Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37357 del 21/06/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 37357 Anno 2018
Presidente: IASILLO ADRIANO
Relatore: CENTONZE ALESSANDRO

SENTENZA

Sul ricorso proposto da:
1) Batista Deve Domingo, nato 1’01/12/1977;

Avverso l’ordinanza emessa il 07/04/2017 dal Tribunale di sorveglianza di
Roma;

Sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. Alessandro Centonze;

Lette le conclusioni del Procuratore generale, in persona della dott.ssa
Marilia Di Nardo, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;

Data Udienza: 21/06/2018

RILEVATO IN FATTO

1. Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di sorveglianza di Roma
respingeva l’opposizione avverso il provvedimento di espulsione di Dave
Domingo Batista adottato dal Magistrato di sorveglianza di Roma il 15/06/2015,
ai sensi dell’art. 16, comma 5, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, confermando il
giudizio di pericolosità sociale posto a fondamento della misura di sicurezza

2. Avverso tale ordinanza Dave Dorningo Batista, a mezzo dell’avv. Anna
Lisa Ticconi, ricorreva per cassazione, deducendo il vizio di motivazione del
provvedimento impugnato, conseguente al fatto che la decisione in esame
risultava sprovvisto di un percorso argomentativo che desse esaustivamente
conto della sussistenza dei presupposti per la misura espulsiva adottata nei suoi
confronti.
Si deduceva, in proposito, che il Tribunale di sorveglianza di Roma aveva
confermato il giudizio di pericolosità espresso nei confronti di Batista dal
Magistrato di sorveglianza di Roma, senza tenere conto dei suoi familiari presenti
sul territorio italiano – la madre, il fratello e il figlio – con cui coabitava e
dell’attività lavorativa, che, sia pure in modo irregolare, svolgeva.
Queste ragioni imponevano l’annullamento dell’ordinanza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso proposto da Dave Domingo Batista è inammissibile, risultando
basato su motivi manifestamente infondati.

2. Osserva il Collegio che il controllo affidato al giudice di legittimità è
esteso, oltre che all’inosservanza di disposizioni di legge sostanziale e
processuale, alla mancanza di motivazione, dovendo in tale vizio essere
ricondotti tutti i casi nei quali la motivazione stessa risulti del tutto priva dei
requisiti minimi di coerenza, completezza e di logicità, al punto da risultare
meramente apparente o assolutamente inidonea a rendere comprensibile il filo
logico seguito dal giudice di merito ovvero quando le linee argomentative del
provvedimento siano talmente scoordinate e carenti dei necessari passaggi logici
da far rimanere oscure le ragioni che hanno giustificato la decisione (Sez. U,
28/05/2003, Pellegrino, Rv. 224611).
Alla luce di tali parametri ermeneutici, questa Corte osserva che il ricorso di
Batista, pur denunciando il vizio di motivazione, non individua singoli aspetti del
2

disposta nei suoi confronti.

provvedimento impugnato da sottoporre a censura giurisdizionale, ma tende a
provocare una nuova e non consentita valutazione nel merito dei presupposti
applicativi del provvedimento di espulsione adottato dal Magistrato di
sorveglianza di Roma, che appare emesso nel rispetto delle risultanze
processuali.
Il Tribunale di sorveglianza di Roma, invero, ha correttamente valutato gli
elementi risultanti agli atti, con una motivazione congrua e priva di erronea
applicazione della legge penale e processuale, evidenziando come, nelle more

concessione del permesso di soggiorno, negatogli all’esito della procedura
attivata dal ricorrente.
Si evidenziava, al contempo, che la pericolosità sociale di Batista emergeva
ulteriormente dalla circostanza che il ricorrente si era reso irreperibile al
domicilio in precedenza comunicato all’autorità giudiziaria, con la conseguenza
che il provvedimento di espulsione gli era stato notificato solo nel momento in
cui era stato reperito per l’esecuzione della misura espulsiva di cui si
controverte.

3. Per queste ragioni, il ricorso di Dave Domingo Batista deve essere
dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo ipotesi di esonero, al
versamento di una somma alla Cassa delle ammende, determinabile in 2.000,00
euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila alla Cassa delle ammende.
Così deciso il 21/06/2018.

Il Consigliere estensore

roCentonze

Adriano Iasillo

A

Ale7d

CORTE IJPREMA D! CASSAZIONE
Prima Sezione Penale

Depositata in Cancelleria oggi
Roma, lì

Il Presidente

…g.J…A6ll..2018

della decisione, Batista, era stato rimpatriato a seguito della mancata

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