Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37767 del 07/06/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 37767 Anno 2018
Presidente: VILLONI ORLANDO
Relatore: TRONCI ANDREA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
CURRELI RITA OLGA, nata il 20/07/1960 in Francia

avverso la sentenza del 17/03/2017 della CORTE d’APPELLO di FIRENZE

visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;

sentita la relazione svolta dal consigliere Andrea Tronci;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sost. Pietro Gaeta, che ha concluso
chiedendo l’annullamento senza rinvio dell’impugnata sentenza, perché il fatto
non costituisce reato;

udito il difensore

RITENUTO IN FATTO
1.

Rota Olga CURRELI, con atto a propria firma, propone tempestiva

impugnazione avverso la sentenza indicata in epigrafe, con cui la Corte d’appello
di Firenze ha confermato la pronuncia emessa dal Tribunale monocratico dello

Data Udienza: 07/06/2018

stesso capoluogo – sezione di Empoli, che l’ha dichiarata colpevole del reato
previsto e punito dall’art. 348 cod. pen., per esercizio abusivo della professione
infermieristica, per l’effetto infliggendole la pena di giustizia (con la diminuente
del rito) di C 200,00 di multa.
2.

La ricorrente assume, in primo luogo, che la Corte distrettuale sarebbe

incorsa in violazione di legge: poiché, all’atto della sua assunzione quale
infermiera nel 1994, era in vigore il D.P.R. n. 163 del 1975, il cui art. 7
consentiva all’ostetrica – professione per cui l’odierna imputata aveva conseguito

diploma di infermiere – di “praticare tutto quanto è consentito dalle disposizioni
in vigore agli infermieri professionali”,

si sarebbe dovuto ritenere corretto

l’espletamento dell’attività infermieristica da parte della stessa, con conseguente
applicabilità della norma di salvezza dettata dall’art. 4 della legge n. 42/1999,
contestualmente alla disposta abrogazione dell’anzidetto decreto presidenziale
del 1975. Mentre non avrebbe asseritamente pregio la risposta, in sostanza
elusiva, fornita in merito dalla Corte distrettuale, al pari della giurisprudenza
amministrativa richiamata a supporto della decisione assunta, a ben vedere
funzionale ad evitare che la maggiore professionalità propria dell’ostetrica giusta la normativa iniziale – potesse essere svilita, mediante un
demansionamento derivante dall’attribuzione continuativa delle attività proprie
dell’infermiere.
2.1

Con un secondo motivo, deduce vizio della motivazione, sotto il profilo

della manifesta illogicità della stessa: ciò perché la convinzione di svolgere
correttamente la professione, alla stregua di quanto precede ed in ragione del
dato oggettivo costituito dalla decisione, di concerto con la Residenza Sanitaria
Assistita (RSA) sua datrice di lavoro fin dal 1997, di “stipulare il contratto di
assunzione in quelle forme”, doveva condurre a ritenere sussistente – così come
eccepito con l’atto di appello – “quanto meno il dubbio” circa “la coscienza e
volontà di svolgere abusivamente la … professione” medesima. Donde il
carattere non conferente ed eccentrico della risposta fornita dalla Corte
distrettuale, a detta della quale risulterebbe assorbente, in senso contrario, la
decisione di rivolgersi ad un legale, così come il mancato previo contatto con
l’ordine degli infermieri, per tema di una denuncia.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.

Non fondato è il primo e principale motivo di doglianza, che, essendo in

punto di violazione di legge, consente al Collegio la formulazione delle

2

regolare abilitazione professionale, all’epoca ottenibile solo dopo il rilascio del

considerazioni che seguono, in luogo della motivazione, in effetti sostanzialmente
elusiva, della Corte distrettuale.
Pacifici sono i termini della vicenda per cui è processo. Non è dubbio,

2.
infatti:
a)

che la CURRELI sia stata assunta nel 1997, in forza di regolare contratto, per
svolgere la professione d’infermiera presso la Fondazione Centro
Residenziale Vincenzo Chiarugi, di Empoli, Residenza Sanitaria Assistita
deputata ad ospitare pazienti anziani di entrambi i sessi;
che la stessa sia in possesso del solo titolo di ostetrica, rilasciatole nel 1993
dalla Scuola di Ostetricia annessa alla Clinica ostetrica e ginecologica
dell’Università di Cagliari.

2.1

Altrettando indubbio è che le figure professionali dell’infermiere e

dell’ostetrica sono fra loro profondamente differenti, essendo disciplinate da due
diversi decreti ministeriali – nell’ordine, il n. 739 ed il n. 740, entrambi recanti la
data del 14 settembre 1994, a firma del Ministro della sanità pro tempore – che
forniscono la definizione delle due figure e delle relative professioni e delimitano
l’ambito della loro attività.
Dunque, “l’infermiere è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma
universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale, è responsabile
dell’assistenza generale infermieristica”, assistenza principalmente deputata alla
“prevenzione delle malattie”, alla “assistenza dei malati e dei disabili di tutte le
età” ed alla “educazione sanitaria”. L’ostetrica, per parte sua, “è l’operatore
sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione
all’albo professionale, assiste e consiglia la donna nel periodo della gravidanza
durante il parto e nel puerperio, conduce e porta a termine parti eutocici con
propria responsabilità e presta assistenza al neonato”.

3.

Fermo quanto sopra, occorre tener conto che, all’epoca dell’assunzione

della CURRELI, era ancora in vigore – essendo stato abrogato solo con legge 26
febbraio 1999 n. 42 – il pregresso “regolamento per l’esercizio professionale
delle ostetriche”, di cui al D.P.R. 7 marzo 1975 n. 163 (a sua volta, di
aggiornamento e sostituzione del R.D. 26 maggio 1940 n. 1364), e che, in
particolare, l’art. 7 del detto D.P.R. permetteva all’ostetrica, “oltre alle facoltà
consentite … nell’esercizio della sua attività professionale per l’assistenza alle
gestanti, alle partorienti ed alle puerpere, a norma delle istruzioni del Ministero
della sanità”, di “praticare tutto quanto è consentito dalle disposizioni in vigore
agli infermieri professionali”.
Appunto sull’interpretazione di tale norma si attesta, per quanto detto in
precedenza, la tesi propugnata dalla difesa, nel senso della piena legittimità

b)

dell’esercizio dell’attività infermieristica ad opera della CURRELI, anche alla luce
del disposto dell’art. 4 della già citata legge n. 42 del 1999, a mente del quale
sono fatti salvi “i diplomi e gli attestati conseguiti in base alla precedente
normativa, che abbiano permesso l’iscrizione ai relativi albi professionali o
l’attività professionale in regime di lavoratore dipendente”.
L’assunto della difesa della ricorrente non può essere condiviso: ciò in
quanto la corretta esegesi di detta norma impone di ritenere che essa si
limitasse a riconoscere l’esercizio dell’attività infermieristica da parte

già correttamente opinato dal giudice del Tribunale di Empoli.
Né è a dire che in tal modo – come pure si assume con l’impugnazione in
esame – si sia pervenuti ad una sorta di interpretati° abrogans della menzionata
disposizione di cui all’art. 4 L. n. 42 del 1999, atteso che, stante la già rilevata e
non contestabile differenza profonda dei due ambiti professionali, la norma
medesima determinava comunque un ampliamento delle attività legittimamente
praticabili dall’ostetrica. Il che trova supporto nella pur limitata e risalente
giurisprudenza amministrativa formatasi in materia.
Afferma, in proposito, la sentenza n. 1729 del 27.03.2001 del Consiglio di
Stato – Sez. 5 che “Le funzioni d’infermiere professionale non possono essere
legittimamente attribuite, in modo continuativo e normale, ad un’ostetrica, al di
fuori della connessione con i compiti ai quali essa è professionalmente
chiamata”. Sentenza, peraltro, conforme ad altra della stessa Sezione 5 del
massimo organo della giurisdizione amministrativa, con cui si statuiva che, “Tra i
compiti accessori delle ostetriche rientra anche quello di effettuare, nei riguardi
delle malate, una diretta assistenza di carattere infermieristico, purché tale
compito sia attinente alla competenza professionale delle ostetriche ed abbia
carattere strumentale, residuale e sussidiario”

(così Sez. 5, sent. n. 998 del

06.10.1993).
Ed anche la giurisprudenza dei T.A.R. si muove lungo la medesima linea
esegetica, essendo stato sostenuto che “L’art. 7 D.P.R. 7 marzo 1975, n. 163,
consente all’ostetrica di svolgere le attività proprie degli infermieri professionali
in connessione alal sua attività per l’ assistenza alle gestanti, alle partorienti e
alle puerpere; pertanto è illegittimo l’ordine di servizio che assegna all’ostetrica
esclusivamente mansioni proprie dell’infermiere, quale è quella di
somministrazione dei vaccini” (cfr. T.A.R. L’Aquila, 20 gennaio 1998 n. 141).
Rispetto a tale convergente orientamento, non induce a diversa soluzione
il richiamo, operato dal difensore ricorrente, alla ben più risalente ed isolata
statuizione di T.A.R. Napoli, Sez. 4, sent. 10.10.1991 n. 291, secondo cui
“L’ostetrica che sia in possesso del relativo diploma legittimamente è inquadrata

4

dell’ostetrica, solo se connessa ai compiti a quest’ultima demandati, così come

nei ruoli dell’USL come infermiera professionale, a prescindere dal corso di
riqualificazione di cui alla I. reg. Campania, 3 gennaio 1983, n. 3, richiesta
soltanto per gli infermieri generici, poiché ai sensi dell’art. 7, comma 1, D.P.R. 7
marzo 1975, n. 163, il diploma di ostetrica abilita anche all’esercizio dell’attività
di infermiera professionale, assorbendone le funzioni”.
A tale riguardo, peraltro, al di là dell’assenza di indicazioni sulla
fattispecie concreta, nell’occasione presa in esame dai giudici amministrativi, non
è inutile sottolineare, in considerazione dell’esplicita affermazione in tal senso

alla scuola di ostetricia, ferma la differenza di status professionale fra ostetriche
ed infermieri – donde la giurisprudenza amministrativa, attenta a sanzionare
l’indebito demansionamento delle prime: si veda, in aggiunta alle sentenze già
sopra citate, Cons. St., sez. 5, sent. n. 999 del 06.10.1993 e n. 29 del
18.01.1989 – il previo conseguimento del diploma in infermieristica non era
affatto, come in precedenza, requisito necessitato per l’anzidetta iscrizione al
corso di ostetricia, posto che l’art. 3 delle legge 23 dicembre 1957 n. 1252, di cui
infatti la CURRELI ebbe ad avvalersi, consentiva l’iscrizione alle “studentesse in
medicina e chirurgia …, previo il superamento di una prova di esame di
anatomia, fisiologia, patologia generale, elementi di igiene, tecnica assistenziale
infermieristica, e senza alcuna prova se abbiano già superato gli esami dei primi
tre anni dei corso di medicina-chirurgia”.
Logico corollario di quanto precede è l’irrilevanza della norma di salvezza,
ex lege n. 42/1999, pure richiamata dalla difesa della CURRELI, essendo ancora
una volta condivisibile quanto affermato dal giudice di Empoli: a significare, cioè,
come detta norma mirasse a tutelare esclusivamente i rapporti legittimamente
istituiti, non certo quelli che già all’epoca del loro insorgere erano contra legem.
4.

A diversa soluzione deve invece pervenirsi in ordine al denunciato vizio di

motivazione, in punto di sussistenza dell’elemento soggettivo del reato.
Fermo quanto in precedenza argomentato sul piano obiettivo, non pare
comunque revocabile in dubbio che l’apparente onnicomprensività della
formulazione del dato normativo, di cui al previgente e succitato art. 7 D.P.R. 7
marzo 1975 n. 163, nonché l’esistenza di un precedente giurisprudenziale
apparentemente favorevole – laddove gli altri, di segno difforme, sopra
richiamati sono tutti successivi all’assunzione della CURRELI, fatta eccezione
della sola sentenza n. 998/1993 del Consiglio di Stato – e l’instaurazione del
rapporto di lavoro con una struttura convenzionata, sulla scorta di un regolare
contratto di assunzione quale infermiera, costituiscono altrettanti elementi che,
ferma la libertà del loro apprezzamento, avrebbero meritato una doverosa

formulata dal ricorso di cui trattasi, che, all’epoca dell’iscrizione della CURRELI

valutazione: ciò che il mero riferimento allo (ovvio) ricorso ad un legale – dopo
che la CURRELI ebbe a ricevere la lettera a firma del Presidente del Collegio
Infermieri professionali, assistenti sanitari e Vigiliatrici d’infanzia, da cui è poi
scaturita la denuncia alla base del presente processo – non consente
assolutamente di ritenere che sia stata effettuata, essendosi in presenza di una
motivazione palesemente incongrua e non surrogabile da quella del primo
giudice, che non risulta aver preso in esame la totalità degli elementi di cui
sopra.

sussistenza dell’elemento soggettivo richiesto dalla fattispecie incriminatrice di
cui all’art. 348 cod. pen., preclusa tuttavia dalla constatazione dell’ormai spirato
termine massimo di prescrizione.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per
prescrizione.
Così deciso in Roma, il rarp.lierzt.,., 2018

Di qui la necessità di una doverosa rivalutazione della effettiva

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