Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37813 del 23/05/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 37813 Anno 2018
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: MICCICHE’ LOREDANA

SENTENZA

sul ricorso proposto da

BALESTRUCCI MATTEO GIOVANNI, nato il 26/08/1981 a Milano
FALCONE CORRADO, nato il 5/10/1985 a Milano
ROCCIA MIRKO EMILIO, nato il 2/7/1978 a Milano

avverso la sentenza del 17/11/2017 del Tribunale di Milano

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Loredana Miccichè,
lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale M.F. Loy che ha concluso per l’inammissibilità di tutti i ricorsi.

1

Data Udienza: 23/05/2018

RITENUTO IN FATTO
1. Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Milano, con sentenza
del 17 novembre 2017, applicava, su richiesta delle parti, a Balestrucci Matteo
Giovanni la pena di anni quattro e mesi due di reclusione ed euro 16.000,00 di
multa, a Falcone Corrado la pena di anni tre e mesi dieci di reclusione ed euro
14.000,00 di multa, ed a Roccia Mirko Emilio la pena di anni tre e mesi quattro di
reclusione ed euro 5.000,00 di multa, per reati di cui all’art. 73, d.P.R. 309/1990, e

meglio descritti in quella sede. Veniva inoltre disposta, sempre per quanto di
interesse, la confisca ex art. 12-sexies, d.l. 306/1992, del motociclo Yamaha T-Max,
targato EW718SK, di proprietà di Altini Luana, compagna del Balestrucci.
2. Gli imputati Balestrucci, Falcone e Roccia propongono, ciascuno a mezzo del
proprio difensore di fiducia, ricorso per cassazione.
3. Balestrucci Matteo Giovanni eleva tre motivi di ricorso.
4.

Con il primo motivo, il ricorrente lamenta,

ex art. 606, c. 1, lett. e),

cod.proc.pen., carenza di motivazione in ordine alla ritenuta insussistenza di
eventuali cause di proscioglimento ex art. 129 cod.proc.pen.
5. Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta, ex art. 606, c. 1, lett. b) e lett. e),
cod.proc.pen., violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla disposta
confisca del motociclo Yamaha T-Max, targato EW718SK, di proprietà di Altini
Luana. Il ricorrente, infatti, sottolinea come il giudice avesse superato il decreto di
sequestro emesso in data 10 aprile 2017 in ordine all’automobile Jeep Renegade tg.
FG607FL, sempre in disponibilità della medesima Affini, ritenendo quindi che non vi
fosse sproporzione tra il reddito della stessa ed il bene posseduto. Tale giudizio,
compiuto in riferimento all’autovettura, avrebbe dovuto essere riservato anche al
motociclo, peraltro bene di minor valore.
6.

Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta,

ex art. 606, c. 1, lett. c),

cod.proc.pen., violazione di legge in ordine alla mancata instaurazione del
contraddittorio di cui all’art. 100, c. 2, d.P.R. 309/1990, sempre con riferimento al
motociclo in discorso. Tale mancato contraddittorio dovrebbe determinare la nullità
della confisca.
7. Roccia Mirko Emilio lamenta, con unico motivo di ricorso, carenza di motivazione
in ordine ad eventuali cause di proscioglimento ex art. 129 cod.proc.pen.
8. Falcone Corrado lamenta, con unico motivo di ricorso, carenza di motivazione in
ordine ad eventuali cause di proscioglimento ex art. 129 cod.proc.pen.
2

segnatamente per i reati previsti ai capi 26), 32), 39) e 51) dell’imputazione, come

9. Il Procuratore generale, con requisitoria scritta ritualmente presentata, conclude
per l’inammissibilità di tutti i ricorsi: quello di Roccia in quanto manifestamente
infondato; quello di Falcone per intervenuta rinuncia; quello di Balestrucci per
carenza di interesse ad impugnare.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. I ricorsi sono tutti inammissibili.
2. Il ricorso di Roccia Mirko Emilio è inammissibile in quanto proposto fuori dai casi
consentiti dalla legge. In base al testo del comma 2-bis dell’art. 448 cod.proc.pen.,
come introdotto dalla legge n. 103 del 2017 in vigore dal 3 agosto 2017, il ricorso
avverso la sentenza di patteggiamento è proponibile solo per motivi attinenti
all’espressione della volontà dell’imputato, al difetto di correlazione tra la richiesta e
la sentenza, all’erronea qualificazione giuridica del fatto ed all’illegalità della pena o
della misura di sicurezza. Di conseguenza, la sentenza che recepisce l’accordo fra le
parti va considerata sufficientemente motivata con una succinta descrizione del
fatto (deducibile dal capo d’imputazione), con l’affermazione della correttezza della
qualificazione giuridica di esso, con il richiamo all’art. 129 cod.proc.pen., per
escludere la ricorrenza di alcuna delle ipotesi ivi previste, con la verifica della
congruità della pena patteggiata ai fini e nei limiti di cui all’art. 27 Cost. (Sez. 4, n.
34494 del 13/7/2006, P.G. in proc. Koumya, Rv. 234824), in quanto la richiesta
consensuale di applicazione della pena si traduce in una scelta processuale che
implica la rinuncia ad avvalersi della facoltà di contestare l’accusa i cui termini
formali e sostanziali sono stati totalmente accettati dalle parti con la richiesta

ex

art. 444 cod.proc.pen., come pure è stata accettata la dosimetria sanzionatoria.
Nel caso di specie, in particolare, non è stata eccepita l’illegalità della pena, né si
ravvisa alcuna illegalità della stessa rilevabile d’ufficio da questa Corte. Ne
consegue l’evidente inammissibilità del ricorso.
3. Il ricorso di Falcone Corrado è inammissibile per rinuncia. È in atti, infatti, la
sopravvenuta rinuncia all’impugnazione da parte dell’imputato a mezzo del proprio
difensore di fiducia e procuratore speciale avv. De Lalla, espressa in data 16
febbraio 2018. Giova ribadire che, ciononostante, alla declaratoria di inammissibilità
del ricorso per cassazione per rinuncia all’impugnazione, consegue la condanna al
pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria a favore della cassa
delle ammende, in quanto l’art. 616 cod.proc.pen., nello stabilire l’applicazione di
detta sanzione, non distingue tra le diverse cause che danno luogo alla pronuncia di
inammissibilità (Sez. 5, n. 28691 del 6 giugno 2016, Arena, Rv. 267373).

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4. Il ricorso di Balestrucci Matteo Giovanni è parimenti inammissibile, per carenza di
interesse ad agire. È evidente, infatti, che il soggetto che vanta diritti sul bene in
questione sia Altini Luana, e non già il prevenuto.
4.1. È ad ogni modo necessario distinguere due piani: da un lato quello della
confisca speciale di cui all’art.

12-sexies, d.l. n. 306/1992, e dall’altro quello

disciplinato dall’art. 100, d.P.R. 309/1990. Come noto, in caso di condanna o
patteggiamento per i reati previsti dall’art. 12-sexies, è sempre disposta la confisca

provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere
titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio
reddito. La giurisprudenza ha chiarito che il terzo che rivendichi la legittima
proprietà del bene confiscato o altro diritto reale sullo stesso e ne chieda la
restituzione, qualora non abbia partecipato al procedimento nel quale è stata
applicata la misura, può proporre incidente di esecuzione, nell’ambito del quale può
svolgere le deduzioni e chiedere l’acquisizione di elementi utili ai fini della decisione
(Sez. 1, n. 14928 del 21 febbraio 2008, Marchitelli, Rv. 240164; Sez. 1, n. 3311 del
11 novembre 2011, Lonati ed altri, Rv. 251845). Ne consegue che l’imputato non
ha alcun interesse alla rivendicazione del bene, la quale potrà essere esercitata, in
sede esecutiva, direttamente dal terzo interessato.
4.2. Quanto all’art. 100 1 d.P.R. 309/1990, occorre sottolineare che si tratta di
disciplina speciale dettata dal legislatore al fine di garantire il contraddittorio circa la
destinazione e la gestione dei beni sequestrati o confiscati a seguito di operazioni
antidroga, e non già di un mezzo per aggredire il provvedimento di confisca o
sequestro (Sez. 3, n. 13019 del 8 marzo 2012, Pesola, Rv. 252379; Sez. 6, n.
23087 del 8 aprile 2004, P.M. in proc. Bocca ed altro, Rv. 229954). Tant’è che il
provvedimento di affidamento agli organi di polizia che ne facciano richiesta dei
beni mobili iscritti in pubblico registro appartenenti all’imputato e sequestrati nel
corso di operazioni di polizia giudiziaria antidroga non è suscettibile di
impugnazione, in quanto ha l’esclusivo effetto di individuare il soggetto cui è
rimesso l’ufficio di custode giudiziario dei veicoli sequestrati, fatta salva la necessità
di garantire il contraddittorio qualora i beni appartengano a terzi (Sez. 4, n. 28123
del 12 giugno 2007, Spagnuolo, Rv. 237099). Ad ogni modo, la norma fa
espressamente riferimento ai proprietari, e dunque l’attuale ricorrente è comunque
privo di interesse ad agire.
5. Si impone, pertanto, la dichiarazione di inammissibilità di tutti e tre i ricorsi, cui
segue per legge la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di
una multa, come da dispositivo, a favore della cassa delle ammende.

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del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro duemila ciascuno a favore della cassa delle
ammende.

Così deciso in Roma il 23 maggio 2018

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