Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37418 del 22/09/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 37418 Anno 2018
Presidente: NOVIK ADET TONI
Relatore: TARDIO ANGELA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
ARINI MAURIZIO nato il 16/08/1970 a MARSALA

avverso l’ordinanza del 11/11/2016 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANGELA TARDIO;

Data Udienza: 22/09/2017

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza in data 11 novembre 2016 la Corte di appello di Milano, in
funzione di giudice dell’esecuzione, ha rigettato l’istanza avanzata da Arini
Maurizio, volta al riconoscimento del vincolo della continuazione tra i reati
giudicati con le cinque sentenze indicate nella richiesta e richiamate nella
premessa della stessa ordinanza, avuto riguardo alla mancanza di elementi

unitaria.
2. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione, per mezzo
del suo difensore avv. Luisa Caramia, l’interessato Arini, che ne ha chiesto
l’annullamento sulla base di unico motivo, con il quale ha denunciato erronea
applicazione della legge penale in relazione all’art. 81 cod. pen.
3. In esito al preliminare esame presidenziale il ricorso è stato rimesso a
questa sezione per la decisione in camera di consiglio ai sensi degli artt. 591,
comma 1, e 606, comma 3, cod. proc. pen.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.
2.

Il Giudice dell’esecuzione, in coerenza con il dato normativo, ha

rappresentato, con argomentazioni logicamente congruenti, le ragioni del diniego
del riconoscimento della continuazione

in executivis,

e, in particolare, ha

rimarcato la non riconducibilità dei molteplici reati, non del tutto omogenei tra
loro e commessi nell’arco temporale compreso tra il 2 aprile 2005 e il 16
novembre 2006, a una originaria e unitaria programmazione, giudicandoli,
invece, anche in rapporto ad altre condanne, come espressione di un sistema di
vita fondato sul delitto.
La valutazione del Giudice di merito resiste alle censure difensive, che, alla
luce della motivazione del provvedimento impugnato in rapporto alle premesse di
diritto e di fatto, sono prive di alcuna fondatezza nella contestazione del discorso
giustificativo della decisione e si risolvono nella rilettura dei dati fattuali
nell’ottica, non consentita in questa sede, di una loro rivalutazione di merito e
secondo un modello argomentativo che, richiamandosi alla genericità di un
programma criminoso (procacciarsi denaro o altro attraverso la commissione di
reati contro il patrimonio per acquisto di stupefacente, neppure dimostrato),
contrasta con il fondamento dell’istituto della continuazione.
3. Segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e
al versamento della somma equitativamente liquidata di euro duemila in favore
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dimostrativi della riconduzione dei detti reati a una preventiva programmazione

della cassa delle ammende, non ravvisandosi assenza di colpa nella proposizione
del ricorso.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.

Così deciso il 22/09/2017

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