Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37825 del 12/11/2014


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 37825 Anno 2015
Presidente: CHIEFFI SEVERO
Relatore: TARDIO ANGELA

SENTENZA

sui ricorsi proposti da:
MATTONI MASSIMILIANO, nato il 21/02/1975
REA PAOLO, nato il 01/02/1971
avverso la sentenza n. 4245/2006 CORTE APPELLO di BOLOGNA del
19/11/2013;

visti gli atti, la sentenza e i ricorsi;
udita in pubblica udienza del 12/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere dott. Angela Tardio;
udito il Procuratore Generale in persona del dott. Massimo Galli, che
ha chiesto annullarsi senza rinvio la sentenza impugnata nei
confronti di Mattoni Massimiliano per essere il reato estinto per
morte dell’imputato e dichiararsi inammissibile il ricorso di Rea
Paolo;
udito per il ricorrente Rea l’avv. Michele Di Fraia in sostituzione
dell’avv. Pietro Pomanti, che ha chiesto raccoglimento del ricorso.

Data Udienza: 12/11/2014

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 18 novembre 2004 il Tribunale di Rimini, tra le altre
statuizioni e per quanto qui interessa, ha dichiarato Mattoni Massimiliano e Rea
Paolo responsabili in concorso dei reati, accertati 1’11 febbraio 2004, di illegale
detenzione e porto di pistola calibro 7,65 marca Beretta con matricola abrasa e
di munizioni, come riqualificati ai sensi -rispettivamente- dell’art. 23, commi 3 e

ricettazione della medesima arma da sparo e di una patente di guida, provento
del delitto di furto di patenti in bianco commesso in danno dell’Ufficio provinciale
della Motorizzazione civile di Trapani, e, riconosciute a entrambi gli imputati le
attenuanti generiche e unificati i reati per continuazione, ha condannato Mattoni
alla pena di anni tre e mesi sei di reclusione ed euro tremilasettecento di multa e
Rea alla pena di anni tre e mesi nove di reclusione ed euro quattromila di multa.

2. La Corte di appello di Bologna, con sentenza del 19 novembre 2013, in
parziale riforma della sentenza di primo grado, che ha confermato nel resto, ha
diversamente qualificato il fatto, contestato al capo c) quale ricettazione di arma
a Mattoni Massimiliano, ai sensi dell’art. 23, comma 4, legge n. 110 del 1975,
rideterminando la pena nei suoi confronti in anni tre e mesi sei di reclusione ed
euro milletrecento di multa, e ha revocato nei confronti di Rea Paolo la
dichiarazione di abitualità nel delitto di cui all’art. 102 cod. pen. e, per l’effetto,
la disposta assegnazione del medesimo a una colonia agricola o a una casa di
lavoro.

3. All’affermazione della responsabilità degli imputati per gli indicati reati il
Tribunale era pervenuto all’esito della istruttoria dibattimentale, nel corso della
quale erano stati acquisiti verbali e documenti, escussi numerosi testi, sentito il
coimputato in procedimento connesso Gambardella Vincenzo e assunto l’esame
dell’imputato Rea, mentre riguardo all’imputato Mattoni, che, dopo aver reso
dichiarazioni spontanee, si era assentato e sottratto all’esame, era stato
acquisito il verbale delle dichiarazioni rese al G.i.p. del Tribunale di Macerata il
14 febbraio 2004, in sede di convalida del suo arresto in flagranza.
Era, in particolare, emerso -nel corso di un controllo, operato da una
pattuglia del Distaccamento della Polizia stradale di Macerata, nei confronti di
un’autovettura WV Polo che, provenendo da una piazzola laterale di sosta, si era
immessa sulla strada statale 7 in territorio del comune di Corridonia con una
evidente rottura del parabrezza anteriore- che l’autovettura era condotta da Rea

2

4, legge n. 110 del 1975 e degli artt. 12 e 14 legge n. 497 del 1974, e di

Paolo e che Mattoni Claudio, che viaggiava come trasportato, teneva alla cintola,
sotto la cintura, una pistola Beretta cal. 7,65 con matricola abrasa e caricatore
con sette proiettili.
Era stato, inoltre, accertato, attraverso la Centrale operativa, che a carico
degli indicati Mattoni e Rea risultavano numerosi precedenti di polizia.
Si era proceduto al sequestro anche della patente di guida intestata a Rea,
cui era stata revocata la sua patente di guida, e risultata falsa perché realizzata
con un modello autentico, che era stato oggetto di furto insieme ad altri in danno

Della indicata arma anche Rea si era dichiarato in udienza proprietario o
comunque detentore, affermando che doveva essere utilizzata per compiere una
rapina, unitamente ad altri oggetti pure rinvenuti nell’autovettura da lui condotta
e sequestrati (manette in metallo, due cacciavite, guanto in lattice, coltello con
lama di otto centimetri).

4. La Corte di appello, che riprendeva l’analitica ricostruzione della vicenda
contenuta nella sentenza di primo grado, che allegava alla propria,
sinteticamente enunciando le singole fonti di prova e le ragioni della decisione:
– rimarcava che, contrariamente alla tesi difensiva dell’appellante Mattoni,
integrava la condotta di porto illegale di arma e munizioni in luogo pubblico la
loro detenzione nell’abitacolo dell’autovettura, mentre non era ascrivibile al
medesimo la condotta di ricettazione della stessa arma, rinvenuta materialmente
sulla sua persona, in mancanza di elementi processuali di certo contrasto alla
sua affermazione di avere personalmente provveduto all’abrasione del numero di
matricola e in assenza di elementi certi in ordine alla provenienza dell’arma da
altro delitto;
– rilevava che raccoglimento di tale motivo di appello nei confronti
dell’appellante Mattoni non poteva giovare al coimputato e appellante Rea, che,
pur rivendicando la codetenzione della pistola e la sua finalizzazione alla
commissione di rapine, non si era mai dichiarato autore o coautore dell’abrasione
della matricola né era risultato da altri elementi avervi concorso;
– evidenziava, quanto ai rappresentati motivi della confessione del
medesimo appellante, ricondotti in chiave difensiva a una scelta di solidarietà e
di condivisione dei rischi con il coimputato, che rimandava a

“codici di

comportamento non scritti”, che la confessione resa, apprezzata in linea con la

giurisprudenza di questa Corte, rispondeva a criteri di veridicità, attendibilità e
genuinità ed era scevra da intenti autocalunniatori o costrizione, avuto riguardo
al contenuto delle ammissioni, riguardanti la codetenzione dell’arma clandestina

3

dell’Ufficio provinciale della Motorizzazione civile di Trapani.

rinvenuta nell’autovettura da lui condotta e la sua destinazione alla commissione
di rapine, e al tenore dei suoi descritti precedenti penali;
– rappresentava, richiamando i principi affermati dalla giurisprudenza di
questa Corte, che il reato di ricettazione dell’arma non supponeva
necessariamente quale reato presupposto un delitto contro il patrimonio,
potendo costituire tale reato presupposto anche la mancanza di segni
identificativi dell’arma;
– sottolineava, con riguardo alla ricettazione della patente di guida, che lo

falsificata per cinquecento euro tramite sito internet e aveva ammesso, pertanto,
al di là della inverosimiglianza delle sue dichiarazioni, l’esistenza degli elementi,
oggettivo e soggettivo, del contestato reato, anche evidenziando che
contrastavano l’ipotesi prospettata del falso grossolano le risultanze
dibattimentali, poiché la falsità era emersa solo all’esito di un controllo più
accurato.

5.

Avverso la sentenza di appello l’imputato Mattoni ha proposto

dichiarazione d’impugnazione ai sensi dell’art. 123 cod. proc. pen., riservando la
presentazione dei motivi al proprio difensore di fiducia e non trasmettendo, né
personalmente, né a mezzo del difensore, ulteriori atti.

6. L’imputato Rea ha presentato ricorso per cassazione per mezzo del suo
difensore di fiducia, avv. Pietro Pomanti, chiedendo l’annullamento della
sentenza sulla base di cinque motivi.
6.1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione ed erronea
applicazione dell’art. 159 cod. pen. con riferimento all’ordinanza del 24 maggio
2013.
Secondo il ricorrente, la Corte, rinviando con detta ordinanza il processo
all’udienza del 19 settembre 2013 per suo legittimo impedimento, ha violato la
legge penale sostanziale sospendendo fino a tale data i termini di prescrizione
del reato, la cui sospensione non poteva, invece, superare il termine di sessanta
giorni, oltre al tempo dell’impedimento.
I reati contestati, senza contare tale sospensione, sono, invece, da
considerare prescritti in data antecedente alla scadenza del termine di
impugnazione.
6.2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione ed erronea
applicazione dell’art. 192 cod. proc. pen. e difetto e, comunque, contraddittorietà
e manifesta illogicità della motivazione in relazione all’affermazione della sua
responsabilità per i reati di cui ai capi b) e c).
4

stesso Rea in dibattimento aveva dichiarato di avere acquistato la patente

Secondo il ricorrente, la Corte, limitandosi ad affermare, con richiamo a un
non pertinente principio giurisprudenziale, che la confessione può essere posta a
base del giudizio di colpevolezza anche quando costituisce l’unico elemento di
accusa ove correttamente apprezzata, non ha risposto alla doglianza mossa con i
motivi di appello, che atteneva alla incompatibilità della sua confessione con
quella resa dal coimputato Mattoni, che si era dichiarato esclusivo proprietario e
detentore dell’arma, omettendo anche di valutare le sue dichiarazioni in base ai
criteri ermeneutici fissati dall’art. 192 cod. proc. pen.

applicazione degli artt. 110 e 648 cod. pen. e dell’art. 587, comma 1, cod. proc.
pen., con riferimento al capo c) di imputazione e vizio e difetto di motivazione.
Secondo il ricorrente, la Corte, che ha escluso la ricettazione dell’arma nei
confronti del coimputato Mattoni, non è pervenuta a conclusioni coerenti nei suoi
confronti, poiché, una volta ritenuto sussistente il concorso degli imputati nel
delitto di detenzione e porto dell’arma clandestina e riconosciuta riferibile a uno
di essi la materiale eliminazione del numero di matricola, non poteva ritenere
configurabile a suo carico il concorso tra la detenzione e la ricettazione dell’arma
clandestina, che suppone l’abrasione della matricola a opera di un terzo.
6.4. Con il quarto motivo il ricorrente denuncia violazione ed erronea
applicazione dell’art. 648 cod. pen. con riferimento al capo f) di imputazione e
vizio, difetto e contraddittorietà della motivazione
La Corte di appello, ad avviso del ricorrente, è incorsa nei denunciati vizi per
avere ritenuto inverosimile la versione da lui fornita quanto all’acquisto della
patente via internet e per avere escluso la possibilità che egli, avendo dichiarato
di avere comprato la patente già redatta, l’abbia falsificata.
6.5. Con il quinto motivo è denunciata violazione ed erronea applicazione
degli artt. 133 e 81 cod. pen. e vizio e difetto di motivazione.
Secondo il ricorrente, la Corte di appello ha liquidato la sua doglianza
afferente alla eccessività della pena, genericamente enunciando la gravità del
contesto in cui i fatti sono stati accertati e la sua spiccata personalità
delinquenziale, e ha richiamato le stesse argomentazioni per sostenere la
congruità dell’aumento per la ritenuta continuazione, senza specificamente
valutare la gravità dei reati concorrenti.

7. Con nota del 5 novembre 2014 il Commissariato di P.S. sezionale
“Aurelio” della Questura di Roma ha comunicato l’intervenuto decesso del

ricorrente Mattoni il 20 aprile 2014 in un conflitto a fuoco durante un tentativo di
rapina.

5

6.3. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione ed erronea

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Dalla nota informativa trasmessa alla Cancelleria di questa Corte risulta
che l’imputato Mattoni è deceduto il 20 aprile 2014.
1.1. La dissoluzione del rapporto processuale, che consegue alla morte
dell’imputato, intervenuta successivamente alla proposizione del ricorso per
cassazione e prima della sua decisione, preclude ulteriori valutazioni, anche ai
sensi dell’art. 591, comma 1, cod. proc. pen., ed esclude il determinarsi di alcun

49783 del 24/09/2009, dep. 29/12/2009, Martinenghi, Rv. 245162; Sez. 6, n.
10199 del 09/03/2010, dep. 12/03/2010, P.G. in proc. Iaconis, Rv. 246541; Sez.
1, n. 24507 del 09/06/2010, dep. 30/06/2010, Lombardo, Rv. 247790).
1.2. Poiché i reati contestati al detto imputato si sono estinti ai sensi dell’art.
150 cod. pen., la sentenza impugnata, per quanto riguarda le statuizioni relative,
deve essere annullata senza rinvio con l’enunciazione della relativa causale.

2. I motivi del ricorso proposto da Rea Paolo sono manifestamente infondati
o generici e/o non consentiti.
2.1. E’, innanzitutto, privo di alcuna fondatezza il primo motivo, che attiene
alla eccepita prescrizione dei reati contestati, perché maturata in data
antecedente alla scadenza del termine di impugnazione, in dipendenza della
minore durata della sospensione dei termini di prescrizione rispetto a quella
ritenuta con ordinanza del 24 maggio 2013.
2.1.1. Si rileva che il termine di prescrizione deve essere calcolato in base
alla disciplina previgente alla data di entrata in vigore della legge n. 251 del

t

2005 in forza della disciplina transitoria di cui all’art. 10, comma 3, della stessa
legge, riconosciuta sul punto costituzionalmente legittima (v. sentenza Corte
(

Cost. n. 72 del 2008, che ha richiamato la precedente sentenza n. 393 del 2006,
e ordinanza della stessa Corte n. 43 del 2012), poiché il processo era pendente
in grado di appello alla data predetta, essendo stata emessa la sentenza di primo
grado il 18 novembre 2004.
Il termine, pertanto, a norma del previgente art. 157, comma 1, cod. pen. e
in forza della sua ultrattiva applicazione, deve determinarsi tenendo conto della
pena stabilita dalla legge per il reato, dell’aumento massimo della stessa stabilito
per le circostanze aggravanti e della diminuzione minima stabilita per le
circostanze attenuanti, con decorrenza dal giorno della consumazione per il reato
consumato.
2.1.2. Avuto, pertanto, riguardo alla pena massima (anni otto di reclusione)
per il reato di ricettazione, alla pena massima (anni sei e mesi otto) per il reato

effetto giuridico nei confronti di persona non più in vita (tra le altre, Sez. U, n.

di cui agli artt. 12 e 14 legge n. 497 del 1974 e alle pene massime per i reati di
cui all’art. 23, commi 3 e 4, legge n. 110 del 1975 (anni sei e anni otto
rispettivamente), il termine prescrizionale base, ai sensi dell’art. 157, comma 1,
n. 3, cod. pen., decorrente dall’il febbraio 2004, è di anni dieci, prolungabile
fino alla metà in presenza di atti interruttivi e quindi, fino al tempo massimo di
quindici anni, ai sensi del previgente art. 160, comma 3, cod. pen., senza che
abbia incidenza il diverso reclamato calcolo della sospensione del medesimo
termine.

delle regole di valutazione probatoria di cui all’art. 192 cod. proc. pen. e il vizio
di motivazione sul punto, si articolano sul duplice versante dell’omesso
apprezzamento delle dichiarazioni confessorie rese dal ricorrente, in linea con i
pertinenti principi di diritto, e della illogicità e contraddittorietà delle
argomentazioni svolte che, omettendo di rispondere a uno specifico punto di
gravame, non hanno rilevato l’incompatibilità di dette dichiarazioni, attinenti alla
comproprietà dell’arma, con quelle confessorie del coimputato Mattoni, che si era
dichiarato esclusivo proprietario e detentore della stessa arma.
2.2.1. Tali censure sono generiche nella parte in cui denunciano
formalmente una violazione di legge.
Esse, invero, non si correlano con le ragioni argomentate della decisione
impugnata, che -in coerenza con i pertinenti principi che, in tema di valutazione
delle dichiarazioni confessorie dell’imputato in base ai criteri indicati dal primo
comma dell’art. 192 cod. proc. pen., sono stati affermati reiteratamente da
questa Corte (tra le altre, Sez. l, n. 4790 del 13/01/1997, dep. 22/05/1997,
Savi e altri, Rv. 207577; Sez. 2, n. 21998 del 03/05/2005, dep. 10/06/2005,
Tringali, Rv. 231923; Sez. 4, n. 20591 del 05/03/2008, dep. 22/05/2008,
D’Avanzo, Rv. 240213; Sez. 2, n. 10250 del 31/01/2013, dep. 05/03/2013, PG
in proc. De Napoli, Rv. 255537; Sez. 6, n. 13085 del 03/10/2013, dep.
20/03/2014, Amato, Rv. 231923)- ha verificato la sussistenza dei requisiti
fondanti la valenza della confessione del ricorrente Rea al fine del confermato
giudizio di colpevolezza; ha apprezzato favorevolmente veridicità, genuinità,
attendibilità e assenza di intenti autocalunniatori o costrizione dell’ammissione
della codetenzione, fatta dallo stesso, dell’arma clandestina rinvenuta
sull’autovettura da lui condotta, e ha rimarcato la sua ulteriore affermazione che
l’arma era destinata a commettere rapine, oltre alle oggettive emergenze dei
plurimi precedenti penali a suo carico per reati, tra gli altri, di rapina e di
violazione della disciplina sulle armi.
2.2.2. Sono, inoltre, privi di alcuna fondatezza i rilievi che oppongono
l’incompatibilità, denunciata con il gravame di merito e non rilevata dalla Corte di
7

2.2. Le censure svolte con il secondo motivo, che riguardano la violazione

appello, della confessione del ricorrente con le dichiarazioni del coimputato
Mattoni, che avrebbe rivendicato di essere esclusivo proprietario e detentore
dell’arma.
La generica enunciazione, in atto di appello, dell’asserzione del coimputato
Mattoni di avere rivendicato il possesso in via esclusiva dell’arma, neppure
riscontrata dai dati fattuali riportati nella sentenza di primo grado, che aveva
apprezzato le dichiarazioni del detto Mattoni afferenti (tra l’altro) al rinvenimento
occasionale dell’arma, giudicandole assolutamente generiche e inverosimili con

ragioni argomentate di critica del ragionamento probatorio, della cui risposta
possa fondatamente dolersi.
Né il ricorrente ha allegato, in questa sede, al fine di conferire
autosufficienza alla relativa doglianza, gli atti probatori che la possano
supportare, dimostrando, anzi, di tendere, attraverso la opposta rilettura dei dati
fattuali, a una, non consentita, reinterpretazione nel merito del risultato
probatorio.
2.3. E’ manifestamente infondato il terzo motivo che è relativo, sotto i
concorrenti profili della violazione di legge e del vizio di motivazione, alla non
esclusa affermazione della responsabilità penale del ricorrente per il reato di
ricettazione dell’arma clandestina per effetto e in estensione dell’accoglimento
del motivo di appello sul punto del coimputato Mattoni, nei cui confronti il fatto è
stato diversamente qualificato ai sensi dell’art. 23, comma 4, legge n. 110 del
1975.
2.3.1. La Corte di appello, con corretto e ragionevole percorso logico, ha
ritenuto, riformando nei confronti dell’appellante Mattoni la sentenza del primo
Giudice -che lo aveva ritenuto responsabile del reato di ricettazione, il cui delitto
presupposto aveva ravvisato nella cancellatura del numero di matricola-, che allo
stesso, che aveva dichiarato di avere provveduto personalmente all’abrasione del
numero di matricola, era ascrivibile il predetto reato di cui all’art. 23, comma 4,
legge n. 110 del 1975, in tali termini qualificato il fatto di ricettazione, e ha
rappresentato che alle stesse conclusioni non poteva pervenirsi con riguardo
all’appellante Rea, stante l’assenza di prova del suo concorso nella operazione di
cancellatura del numero di matricola.
2.3.2. Tali considerazioni e la decisione finale di ritenere il ricorrente Rea
responsabile del reato di ricettazione dell’arma clandestina, proveniente dal reato
di cui all’art. 23, comma 3, legge n. 110 del 1975, oltre che, a titolo concorsuale
con il coimputato Mattoni, di detenzione e porto della stessa arma, resistono alle
deduzioni e osservazioni del ricorrente, che sono prive di alcun giuridico pregio
nel ritenere dimostrativo della tesi difensiva, alla cui stregua la Corte avrebbe
8

valutazione non oggetto di ulteriore specifica censura, non ha introdotto, infatti,

dovuto escludere la ricettazione perché assorbita nel delitto di detenzione di
arma clandestina, il principio affermato da questa Corte con sentenza del 16
dicembre 1988 (ric. Pezzuti).
Con detta decisione (Sez. 2, n. 4700 del 16/12/1988, dep. 05/04/1989,
Pezzuti, Rv. 180936) si è, infatti, fissato il principio di diritto secondo cui, se il
“delitto presupposto”

della ricettazione di un’arma si identifica nella

“dandestinizzazione”, ad opera di terzo, dell’arma stessa, è ravvisabile concorso
di reati e non rapporto di “specialità” fra il delitto di detenzione di arma

giuridica delle fattispecie, sia per il diverso contenuto normativo dei due precetti
in presunto conflitto.
Tale principio, riaffermato dalla successiva giurisprudenza di questa Corte
che ha ritenuto esservi concorso tra il delitto di detenzione di arma clandestina e
quello di ricettazione pur quando il delitto presupposto della ricettazione sia
quello di alterazione dell’arma medesima (tra le altre, Sez. 2, n. 5407 del
13/06/1990, dep. 17/05/1991, Tavolaro, Rv. 187125; Sez. 2, n. 39648 del
23/03/2004, dep. 11/10/2004, Divano, Rv. 230051; Sez. 5, n. 40906 del
19/10/2010, dep. 18/11/2010, Perre, Rv. 248605; Sez. 6, n. 45903 del
16/10/2013, dep. 14/11/2013, Iengo, Rv. 257387), non ha valenza nella diversa
ipotesi verificatasi nella specie, in cui al corretto escluso concorso di Mattoni nel
reato presupposto si è accompagnata l’esatta, e non contestata, applicazione dei
principi in tema di non estensibilità della impugnazione che sia fondata su motivi
esclusivamente personali.
2.4. Il quarto motivo, attinente alla contestata conferma del giudizio di
responsabilità penale per il reato di ricettazione contestato al capo f), è
aspecifico, perché non correlato con l’articolato

iter argomentativo della

decisione, dai cui passaggi logici si è astratto.
La Corte, senza cadere nel denunciato contraddittorio apprezzamento della
versione difensiva (inverosimile/credibile), ha rilevato che “ciò che è chiaro”, a
prescindere dal rilievo della inverosimiglianza delle dichiarazioni dell’appellante
Rea di avere comprato, tramite sito internet, la patente falsificata per
cinquecento euro, “è che egli non ha certo confessato di avere rubato lui
modulo e di averlo falsificato”, coerentemente evidenziando che la dichiarazione
del medesimo di avere comprato il modulo già redatto equivaleva ad ammissione
della esistenza degli elementi costitutivi del contestato reato, che ha
specificamente ripercorso.
2.5. Del tutto infondato è il quinto motivo che riguarda il trattamento
sanzionatorio nella parte relativa alla quantificazione della pena e al disposto
aumento per la ritenuta continuazione.
9

clandestina e quello di ricettazione della stessa sia per la diversa obiettività

2.5.1. La sentenza impugnata ha, infatti, esplicitato, dopo le determinazioni
in punto responsabilità, le ragioni che giustificavano la scelta giudiziale, e, in
particolare ha valorizzato, quanto alla entità della pena base per il reato di
ricettazione e agli aumenti per la continuazione per i reati in materia di armi, la
gravità del contesto in cui i fatti sono stati accertati e della spiccata personalità
delinquenziale dell’imputato, risultato pluripregiudicato per vari reati.
2.5.2. Tale valutazione, attinente ad aspetti che rientrano nel potere
discrezionale del giudice di merito, esercitato congruamente, logicamente e

da soddisfare non richiede necessariamente in materia di determinazione della
pena (tra le altre, Sez. 2, n. 36425 del 26/06/2009, dep. 18/09/2009, Denaro,
Rv. 245596), l’esame di tutti i parametri fissati dall’art. 133 cod. pen., si sottrae
alle censure mosse, che sono prive di alcuna fondatezza laddove oppongono in
termini generici il mancato rispetto dei parametri di legge e insussistenti lacune
argonnentative, e corrispondono a valutazioni alternative di merito, non
traducibili in censure di legittimità, laddove reclamano una diversa valutazione
delle ragioni che sorreggono la decisione, neppure indicando quali elementi di
positivo apprezzamento siano stati pretermessi.
2.6. Il ricorso di Rea Paolo deve essere, pertanto, dichiarato inammissibile.
Segue di diritto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e, in mancanza di elementi atti a escludere la colpa nella
determinazione della causa d’inammissibilità, al versamento della somma,
ritenuta congrua, di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle ammende, ai sensi
dell’art. 616 cod. proc. pen.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti di Mattoni
Massimiliano perché i reati sono estinti per morte dell’imputato;
Dichiara inammissibile il ricorso di Rea Paolo, che condanna al pagamento
delle spese processuali e al versamento della somma di euro 1.000,00 in favore
della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 12 novembre 2014

Il Consigliere estensore

Il Presidente

anche coerentemente al principio di diritto secondo il quale l’onere motivazionale

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