Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37559 del 12/05/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 37559 Anno 2015
Presidente: LOMBARDI ALFREDO MARIA
Relatore: BEVERE ANTONIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MELGRATI MARCO N. IL 15/04/1959
avverso la sentenza n. 645/2013 CORTE APPELLO di GENOVA, del
11/04/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/05/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ANTONIO BEVERE
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Eddupv-,S7to- Sue,-,442, cc) 0.AA‹._
che ha concluso per ,:`0
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Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

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Data Udienza: 12/05/2015

Il ricorso è manifestamente infondato , in quanto le argomentazioni critiche, da un lato, mancano di
specificità i (per genericità e indeterminatezza) ; dall’altro, contengono argomenti che propongono
una serie di valutazioni fattuali , sprovviste di specifici e persuasivi addentellati storici, idonei a
infrangere la lineare razionalità della decisione impugnata.
Il tribunale in ordine alla questione della sussistenza del dolo, ha ritenuto che “appare verosimile”
che la variante alla DIA sia stata inoltrata nel gennaio del 2006 ,riportando ,nella parte relativa ai
dati identificativi dell’immobile, quelli della DIA del 25.10.2005, ivi compresa la dicitura della non
sottoposizione della zona a vincolo
La tesi difensiva dell’errore informatico è smentita, secondo una razionale e insindacabile
valutazione delle risultanze probatorie ,emergenti dal seguente esame documentale :
a. l’atto sottoscritto dall’imputato (relazione tecnica di asseverazione che è allegato alla DIA,
fidefacente documento di asseverazione ) attesta che l’immobile ricade in zona “non
soggetta a vincolo” e reca una X manualmente apposta sulla casella relativa a questa voce.
b. sia il documento di relazione asseverata sia la X apposta manualmente sono graficamente
diversi dalla DIA dell’ottobre 2005, escludendo l’ipotesi dell’utilizzazione di un
medesimo modello e la conseguente apposizione per casuale errore- dovuto a copiaincolla – della dicitura “non soggetta a vincolo”;

FATTO E DIRITTO
Con sentenza 11.4.2014, la corte di appello di Genova, in riforma della sentenza 23.11.2010 del
tribunale di Savona, sezione di Albenga, impugnata dalla Procura della Repubblica e dalla Procura
Generale, ha condannato MELGRATI MARCO, alla pena di giustizia, per il reato ex art. 483 c.p. ,
perché ,quale direttore tecnico dei lavori e sottoscrittore della relazione tecnica di asseverazione ,
nella denuncia di inizio attività (DIA) n. 58/2008, datata 31.1.08, in variante alla DIA precedente
n. 579/2005 DEL 24.10.05„ e nella relazione tecnica di asseverazione, aveva falsamente dichiarato
che l’immobile oggetto di intervento ricadeva in zona del territorio di Alassio non soggetta a
vincolo, mentre risultava essere in una zona sottoposta a vincolo paesistico ambientale.
Ha confermato l’assoluzione di Perrone Mario, proprietario dell’immobile perché il fatto non
costituisce reato.
Nell’interesse del Melfgati è stato presentato ricorso per vizio di motivazione : in data 25.10.2005 è
stata presentata la D.I.A. per progetto di recupero del sottotetto in unità abitativa con l’apertura di
abbaini e l’ufficio tecnico faceva verbalmente rilevare che esisteva il vincolo ambientale per
distanza dal mare di 300 metri in zona E. Ottenuto il parere ambientale , alla data del 3.1.08,
veniva dato inizio ai lavori ; in data 31.1.2008 veniva presentata una DIA in variante e nella nuova
formulazione veniva commesso un errore dall’architetto Melgrati : effettuando con il computer
un’operazione copia/incolla, egli aveva utilizzato il modello costituito dall’istanza precedentemente
predisposta, in cui era riportata la dicitura “non sottoposto a vincolo”. Solo a seguito di polemiche
con i confinanti, l’imputato si accorgeva dell’errore e in data 14.8.08 chiedeva l’approvazione in
sanatoria del progetto. Secondo il ricorrente, si è trattato di un mero errore, come si ricava dal
confronto delle comunicazioni 25.10.05, 31.1.08, 14.8.08 : le prime due contengono la dicitura
“non sottoposto a vincolo”, la terza contiene la dicitura “sottoposto a vincolo di legge ex Galasso
sulla distanza dal mare di 300 metri”. Accortosi dell’errore rilevato nella comunicazione del
31.1.08, a seguito delle contestazioni di vicini, l’imputato “imprecò …contro se stesso” (v.teste
geometra Fornesu). In tal modo ,l’imputato non solo ha dato spiegazione del succedersi delle
comunicazioni e della involontarietà del!’ omessa indicazione del vincolo , ma ha anche
concretamente provato fatti certamente incompatibili con una volontà dolosa :chi dolosamente
opera per ingannare non impreca contro se stesso allorquando scopre l’errore.

c. la sussistenza di una zona vincolata era già nota in occasione della DIA del 31.1.08, posto
che in occasione della DIA 25.10.05 , l’imputato Melgrati aveva dichiarato . nel
frontespizio della comunicazione e nella relazione tecnica asseverativa, che l’immobile non
era sottoposo a vincolo . L’ufficio tecnico del comune aveva fatto presente verbalmente
l’esistenza del vincolo “ex Galasso”, trattandosi di zona che, sebbene attualmente
classificata come B1 era compresa in zona E, e quindi sottoposta a vincoli paesistici
ambientali derivanti dalla sua posizione rispetto al litorale (300 metri dal mare). Con
sollecitudine, in data 23.11.2005, il proprietario Perrone presentava richiesta all’ufficio
competente di esame della pratica, al fine di ottenere il necessario parere paesistico, con
nota 27.12.2005 veniva comunicata esplicita autorizzazione paesaggistica.
Da tali risultanze emerge in maniera del tutto evidente la piena consapevolezza , da parte
dell’imputato, che l’immobile era posto in zona sottoposta a vincolo.
La manifesta infondatezza dei motivi del ricorso comporta la declaratoria di inammissibilità del
gravame. Alla dichiarazione di inammissibilità dell’impugnazione consegue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 1000 in favore della Cassa delle
Ammende.
PQM
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di € 1000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Roma, 12.5.2015.

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