Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37666 del 19/06/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 37666 Anno 2018
Presidente: TRONCI ANDREA
Relatore: BASSI ALESSANDRA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
SERRAPICA ESPEDITO nato a CASTELLAMMARE DI STABIA il 20/05/1965

avverso la sentenza del 15/02/2017 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRA BASSI;

Data Udienza: 19/06/2018

MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Espedito Serrapica ricorre avverso il provvedimento in epigrafe, con il quale la Corte
d’appello di Napoli, in parziale riforma dell’appellata sentenza del Tribunale di Torre
Annunziata, ha dichiarato non doversi procedere in ordine al reato di cui all’art. 651 c.p. sub
capo A) perché estinto per prescrizione ed ha rideterminato la pena per il reato di cui all’art.
337 c.p. sub capo B). Egli deduce, nei due motivi dedotti, la violazione di legge ed il vizio di
motivazione in relazione alla ritenuta integrazione dei reati di cui ai capi A) e B) nonostante la

2. Il ricorso è inammissibile.
3. Il ricorrente ripropone i medesimi argomenti già dedotti in appello senza confrontarsi con le
puntuali risposte fornite dalla Corte territoriale, il che costituisce causa d’inammissibilità del
ricorso (Sez. 6, n. 20377 del 11/03/2009, Arnone e altri, Rv. 243838).
3.1. La Corte territoriale ha bene argomentato, con considerazioni aderenti alle emergenze
dell’incartamento processuale, lineari e conformi a logica – pertanto incensurabili nella sede di
legittimità -, le ragioni per le quali abbia ritenuto integrati entrambi i reati nonché insussistente
l’esimente invocata (salvo dare conto della intervenuta prescrizione del delitto sub capo A) (v.
pagine 2 e 3 della sentenza impugnata).
3.2. D’altronde, la causa di giustificazione dell’atto arbitrario presuppone necessariamente
un’attività ingiustamente persecutoria del pubblico ufficiale, il cui comportamento fuoriesca del
tutto dalle ordinarie modalità di esplicazione dell’azione di controllo e prevenzione
demandatagli nei confronti del privato destinatario (Sez. 6, n. 16101 del 18/03/2016, Bonomi
e altro, Rv. 266535), che neanche il ricorrente delinea essersi realizzata nella specie.
4. Dalla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, a norma dell’art. 616 c.p.p., la
condanna del ricorrente, oltre che al pagamento delle spese del procedimento, anche a versare
una somma, che si ritiene congruo determinare in 3.000,00 euro.
4.1. L’inammissibilità del ricorso per cassazione non consente il formarsi di un valido rapporto
di impugnazione e preclude, pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non
punibilità a norma dell’art. 129 cod. proc. pen. (Nella specie la prescrizione del reato maturata
successivamente alla sentenza impugnata con il ricorso) (Sez. U, n. 32 del 22/11/2000, D. L,
Rv. 217266).

P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Così deciso il 30 maggio 2018

sussistenza dei presupposti dell’atto arbitrario.

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