Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37508 del 22/02/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 37508 Anno 2018
Presidente: NOVIK ADET TONI
Relatore: MANCUSO LUIGI FABRIZIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
SALVO NICOt O’ nato il 02/08/1964 a C4STELVETRANO

avverso la sentenza del 01/12/2016 del TRIBUNALE di MARSALA
dato avviso a le parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere LUIGI FABRIZIO MANCUSO;

Data Udienza: 22/02/2018

.,

RITENUTO IN FATTO

Con sentenza in data 1.12.2016, il Tribunale di Marsala condannava Salvo
Nicolò alla pena di 1500,00 euro di ammenda, avendolo ritenuto responsabile del
reato previsto dall’art. 4, comma 2, I. 110/75, perché senza giustificato motivo
portava fuori della sua abitazione un coltello da cucina, un taglierino e delle
forbici.
Avverso il citato provvedimento ha proposto ricorso per cassazione il

ordine all’omessa valutazione di elementi probatori attestanti che i
summenzionati strumenti erano stati acquistati a fini personali, ovverosia per
consumare stupefacenti.

CONSIDERATO IN DIRITTO

L’impugnazione è basata su motivi manifestamente infondati.
Il controllo affidato al giudice di legittimità può avere come oggetto la
verifica circa la violazione di disposizioni di legge e l’analisi della motivazione,
che può essere affetta da patologie rilevanti qualora sia del tutto priva dei
requisiti minimi di coerenza completezza e logicità (al punto da risultare
meramente apparente perché assolutamente inidonea a rendere comprensibile
l’iter logico seguito dal giudice) o qualora esponga linee argomentative talmente
prive di coordinazione e carenti dei passaggi razionali essenziali da fare rimanere
oscure le basi giustificative della decisione.
Il ricorrente denunzia formalmente sia violazione di legge, sia generiche
carenze motivazionali, ma chiede in realtà la rilettura del quadro probatorio e il
riesame nel merito della vicenda processuale. Tale riesame è precluso in sede di
indagine di legittimità sul discorso giustificativo della decisione, ove solo può
essere appurato se la struttura razionale della ordinanza impugnata abbia una
sua chiara e puntuale coerenza argonnentativa e sia saldamente ancorata, nel
rispetto delle regole della logica, alle risultanze del compendio probatorio
acquisito, come nel caso concreto ora in valutazione.
Nella sentenza impugnata, il giudice, in applicazione dei principi regolatori
della materia secondo cui il giustificato motivo deve essere provato da chi lo
deduce, ha ritenuto sussistente il reato de quo in assenza di elementi di segno
diversi forniti dall’imputato.
In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Ai sensi
dell’art. 616 cod. proc. pen., la parte ricorrente deve essere condannata al
pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di euro

difensore dell’imputato, deducendo difetto di motivazione e violazione di legge in

2.000,00 alla Cassa delle ammende, non essendo dato escludere – alla stregua
del principio di diritto affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 186
del 2000 – la sussistenza dell’ipotesi della colpa nella proposizione
dell’impugnazione.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle

ammende.
Così deciso in Roma, 22 febbraio 2018.

spese processuali e al versamento della somma di euro 2.000,00 alla cassa delle

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