Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37384 del 11/04/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 37384 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: GRILLO RENATO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
OSORIO VELASQUEZ MILTON CESAR N. IL 24/01/1973
avverso la sentenza n. 65/2012 TRIBUNALE di BASSANO DEL
GRAPPA, del 25/02/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RENATO GRILLO;

Data Udienza: 11/04/2014

P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento e della
ma di C 1.000,00 (mille/00) alla Cassa delle ammende.
Così deliberato in R
ella camera di consiglio dell’H aprile 2014
Il Cons
ore
Il residente
Cla
uassoni

Ritenuto:
– – che il Tribunale in composizione monocratica di Bassano del Grappa con sentenza del 25
febbraio 2013 ha affermato la penale responsabilità di OSORIO VELASQUEZ MILTON CESAR in
ordine al reato di cui all’art. 659 cod. pen. (reato commesso dal luglio 2009 al marzo 2010);
– -che il giudice di merito ha valorizzato, ai fini dell’affermazione di responsabilità, il
complessivo materiale probatorio acquisito agli atti processuali;
– -che avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, denunziando
l’insussistenza del reato;
– -che, nella specie (riguardante un locale wine-bar) è stato accertato (con evidente riferimento
al 1° comma dell’art. 659 cod. pen.) da parte della P.G., recatasi sui luoghi a seguito dei
ripetuti esposti degli abitanti della zona, un uso smodato di schiamazzi ed altri rumori di
rilevante intensità, eccedente la normale tollerabilità, con effettivo disturbo al riposo delle
persone, in rapporto ad alcuni indici inequivocabili quali il rilevante numero di persone (circa
200) assiepati fuori dal locale le cui dimensioni non tolleravano la presenza di un numero
superiore a quaranta unità; l’orario notturno inoltrato; le ridotte dimensioni della piazzetta
utilizzata dai fruitori del locale quale luogo di sosta;
– -che le ragioni esposte nel ricorso a sostegno della insussistenza del fatto e del conseguente
vizio di motivazione per manifesta illogicità sono destituite di ogni fondamento, non
assumendo rilievo – in quanto censure in fatto – le circostanze relative alla provenienza da
luoghi diversi da quelli teatro dei fatti, di alcuni sottoscrittori degli esposti, né, per analoghe
considerazioni le circostanze relative alle risultanze degli accertamenti condotti dal personale di
RG. sui luoghi; né, infine, l’asserita assenza di casse acustiche;
– -che, con riferimento all’elemento psicologico del reato correttamente il Tribunale ha
evidenziato la negligenza da parte dei gestori (nel caso in esame dell’imputato) nel provvedere
attraverso il ricorso ad atti autoritativi all’allontanamento degli avventori dalla zona ed
comunque nell’assunzione delle doverose iniziative atte a scongiurare il diffondersi dei rumori
sino a tarda notte (ore 3,30 del mattino) (yds. oltre a Sez. 1^ 28.3.2003 P.M. in proc.
Massazza, Rv. 224802; Sez. 1″ 3.12.2009 n. 48122, Baruffaldi, Rv. 242808 con la quale la
Corte ha affermato che risponde del reato de quo il gestore di un pubblico esercizi – nella
specie una pizzeria – che non impedisca i continui schiamazzi provocati degli avventori in sosta
davanti al locale anche nelle ore notturne, avendo egli l’obbligo giuridico di controllare, con
possibile ricorso ai vari mezzi offerti dall’ordinamento come l’attuazione dello “jus excludendi”
e il ricorso all’autorità, che la frequenza del locale da parte degli utenti non sfoci in condotte
contrastanti con le norme poste a tutela dell’ordine e della tranquillità pubblica);
– -che le censure concernenti asserite carenze argomentative sui singoli passaggi della
ricostruzione fattuale dell’episodio e dell’attribuzione dello stesso alla persona dell’imputato
non sono proponibili nel giudizio di legittimità, quando la struttura razionale della decisione sia
sorretta, come nella specie, da logico e coerente apparato argomentativo, esteso a tutti gli
elementi offerti dal processo, e il ricorrente si limiti sostanzialmente a sollecitare la rilettura del
quadro probatorio, alla stregua di una diversa ricostruzione del fatto, e, con essa, il riesame
nel merito della sentenza impugnata;
– -che, a norma dell’art. 616 c.p.p., alla declaratoria di inammissibilità – non potendosi
escludere che essa sia ascrivibile a colpa della ricorrente (Corte Cost. 7-13 giugno 2000, n.
186) – consegue l’onere delle spese del procedimento, nonché quello del versamento, in favore
della Cassa delle ammende, della somma, equitativamente fissata, di C 1.000,00

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