Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37330 del 07/06/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 37330 Anno 2018
Presidente: IASILLO ADRIANO
Relatore: ESPOSITO ALDO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

VIOLA SALVATORE, n. il 04/08/1981;

avverso l’ordinanza n. 66/2017 del TRIBUNALE DI CATANIA del 24/11/2017;

sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. Aldo Esposito;

C

I(1./ lette le conclusioni del Procuratore generale, in persona della dott.ssa Paola Filippi, che ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza impugnata con rinvio per nuovo
esame al Tribunale di Catania.

a

Data Udienza: 07/06/2018

2
RITENUTO IN FATTO

1. Con l’ordinanza indicata in epigrafe il Tribunale di Catania, in funzione di giudice dell’esecuzione, ha rigettato l’istanza proposta da Viola Salvatore ai sensi
dell’art. 671 cod. proc. pen. di applicazione della continuazione tra i reati di cui alle
seguenti sentenze irrevocabili di condanna:
a) sentenza del G.U.P. del Tribunale di Catania del 09/07/2014 di condanna per i
reati di cui agli artt. 416 bis (dicembre 2009), 629, 624, cod. pen., 74 e 73 D.P.R.

pen. (commesso in Catania tra l’8 e il 09/05/2013);
b) sentenza della Corte di appello di Catania del 12/03/2013 di condanna per il
reato di cui all’art. 628 cod. pen. (commesso in Aci Castello il 20/10/2010).
Il Tribunale ha rilevato che tra reato associativo e reati fine deve essere esclusa
la continuazione, qualora questi ultimi non siano programmabili ad origine, perché
legati a circostanze contingenti ed occasionali o non immaginabili al momento iniziale dell’associazione.
Tale principio, a maggior ragione, vale per il reato di rapina, che costituisce il
frutto di scelte contingenti adottate dai vertici dell’organizzazione criminale. Peraltro, la condotta di partecipazione era contestata fino al dicembre 2009, mentre la
rapina era stata commessa dieci mesi dopo ed era collegata ad eventi occasionali.

2. Viola, a mezzo del proprio difensore, propone ricorso per Cassazione avverso
la suindicata ordinanza, sulla base dei motivi di impugnazione di seguito riportati,
per violazione di legge e vizio di motivazione.
Si deduce che le rapine commesse erano state programmate preventivamente e
rientravano nella tipologia dei reati satellite utili al sodalizio, per reperire profitti illeciti e per avvantaggiare l’associazione Santapaola, con la quale erano suddivisi i
proventi, da ripartire con gli associati o da destinare agli affiliati detenuti. Esse,
quindi, erano commesse col beneplacito dell’associazione, nel cui ambito Viola operava fino al momento della dissociazione avvenuta nel 2012 e, pertanto, per un periodo che includeva la rapina commessa nel 2010 (indicata sub lett. b).

CONSIDERATO IN DIRITTO

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a

Il ricorso è fondato.

1. Il provvedimento impugnato, nella sua sintetica esposizione giustificativa, è
incorso nei denunciati vizi prospettati dal ricorrente, essendo stata omessa
un’adeguata valutazione dei dati fattuali, prospettati dal condannato.

n. 309 del 1990 (commessi in Catania tra il gennaio e l’ottobre 2010) e 385 cod.

3
Il giudice dell’esecuzione, nell’escludere la configurabilità della continuazione, ha
valorizzato la natura generalmente estemporanea del reato di rapina e, per tale ragione, non agevolmente inquadrabile in un disegno criminoso, comprendente la
partecipazione ad un’associazione di stampo mafioso, nonché l’epoca della sua
commissione, successiva di dieci mesi rispetto alla data fino alla quale era stata
contestata la partecipazione al clan.
La carenza argomentativa si incentra sull’omessa valutazione delle plurime deduzioni sviluppate dalla difesa nell’istanza proposta ai sensi dell’art. 671 cod. proc.

1.1. Alla luce dell’avvenuto riconoscimento in sede di cognizione, nell’ambito del
procedimento sopra indicato sub lett. a), della continuazione tra il reato di cui
all’art. 416 bis cod. pen. e quello di cui all’art. 624 cod. pen., commesso nella medesima epoca del reato di rapina di cui alla sentenza indicata sub lett. b), sarebbe
risultato necessario un maggior approfondimento, per valutare se e quale diversità
di situazioni sussistesse tra reato di furto (ritenuto incluso nel programma criminoso dell’associazione da parte del giudice di cognizione) e reato di rapina (escluso dal
medesimo programma).

L’avvenuto riconoscimento in sede di cognizione, nell’ambito del procedimento
sopra indicato sub lett. a), della continuazione tra il reato di cui all’art. 416 bis cod.
pen. e quello di cui all’art. 624 cod. pen., avrebbe imposto un maggior approfondimento, per stabilire se il disegno criminoso comprendesse il reato di rapina di cui
alla sentenza indicata sub lett. b).
Al riguardo, va richiamato il principio espresso da questa Corte, secondo cui,
qualora si accerti che plurimi reati, verificatisi in un determinato ambito cronologico, costituiscano prova dell’identità del medesimo disegno criminoso, anziché prova
dell’abitualità e della tendenza a delinquere del soggetto agente, va dimostrato caso per caso ed in modo rigoroso e concreto che episodi analoghi, oggetto di distinto
procedimento, verificatisi in un periodo identico o prossimo siano frutto di autonome decisioni determinate da circostanze occasionali e quindi avulsi dall’originario
disegno criminoso (Sez. 1, n. 1460 del 09/12/2013, dep. 2014, Abdoulaye, non
massimata; Sez. 4, n. 3440 del 19/02/1992, Olivieri, Rv. 189691).
1.2. Un ulteriore dato decisivo, non esaminato dal giudice dell’esecuzione, è rappresentato dall’intervenuta collaborazione di Viola con la giustizia, che ha sostenuto
di aver partecipato al clan Santapaola fino all’anno 2012, epoca successiva a quella
della contestazione del reato associativo nella sentenza indicata sub lett. a), ed estesa ad un periodo tale da ricomprendervi anche il reato di rapina.
Il giudice dell’esecuzione avrebbe dovuto compiutamente controllare la veridicità
delle dichiarazioni di Viola, verificare l’eventuale prosecuzione dell’associazione in

pen..

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epoca successiva alla formale contestazione e la possibilità di includere
nell’originaria (presunta) deliberazione comune anche reati commessi in epoca successiva alla data di cessazione della permanenza, indicata nella sentenza sub a).
In linea di principio, non è di ostacolo alla inclusione nel medesimo disegno criminoso la commissione di un reato in epoca successiva alla data di cessazione di
permanenza.
In tema di reato associativo, infatti, l’accertamento contenuto nella sentenza di

mento alla data finale cui si riferisce l’imputazione ovvero alla diversa data ritenuta
in sentenza, o, nel caso di contestazione c.d. aperta, alla data della pronuncia di
primo grado; la successiva prosecuzione della medesima condotta illecita, se effettivamente accertata, può essere valutata quale presupposto per il riconoscimento
del vincolo della continuazione tra i vari episodi (Sez. 6, n. 3054 del 14/12/2017,
dep. 2018, Olivieri, Rv. 272138).
1.3. Alla luce di quanto sopra esposto, sarebbe risultata necessaria una più compiuta analisi delle argomentazioni sopra illustrate, sia in caso di rigetto della istanza
difensiva che di accoglimento.
Con ciò non s’intende censurare la valutazione condotta dal giudice nella sua discrezionalità e nell’apprezzamento delle circostanze di fatto, che, in quanto tali, non
potrebbero essere oggetto del sindacato conducibile nel giudizio di legittimità,
quanto la completezza ed adeguatezza dell’apparato giustificativo della decisione,
che, avrebbe potuto anche essere reiettiva dell’istanza, ma avrebbe dovuto essere
corredata dalla congrua esposizione delle relative ragioni.

3. In presenza dei suindicati vizi, il provvedimento impugnato va annullato con
rinvio al Tribunale di Catania, in diversa composizione, per nuovo esame dell’istanza, in applicazione dei principi di diritto sopra esposti e per il dovuto approfondimento dei temi emersi, alla luce delle suindicate carenze motivazionali.

P. Q. M.

Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Catania per nuovo esame.
Così deciso in Roma il 7 giugno 2018.

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Sezione Penale
ErpsitoDepositata in Cancelleria oggi
Roma, lì J AGO. 2018

Il Consigliere estensornima

Il Presidente
Adriano Iasillo

condanna delimita la protrazione temporale della permanenza del reato con riferi-

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