Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37745 del 19/06/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 37745 Anno 2018
Presidente: TRONCI ANDREA
Relatore: CRISCUOLO ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
DODA ARBEN nato il 13/11/1985

avverso la sentenza del 16/03/2017 della CORTE APPELLO di FIRENZE
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere ANNA CRISCUOLO;

Data Udienza: 19/06/2018

Motivi della decisione

Ne chiede l’annullamento per: 1) vizio di motivazione in ordine agli artt. 175 e 489,
comma 2, cod. prue. pen„ in quanto il processo si è svolto in contumacia e con la presenza del
difensore d’ufficio, con il quale l’imputato non ha avuto contatti e ha avuto conoscenza della
definizione del procedimento solo con la notifica dell’estratto contumaciale, con la conseguenza
che l’imputato non ha avuto la possibilità di optare per un rito alternativo: non essendo la
sentenza definitiva, non può chiedersi la restituzione in termini per chiedere il giudizio
abbreviato, ma di tale volontà può tenersi conto annullando la sentenza con rinvio o annullarla
senza rinvio rideterminando la pena con la riduzione per il rito; 2) carenza di motivazione in
relazione all’art. 62 bis cod. pen., in quanto la condotta del Doda non è tale da non consentire il
riconoscimento delle attenuanti generiche, specie avuto riguardo all’esiguità della pena residua
da scontare, alla corretta osservanza della misura per il periodo precedente ed alle condizioni
economiche dell’imputato; 3) carenza di motivazione con riferimento all’art. 133 cod. pen., stante
l’irrogazione di una pena superiore al minimo edittale senza adeguata motivazione.
Il ricorso è inammissibile per genericità e manifesta infondatezza.
Generico e manifestamente infondato è il primo motivo, non censurandosi la correttezza
della dichiarazione di contumacia dell’imputato, ma contestandosi genericamente la mancata
possibilità per l’imputato di optare per un rito alternativo, del quale si richiede, in assenza di
precisa opzione dell’imputato, l’effetto premiale con corrispondente riduzione della pena.
Peraltro, l’imputato è stato dichiarato irreperibile sin dalla fase delle indagini preliminari, e da ciò
ha tratto origine il procedimento e l’imputazione; il decreto di irreperibilità è stato regolarmente
rinnovato all’esito del giudizio di primo grado, permanendo l’esito negativo delle ricerche
effettuate ed è stato assistito da un difensore d’ufficio, che ha proposto appello.
Inammissibili per genericità nonché perché proposti per motivi non consentiti sono gli
altri motivi, attinenti al trattamento sanzionatorio ed al diniego delle attenuanti generiche, già
proposti in appello ed ampiamente giustificati in sentenza.
La Corte di appello ha assolto l’onere di motivazione imposto per giustificare la
decisione, avendo ritenuto ostativi al riconoscimento delle attenuanti generiche sia la gravità del
fatto che il comportamento dell’imputato, precedente e successivo alla commissione del reatoper essersi il Doda allontanato dal luogo di detenzione, rendendosi irreperibile-, senza più
rientrare nell’abitazione e senza fornire alcuna giustificazione.
Per le stesse ragioni è stato ritenuto giustificato lo scostamento dal minimo edittale,
nonostante l’esiguità della pena residua da scontare, in quanto proprio a fronte di tale elemento la
condotta è stata ritenuta dimostrativa della propensione a delinquere dell’imputato e
dell’incapacità di rispettare le regole, idonea a fondare una prognosi negativa di recidiva.
Alla declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione consegue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento di una somma a favore della
cassa delle ammende, equitativamente determinata in euro tremila.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Così deciso, il 19 giugno 2018
n

Il difensore di Doda Arben ha proposto ricorso avverso la sentenza indicata in epigrafe
con la quale la Corte di appello di Firenze ha confermato la sentenza emessa il 2 aprile 2013 dal
Tribunale di Firenze, sezione distaccata di Empoli, che aveva dichiarato l’imputato colpevole del
reato di evasione e lo aveva condannato alla pena di l anno e mesi 4 di reclusione.

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