Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37556 del 21/06/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 37556 Anno 2018
Presidente: IASILLO ADRIANO
Relatore: CENTONZE ALESSANDRO

SENTENZA

Sul ricorso proposto da:

1)Stefan Gheorghe, nato il 20/06/1987;

Avverso la sentenza emessa il 04/04/2017 dalla Corte di appello di Roma;

Sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. Alessandro Centonze;

Sentite le conclusioni del Procuratore generale, in persona del dott. Simone
Perelli, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;

Sentito per il ricorrente l’avv. Francesco Lodise, che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso;

Data Udienza: 21/06/2018

RILEVATO IN FATTO

1. Con sentenza emessa il 10/06/2014 il Tribunale di Velletri giudicava
Gheorghe Stefan colpevole dei reati ascrittigli ai capi A (artt. 56, 575 cod. pen.)
e B (art. 612 cod. pen.) e, esclusa l’ipotesi aggravata di cui all’art. 577 cod. pen.
contestata al capo A, condannava l’imputato alla pena di 4 anni e 9 mesi di
reclusione.
L’imputato, inoltre, veniva condannato alle pene accessorie di legge e al

2. Con sentenza emessa il 04/04/2017 la Corte di appello di Roma,
confermava la decisione impugnata e condannava l’appellante al pagamento
delle ulteriori spese processuali.

3. Da entrambe le sentenze di merito, pienamente convergenti, emergeva
che il 28/01/2007, a Montecompatri, l’imputato, mentre Costei Andries stava
tornando a casa dopo una giornata di lavoro, in compagnia di Costei Petrea,
avvicinava i due soggetti per chiedere loro una sigaretta e, ricevuta risposta
negativa dal primo dei due, dapprima, lo aggrediva verbalmente e,
successivamente, lo accoltellava, attingendolo all’area toracica e al braccio
sinistro.
I fatti in contestazione si verificavano in prossimità dell’abitazione della
vittima, Costei Andries, nelle adiacenze della quale aveva luogo il suo
accoltellamento.
Dopo essere stata accoltellata, la vittima, ferita e sanguinante, entrava nella
sua abitazione, venendo inseguita dall’imputato, che, dopo essere entrato e
avere minacciato i familiari della persona offesa presenti, urlando al loro indirizzo
frasi intimidatorie, si allontanava.
Nell’immediatezza dei fatti, si provvedeva ad allertare i Carabinieri della
Stazione di Monte Porzio Catone, che, giunti sul posto, raccoglievano la
testimonianza della moglie della vittima, Elena Andries, sulla base della quale gli
investigatori riuscivano a ricostruire la dinamica degli accadimenti criminosi e a
identificare con certezza l’imputato quale autore dell’accoltellamento patito dal
coniuge.
Le dichiarazioni di Elena Andries, del resto, risultavano attendibili e
pienamente convergenti con quelle rese da altri due testimoni oculari degli
accadimenti criminosi, Elena Petrea e Coste! Petrea, che fornivano un resoconto
perfettamente sovrapponibile a quello reso dalla moglie della vittima,

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pagamento delle spese processuali.

componendo un compendio probatorio univocamente orientato in senso
sfavorevole al ricorrente.
Nel frattempo, la vittima veniva ricoverata presso l’Ospedale di Frascati,
dove veniva sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza, che si rendeva
necessario in conseguenza della gravità delle ferite provocate
dall’accoltellamento subito, che aveva provocato uno «pnenumotorace con
collasso al polmone sinistro e ferita al braccio sinistro con interessamento
dell’arteria cefalica», che aveva messo in pericolo di vita Costei Andries.

la dott.ssa Maria Antonietta Colaiocomo, che aveva prestato i primi soccorsi
sanitari alla persona offesa, presso il presidio ospedaliero dove era stata
ricoverata in gravi condizioni di salute. Veniva, inoltre, acquisita la certificazione
medica redatta dal dott. Paolo Caponegro, che aveva operato d’urgenza la
vittima.
Infine, dopo essere stato arrestato, Stefan confessava i fatti che gli
venivano addebitati, nella loro consistenza materiale, corroborando gli elementi
probatori che si sono richiamati, pur affermando di essere stato provocato dalla
persona offesa e fornendo una versione degli accadimenti tendente a
minimizzare il suo ruolo. L’imputato, in particolare, ammetteva le sue
responsabilità nel corso della convalida del suo arresto, confessando
l’accoltellamento di Andries, ma precisando di essere stato provocato dalla
persona offesa, aggiungendo di avere usato il coltello mentre si trovava a terra,
dopo essere caduto a seguito della colluttazione intrapresa con la vittima.
Quanto alla configurazione giuridica dei fatti delittuosi oggetto di
contestazione, i Giudici di merito affermavano concordemente che la condotta
illecita di Stefan andava ricondotta alla fattispecie ascrittagli al tentato omicidio,
non potendosi dubitare della volontà dell’agente di uccidere Andries, che
emergeva dalle modalità di estrinsecazione concreta della sua azione armata,
che imponevano di affermare la sussistenza di un animus necandi sottostante
all’aggressione della vittima.
Deponevano, in questa direzione, la natura dell’arma da taglio utilizzata da
Stefan per accoltellare la persona offesa, l’entità delle lesioni personali
provocate, le aree corporee attinte dai fendenti sferrati dall’imputato e il pericolo
di vita determinato dalle ferite riportate dalla vittima a seguito
dell’accoltellamento, attestato dal referto medico rilasciato dal dott. Caponegro.
Sulla scorta di tale ricostruzione degli accadimenti criminosi, su cui le
sentenze di merito apparivano pienamente convergenti, l’imputato Gheorghe
Stefan veniva condannato alla pena di cui in premessa.

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Su tali profili nosografici, nel dibattimento di primo grado, veniva esaminata

4. Avverso la sentenza di appello l’imputato Gheorghe Stefan, a mezzo
dell’avv. Francesco Lodise, ricorreva per cassazione, deducendo due motivi di
ricorso.
Con il primo motivo di ricorso si deducevano violazione di legge e vizio di
motivazione della sentenza impugnata, conseguenti al fatto che la decisione in
esame risultava sprovvista di un percorso argomentativo che desse
esaustivamente conto dell’inquadramento dell’ipotesi delittuosa contestata a
Stefan al capo A, che appariva contraddetto delle emergenze processuali, che

lesioni personali e non già a quella del tentato omicidio.
Si censurava, in tale ambito, la ricostruzione degli accadimenti criminosi
sotto il profilo dell’idoneità degli atti relativi al tentato omicidio ascritto a Stefan,
atteso che le evidenze probatorie non consentivano di ipotizzare alcuna volontà
omicida nel comportamento dell’imputato, che, del resto, aveva ammesso i fatti
che gli venivano contestati nella loro materialità, escludendo che avesse voluto
uccidere Andries. Infatti, le caratteristiche offensive dell’azione armata posta in
essere dal ricorrente in danno della persona offesa e la dinamica dell’aggressione
non consentivano di ricondurre la condotta del ricorrente all’ipotesi di reato
contestata al capo A.
Secondo la difesa del ricorrente, la dinamica degli accadimenti criminosi e le
modalità con cui si era verificato l’accoltellamento della vittima imponevano di
ricondurre l’azione armata dell’imputato alla fattispecie delle lesioni personali,
anche tenuto conto della tipologia delle ferite riportate al braccio da Costei
Andries, in conseguenza dell’accoltellamento patito per mano del ricorrente. Né
erano stati acquisiti elementi probatori che consentissero di affermare che
l’accoltellamento della vittima conseguisse a una scelta volitiva consapevole di
Stefan, la cui azione criminosa appariva, al contrario di quanto affermato dalla
Corte territoriale romana, il frutto di una scelta estemporanea, determinata
dall’inaspettato sviluppo dell’incontro tra i due connazionali e dall’atteggiamento

imponevano di ricondurre il comportamento dell’imputato alla fattispecie delle

assunto dalla vittima.
Né potevano rilevare, in questa direzione, sfavorevole al ricorrente, le
circostanze relative alle modalità con cui era stato ferito Andries, atteso che le
modalità concitate con cui lo scontro fisico si era sviluppato tra i due soggetti
rendevano evidente che l’aggressione armata della vittima era caratterizzata da
un forte dinamismo, cui aveva fatto riferimento lo stesso imputato ammettendo i
fatti.
Con il secondo motivo di ricorso si deducevano violazione di legge e vizio di
motivazione del provvedimento impugnato, conseguenti al fatto che la decisione
in esame risultava sprovvista di un percorso argomentativo che desse
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Ì

esaustivamente conto del trattamento sanzionatorio irrogato a Stefan Gheorghe,
censurato per il mancato riconoscimento dell’attenuante di cui all’art. 62, n. 6,
cod. pen., sulla quale la Corte di appello di Roma aveva espresso un giudizio
contrastante con le emergenze probatorie.
Non si era, in tal modo, tenuto conto del fatto che, al fascicolo del
dibattimento risultava allegata una dichiarazione resa da Costei Andries, datata
13/07/2017, trasmessa all’autorità giudiziaria dalla Sezione di Polizia Giudiziaria
della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri, che procedeva nei

ottenuto dall’imputato il risarcimento dei danni a seguito dei fatti di reato in
contestazione.
Queste ragioni imponevano l’annullamento della sentenza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso proposto da Stefan Gheorghe deve ritenersi inammissibile,
risultando basato su motivi manifestamente infondati.

2. Deve ritenersi inammissibile il primo motivo di ricorso, con cui si
deducevano violazione di legge e vizio di motivazione della sentenza impugnata,
conseguenti all’erroneo inquadramento dell’ipotesi delittuosa contestata a Stefan
al capo A della rubrica, che non teneva conto delle emergenze probatorie, che
imponevano di ricondurre il comportamento criminoso dell’imputato alla
fattispecie delle lesioni personali e non già a quella del tentato omicidio che gli
veniva ascritta.
Secondo la difesa del ricorrente, la dinamica degli accadimenti criminosi,
sotto il profilo dell’idoneità dell’aggressione armata di Stefan non consentiva di
ipotizzare alcuna volontà omicida dell’imputato, atteso che le modalità del
ferimento di Andries non permettevano di ricondurre la condotta del ricorrente
all’ipotesi del tentato omicidio, così come contestato al capo A, non risultando
provato l’animus necandi sotteso alla sua azione armata.
Osserva il Collegio che il presupposto su cui il ricorrente fonda il suo assunto
difensivo, secondo cui l’aggressione armata posta in essere dall’imputato in
danno di Andries Costei doveva ritenersi inidonea a provocarne la morte, risulta
smentito dalla sequenza dell’azione delittuosa – correttamente ricostruita nel
provvedimento in esame – caratterizzata sia dall’uso di un’arma da taglio di
elevata potenzialità sia dalla violenza dell’aggressione portata avanti dal
ricorrente sia dalla gravità delle ferite riportate dalla vittima.

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confronti di Gheorghe Stefan, in cui la persona offesa affermava di avere

Si consideri anzitutto che i fatti delittuosi in contestazione, nella loro
materialità, appaiono incontroversi, essendo pacifico che la vittima, mentre
tornava a casa dopo una giornata di lavoro, unitamente a Costei Petrea, veniva
avvicinato da Gheorghe Stefan, che chiedeva loro una sigaretta e, ricevuta
risposta negativa dalla vittima, dopo averla insultata, la aggrediva fisicamente,
accoltellandola e ferendola al torace e al braccio sinistro.
Lo stesso imputato, del resto, ammetteva i fatti che gli venivano contestati
nella loro consistenza, riconoscendo l’abnormità della sua reazione armata, che

ad affermare di avere agito in conseguenza della provocazione verbale della
persona offesa.
Su questi profili valutativi, al contrario di quanto dedotto dalla difesa del
ricorrente, la sentenza di appello si soffermava con un percorso argonnentativo
conforme alle emergenze probatorie e immune da censure motivazionali,
evidenziando che l’azione delittuosa dell’imputato era certamente idonea a
determinare la morte di Costei Andries, avendo provocato i colpi inferti da Stefan
alla persona offesa la penetrazione dell’arma da taglio in aree corporee nelle
quali si trovano numerosi organi vitali, messi in pericolo dalla violenza dei
fendenti sferrati dal ricorrente.
Basti, in proposito, considerare che i fendenti inferti dal ricorrente alla
vittima, le provocavano «pnenumotorace con collasso al polmone sinistro e ferita
al braccio sinistro con interessamento dell’arteria cefalica», in conseguenza dei
quali Andries veniva sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza – attestato
dalla certificazione medica rilasciata dal dott. Paolo Caponegro, acquisita nel
giudizio di primo grado – imposta dalla gravità delle condizioni cliniche della
persona offesa.
Su questo passaggio argomentativo, si ritiene utile citare il percorso
motivazionale esplicitato nelle pagine 3 e 4 della decisione di primo grado,
richiamato sul punto dalla sentenza impugnata, in cui si evidenziava come
costituisse un elemento probatorio incontroverso quello secondo cui il ricorrente
avesse accoltellato Andries nel corso di un’azione particolarmente violenta, che
causava alla persona offesa le gravi ferite sopra richiamate, attestate dai referti
medici rilasciati dall’Ospedale di Frascati dove la persona offesa veniva
ricoverata.
Sulla scorta di tale ricostruzione dell’aggressione armata attuata dal
ricorrente nei confronti di Andries, che deve essere necessariamente correlata
alle circostanze di tempo e di luogo nelle quali maturava la sua determinazione
omicida, i Giudici di merito formulavano un giudizio affermativo sull’idoneità degli
atti posti in essere dall’imputato a provocare la morte della vittima, nel valutare
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era stata causata dal rifiuto della vittima di offrigli una sigaretta, pur limitandosi

la quale è necessario richiamare la giurisprudenza di questa Corte, secondo cui:
«L’idoneità degli atti, richiesta per la configurabilità del reato tentato, deve
essere valutata con giudizio “ex ante”, tenendo conto delle circostanze in cui
opera l’agente e delle modalità dell’azione, in modo da determinarne la reale
adeguatezza causale e l’attitudine a creare una situazione di pericolo attuale e
concreto di lesione del bene protetto» (Sez. 1, n. 27918 del 04/03/2010, Resa,
Rv. 248305; si veda, in senso sostanzialmente conforme, anche Sez. 1, n. 1365
del 02/10/1997, dep. 1998, Tundo, Rv. 209688).

sentenza impugnata sotto il profilo dell’assenza di prova dell’univocità degli atti
che si concretizzavano nell’ipotesi delittuosa contestata a Stefan al capo A, a sua
volta incidente sull’assenza di prova della volontà omicida del ricorrente.
Deve, in proposito, rilevarsi che l’univocità degli atti costituisce il
presupposto indispensabile per ritenere una condotta delittuosa – analoga a
quella contestata al capo A – riconducibile all’alveo applicativo dell’art. 56 cod.
pen. Tutto questo risponde all’esigenza di ricostruire la volontà dell’agente
rispetto all’aggressione del bene giuridico protetto della norma, in questo caso
rappresentato dalla vita umana, conformemente a quanto statuito da questa
Corte, secondo cui: «In tema di tentativo, il requisito dell’univocità degli atti va
accertato ricostruendo, sulla base delle prove disponibili, la direzione teleologica
della volontà dell’agente quale emerge dalle modalità di estrinsecazione concreta
della sua azione, allo scopo di accertare quale sia stato il risultato da lui avuto di
mira, sì da pervenire con il massimo grado di precisione possibile alla
individuazione dello specifico bene giuridico aggredito e concretamente posto in
pericolo» (Sez. 4, n. 7702 del 29/01/2007, Alasia, Rv. 236110; si veda, in senso
sostanzialmente conforme, anche Sez. 1, n. 7938 del 03/02/1992, Lubrano di
Ricco, Rv. 191241).
Ne deriva che il requisito dell’univocità degli atti deve essere accertato sulla
base delle connotazioni concrete della condotta criminosa posta in essere da
Stefan in danno della persona offesa, nel senso che i comportamenti posti in
essere devono possedere, tenuto conto del contesto in cui sono inseriti e della
dinamica dell’azione delittuosa, l’attitudine a rendere manifesto il proposito
criminoso perseguito, desumibile sia dagli atti esecutivi sia da quelli preparatori
(Sez. 2, n. 46776 del 20/11/2012, D’Angelo, Rv. 254106; Sez. 2, n. 41649 del
05/11/2010, Vingiani, Rv. 248829).
In questo contesto, non può non rilevarsi che la dinamica dell’aggressione
del ricorrente deve ritenersi univocamente dimostrativa del fatto che la sua
azione violenta conseguisse a una volontà omicida persistente, teleologicamente
orientata nella direzione correttamente prefigurata nelle sentenze di merito,
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2.1. In questa cornice, la difesa del ricorrente censurava ulteriormente la

consentendo di affermare che l’imputato avesse voluto colpire a morte Costei
Andries, al quale venivano sferrati numerosi fendenti, noncurante del rischio di
causarne il decesso; quest’ultimo, difatti, non si verificava per cause indipendenti
dalla volontà di Stefan, essendo incontroverso che solo il tempestivo ricovero
ospedaliero della vittima consentiva un epilogo infausto dell’aggressione armata
oggetto di vaglio.
A conferma di quanto si sta affermando si ritiene utile richiamare il
passaggio motivazionale esplicitato a pagina 6 della sentenza impugnata, nel

Stefan in danno della persona offesa, si mettevano in evidenza «l’entità delle
lesioni provocate in relazione al luogo attinto dai colpi […] e il sicuro pericolo di
vita determinato dalle lesioni come riferito dal medico che ha operato l’intervento
[…]».
Queste considerazioni impongono di ritenere inammissibile il primo motivo
di ricorso.

3. Parimenti inammissibile deve ritenersi il secondo motivo di ricorso, con
cui si deducevano violazione di legge e vizio di motivazione del provvedimento
impugnato, conseguenti al fatto che la decisione in esame risultava sprovvista di
un percorso argomentativo che desse esaustivamente conto del trattamento
sanzionatorio irrogato a Stefan Gheorghe, censurato per il mancato
riconoscimento dell’attenuante di cui all’art. 62, n. 6, cod. pen., sulla quale la
Corte di appello di Roma aveva espresso un giudizio contrastante con le
emergenze probatorie.
Occorre premettere che, al fascicolo del dibattimento risulta allegata una
dichiarazione resa da Costei Andries, datata 13/07/2018, nella quale la persona
offesa affermava che era intervenuto un bonario componimento con i familiari
del ricorrente in relazione ai fatti di reato in contestazione, alla quale si
richiamava la difesa dell’imputato chiedendo il riconoscimento dell’attenuante di
cui all’art. 62, n. 6, cod. pen.
Questa attestazione era redatta dalla persona offesa in lingua rumena e
tradotta in lingua italiana, venendo allegata a una nota, datata 13/07/2017,
trasmessa all’autorità giudiziaria dalla Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura
della Repubblica presso il Tribunale di Velletri, che procedeva nei confronti
dell’imputato.
Nel corpo di tale nota si riportavano, debitamente tradotte, le dichiarazioni
rese da Costei Andries, che manifestava la sua volontà di rinunciare alla
costituzione di parte civile nei confronti dell’imputato, essendosi «riconciliato con
i familiari dello stesso, avendo raggiunto un accordo bonario […]», in
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quale, nel ribadire l’univocità dell’azione armata posta in essere da Gheorghe

conseguenza del quale non aveva «nulla a che pretendere per i danni morali e
materiali causati dall’indagato».
Osserva il Collegio che tale nota non possiede alcuna valenza dimostrativa
rispetto alla doglianza del ricorrente, non risultando provati né l’effettività del
comportamento riparatorio indispensabile ai fini del riconoscimento
dell’attenuante di cui all’art. 62, n. 6, cod. pen. né la riconducibilità di tale,
indimostrato, ristoro economico all’imputato. Sulla scorta di tali elementi di
valutazione, appaiono ineccepibili le conclusioni alle quali perveniva la Corte
territoriale romana, secondo quale «non può essere concessa l’attenuante di cui

all’art. 62 n. 6 c.p., in quanto non risulta in alcun modo provato che l’imputato
abbia risarcito i danni patiti dalla persona offesa».
Risulta, pertanto, smentito dalle risultanze processuali l’assunto difensivo,
secondo cui la Corte di appello di Roma, nel disconoscere l’attenuante di cui
all’art. 62, n 6, cod. pen., invocata dalla difesa di Stefan, non aveva tenuto conto
della circostanza che, al fascicolo del dibattimento era allegata una dichiarazione
resa dalla persona offesa, sopra citata, che attestava di avere ottenuto
dall’imputato il risarcimento dei danni subiti a seguito dei fatti di reato di cui era
stato vittima.
In questa cornice, non si può che richiamare la giurisprudenza consolidata di
questa Corte, cui ci si dovrà conformare, secondo cui ai fini del riconoscimento
dell’attenuante di cui all’art. 62, n. 6, cod. pen., in caso di risarcimento
effettuato da parte di un soggetto diverso dall’imputato, peraltro indimostrato
nel caso di specie, essendosi limitato la persona offesa a richiamare un accordo
bonario con i familiari di Stefan, non è sufficiente che tale soggetto abbia con
l’imputato, ovvero con i suoi coobbligati solidali, rapporti che ne giustifichino
l’intervento, essendo necessario che l’imputato manifesti una concreta e
tempestiva volontà riparatoria e abbia contribuito all’adempimento; condizioni,
queste, pacificamente insussistenti nel caso in esame (Sez. 4, n. 6144 del
28/11/2017, dep. 2018, M.V., Rv. 271969; Sez. 4, n. 13870 del 06/02/2009,
Cappelletti, Rv. 243202).
Queste considerazioni impongono di ribadire l’inammissibilità della doglianza
in esame.

4. Per queste ragioni, il ricorso proposto da Gheorghe Stefan deve essere
dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo ipotesi di esonero, al
versamento di una somma alla Cassa delle ammende, determinabile in 2.000,00
euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.

9

l

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle
ammende.

Il Consigliere estensore

Il Presidente

AIesncto Centonze

Adriano Iasillo

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Prima Sezione Penale

Depositata in Cancelleria oggi
Roma, lì

– 2 AGO,

2018

Così deciso il 21/06/2018.

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