Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37712 del 19/06/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 37712 Anno 2018
Presidente: TRONCI ANDREA
Relatore: BASSI ALESSANDRA

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
MACRI’ CONCETTA nato a GIOIA TAURO il 28/01/1959
FAZIO FRANCESCO nato a OPPIDO MAMERTINA il 06/05/1957

avverso la sentenza del 26/09/2017 della CORTE APPELLO di REGGIO CALABRIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRA BASSI;

Data Udienza: 19/06/2018

1. Concetta Macrì e Francesco Fazio ricorreavverso il provvedimento in epigrafe, con il quale la
Corte d’appello di Reggio Calabria ha confermato l’appellata sentenza del Tribunale di Palmi,
con cui essi sono stati condannati alla pena di legge per il reato di cui all’art. 388 c.p. Macrì
eccepisce la violazione di legge penale ed il vizio di motivazione in relazione alla ritenuta
integrazione del concorso del reato, anche con riguardo all’elemento soggettivo. Fazio si duole
della ritenuta sua colpevolezza nonostante la prova dell’alibi e della mancata applicazione delle
circostanze attenuanti generiche con giudizio di prevalenza.
2. Il ricorso è inammissibile.
3. I ricorrenti ripropongono i medesimi argomenti già dedotti in appello senza confrontarsi con
le puntuali risposte fornite dalla Corte territoriale, il che costituisce causa d’inammissibilità del
ricorso (Sez. 6, n. 20377 del 11/03/2009, Arnone e altri, Rv. 243838).
4. D’altra parte, la Corte territoriale ha bene argomentato, con considerazioni aderenti alle
emergenze dell’incartamento processuale, lineari e conformi a logica – pertanto incensurabili
nella sede di legittimità -, le ragioni per le quali abbia ritenuto integrato il reato, sotto il profilo
oggettivo e soggettivo, a carico di entrambi i ricorrenti. In particolare, il Collegio del gravame
ha spiegato come il reato sia integrato anche dalla mera amotio; ha illustrato gli elementi
dimostrativi del concorso morale della Macrì – quale proprietaria – nella condotta del Fazio,
esecutore materiale e custode ed ha posto in luce come la tesi dello spostamento per
l’alluvione sia del tutto indimostrata (v. pagine 1 – 2 della sentenza).
4.1. A fronte della precisione, completezza e intima coerenza dell’iter argomentativo sviluppato
dal Giudice del gravame in sentenza, il ricorso si risolve nella sollecitazione di una diversa
valutazione su aspetti squisitamente di merito, non consentita in questa Sede, dovendo la
Corte di legittimità limitarsi a verificare la completezza e l’insussistenza di vizi logici ictu ()cui/
percepibili, senza possibilità di valutare la rispondenza della motivazione alle acquisizioni
processuali (ex plurimis Sez. U, n. 47289 del 24/09/2003, Petrella, Rv. 226074).
5. Quanto al secondo motivo del Fazio, va ribadito che Le statuizioni relative al giudizio di
comparazione tra opposte circostanze, implicando una valutazione discrezionale tipica del
giudizio di merito, sfuggono al sindacato di legittimità qualora non siano frutto di mero arbitrio
o di ragionamento illogico e siano sorrette da sufficiente motivazione, tale dovendo ritenersi
quella che per giustificare la soluzione dell’equivalenza si sia limitata a ritenerla la più idonea a
realizzare l’adeguatezza della pena irrogata in concreto. (Sez. U, n. 10713 del 25/02/2010,
Contaldo, Rv. 245931)
6. Dalla declaratoria di inammissibilità dei ricorsi consegue, a norma dell’art. 616 c.p.p., la
condanna dei ricorrenti, oltre che al pagamento delle spese del procedimento, anche a versare
una somma, che si ritiene congruo determinare in 3.000,00 euro.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Così deciso il 19 giugno 2018

MOTIVI DELLA DECISIONE

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