivi dedotti.

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso, e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di C 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso il 20/02/2018.

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