Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37511 del 22/02/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 37511 Anno 2018
Presidente: NOVIK ADET TONI
Relatore: VANNUCCI MARCO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
PASCAZIO FRANCESCO nato il 04/03/1967 a MODUGNO

avverso la sentenza del 23/10/2008 del TRIBUNALE di BARI
dato avviso aie parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere MARCO VANNUCCI;

/)

Data Udienza: 22/02/2018

OSSERVATO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
che, per quanto qui interessa, con sentenza emessa il 23 ottobre 2008 il
Tribunale di Bari condannò Francesco Pascazio alla pena di euro 150 di ammenda in
quanto responsabile della commissione, «in Bari/Bitritto», in epoca successiva e
prossima al 26 giugno 2007, della contravvenzione di cui all’art. 650 cod. pen.;
che per la riforma di tale sentenza Pascazio propose appello (atto sottoscritto dal
difensore, avvocato Pietro G. Nacci Manara) contenente un motivo di impugnazione;

convertito in ricorso per cassazione l’atto contenente l’impugnazione (art. 568,
comma 5, cod. proc. pen.) sul rilievo che la sentenza di condanna alla sola pena
dell’ammenda è inappellabile (art. 593, comma 3, cod. proc. pen.) ed ha ordinato la
trasmissione degli atti a questa Corte;
che tale decisione è da condividere; essendosi limitato il giudice di appello ad
accertare che l’impugnazione era stata proposta a giudice incompetente;
prescindendo, dunque, da qualunque analisi valutativa in ordine alla indicazione di
parte, se frutto cioè di errore-ostativo o di scelta deliberata (cfr. Cass. S.U., n.
45371 del 31 ottobre 2001, Bonaventura, Rv. 220221);
che al momento della presentazione dell’appello

(recte,

del ricorso per

cassazione) l’avvocato Nacci Manara non era iscritto nell’albo speciale della corte di
cassazione;
che il ricorso è dunque inammissibile per violazione dell’art. 613, comma 1, cod.
proc. pen., essendo irrilevante, ad evitare la pronuncia di inammissibilità, la
successiva iscrizione del professionista che il ricorso sottoscrisse nell’albo speciale
dei difensori abilitati al patrocinio avanti la corte di cassazione (in questo senso, cfr.
per tutte, Cass. Sez. 3, n. 19203 del 15 marzo 2017, Mezei, Rv. 269690);
che è appena il caso di precisare che alla regola secondo cui il ricorso per
cassazione è inammissibile qualora i motivi siano sottoscritti da avvocato non
iscritto nello speciale albo dei professionisti abilitati al patrocinio dinanzi alle
giurisdizioni superiori, non è prevista deroga per il caso di appello convertito in
ricorso ai sensi dell’art. 568, comma 5, cod. proc. pen. (giurisprudenza costante:
cfr. comunque, per tutte, Cass. Sez. 3 n. 48492 del 13 novembre 2013, Scolaro, Rv.
258000; Cass. Sez. 4, n. 35830 del 27 giugno 2013, Hasani, Rv. 256835);
che l’inammissibilità del ricorso per cassazione preclude la possibilità di rilevare
d’ufficio (artt. 129 e 609, comma 2, cod. proc. pen.) l’estinzione del reato per
prescrizione eventualmente verificatasi dopo l’emissione della sentenza in questa
sede impugnata (in questo senso, cfr., per tutte, Cass. S.U. n. 32 del 22 novembre
2000, D.L., Rv. 217266);
che dall’inammissibilità del ricorso deriva la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria che si stima equo

che con ordinanza emessa il 23 maggio 2017 l’adita Corte di appello di Bari ha

determinare in euro duemila, da versare alla Cassa delle ammende (art. 616 cod.
proc. pen.).
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle
ammende.

Così deciso in Roma il 22 febbraio 2018.

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA