Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37725 del 19/06/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 37725 Anno 2018
Presidente: TRONCI ANDREA
Relatore: CRISCUOLO ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
VIEZURE VASILE ADRIAN nato il 26/08/1980

avverso la sentenza del 27/06/2017 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere ANNA CRISCUOLO;

Data Udienza: 19/06/2018

Motivi della decisione

Ne chiede l’annullamento per: 1) motivazione apparente sulla responsabilità
dell’imputato, in quanto la Corte di appello non ha motivato sull’inesistenza di qualsiasi atto di
violenza o minaccia diretta ad impedire l’atto di ufficio poiché l’imputato si limitava a rifiutare di
fornire le generalità ed a pronunciare frasi prive di efficacia intimidatoria; l’atto di ufficio veniva
eseguito e l’imputato sottoposto a perquisizione risultava privo di documenti; 2) manifesta
illogicità della motivazione, in quanto il controllo veniva effettuato e l’imputato perquisito ed
identificato; 3) violazione dell’art. 337 cod. pen. in quanto la condotta dell’imputato integrava la
resistenza passiva, non risultando che avesse colpito gli operanti; 4) omessa motivazione in
ordine al diniego delle attenuanti generiche, senza tener conto dell’effettiva gravità del fatto
consistito in una mera disobbedienza o resistenza passiva.
Il ricorso è inammissibile per genericità e manifesta infondatezza, in quanto il ricorrente
ripropone pedissequamente censure già formulate in appello e disattese con motivazione
esaustiva e corretta, con la quale il ricorrente non si confronta.
I giudici di appello hanno correttamente ritenuto che la condotta del ricorrente non fu
limitata alla fuga o ad una resistenza passiva, atteso che non solo rifiutò di fornire le proprie
generalità, ma minacciò gli operanti con il bastone impugnato al fine di impedire di essere
raggiunto e fermato. Altrettanto correttamente è stata evidenziata l’irrilevanza del mancato
utilizzo del bastone per colpire gli operanti, essendo sufficiente la minaccia di utilizzarlo per
bloccare gli operanti e sottrarsi al controllo, giustificato dalla circostanza che era stato visto
scavalcare di notte una recinzione privata, impugnando una spranga di legno.
Facendo corretta applicazione dei principi affermati da questa Corte, secondo i quali
perché sia integrato il delitto di cui all’art. 337 cod. pen. non è necessario che sia impedita, in
concreto, la libertà di azione del pubblico ufficiale, essendo sufficiente che si usi violenza o
minaccia per opporsi al compimento di un atto di ufficio o di servizio, indipendentemente
dall’esito positivo o negativo di tale azione e dall’effettivo verificarsi di un ostacolo al
compimento degli atti predetti (Sez. 6, n. 46743 del 06/11/2013, Ezzamouri, Rv. 257512), i
giudici di appello hanno ritenuto integrato il reato di resistenza.
Parimenti inammissibile per genericità e manifesta infondatezza è il dedotto vizio di
motivazione relativo al diniego delle attenuanti generiche, invece, ampiamente giustificato dal
rilievo attribuito ai precedenti penali dell’imputato, connotati da violenza, e r pertanto, ritenuti
ostativi al riconoscimento delle attenuanti.
Alla declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione consegue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle
ammende, equitativamente determinata in euro tremila.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Così deciso, il 19 giugno 2018

Il difensore di Viezure Vasile Adrian ha proposto ricorso avverso la sentenza indicata in
epigrafe con la quale la Corte di Roma ha confermato la sentenza emessa il 30 gennaio 2017 dal
Tribunale di Velletri, che, all’esito di giudizio abbreviato, aveva dichiarato l’imputato colpevole
del reato di resistenza e lo aveva condannato alla pena di mesi 10 di reclusione per il reato di
resistenza.

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