Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37393 del 11/04/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 37393 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: GRILLO RENATO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CILIBERTI FRANCESCO N. IL 30/08/1985
avverso la sentenza n. 4058/2006 CORTE APPELLO di BOLOGNA,
del 01/02/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RENATO GRILLO;

Data Udienza: 11/04/2014

- – che la Corte di appello di Bologna con sentenza dell’i febbraio 2013 in parziale riforma della
sentenza emessa dal Tribunale di quella città il 3 agosto 2006 nei confronti di CILIBERTI
Francesco imputato del reato di cui all’art. 73 comma 1 bis D.P.R. 309/90 (detenzione di
hashish ed ectasy – reati commessi in Bologna il 22 luglio 2006) ha assolto il detto imputato
dal reato di illecita detenzione di hashish ed escluso la recidiva, rideterminando la pena per il
residuo reato in mesi dieci e giorni venti di reclusione ed € 1.400,00 di multa e confermando
nel resto;
– – che avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato a mezzo del
proprio difensore fiduciario, deducendo con unico motivo violazione di legge e vizio della
motivazione in punto di individuazione degli elementi di responsabilità a proprio carico con
specifico riferimento al mancato riconoscimento della destinazione a fini personali dello
stupefacente;
– – che tale doglianza è manifestamente infondata, poiché la motivazione della sentenza
impugnata (con particolare riferimento all’esclusione della detenzione della sostanza
stupefacente per solo uso personale) appare esauriente e corrispondente alle premesse fattuali
acquisite in atti, in quanto essa esamina tutti gli elementi decisivi a disposizione e fornisce
risposte coerenti alle obiezioni della difesa [sicuramente logica appare l’argomentazione
secondo la quale le modalità con cui l’ectasy era detenuta; il tipo di confezionamento e la
quantità di principio attivo erano dati contrastanti con l’ipotesi dell’uso personale];
– che le censure concernenti asserite carenze argornentative sui singoli passaggi della
ricostruzione dei fatti e dell’attribuzione degli stessi alla persona dell’imputato non sono
proponibili nel giudizio di legittimità, quando la struttura razionale della decisione sia sorretta,
come nella specie, da logico e coerente apparato argomentativo, esteso a tutti gli elementi
offerti dal processo, e il ricorrente si limiti sostanzialmente a sollecitare la rilettura del quadro
probatorio e, con essa, il riesame nel merito della sentenza impugnata;
– -che il ricorso, conseguentemente, va dichiarato inammissibile e, poiché la inammissibilità non
consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione, non può tenersi conto di eventuali
cause dì estinzione del reato intervenute successivamente alla pronuncia della decisione
impugnata (vedi Cass., Sez. Unite: 30.6.1999, ric. Piepoli e 27.6.2001, ric. Cavalera);
– – che, a norma dell’art. 616 c.p.p., alla declaratoria di inammissibilità – non potendosi
escludere che essa sia ascrivibile a colpa del ricorrente (Corte Cost. 7-13 giugno 2000, n. 186)
– segue l’onere delle spese del procedimento, nonché quello del versamento, in favore della
Cassa delle ammende, della somma, equitativamente fissata, di € 1.000,00:

P. Q. M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento ed al versamento della somma di € 1.000,00 (mille/00) alla Cassa delle
ammende.
Così delib
orna, nella camera di consiglio dell’11.4.2014
Il Consig
residente
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Ritenuto:

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