Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37311 del 17/04/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 37311 Anno 2018
Presidente: IASILLO ADRIANO
Relatore: BINENTI ROBERTO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
LIGATO PIETRO, nato a Capua il 30/10/1973

avverso l’ordinanza del 07/07/2017 del Tribunale di sorveglianza di Roma
udita la relazione svolta dal consigliere Roberto Binenti;
lette le conclusioni del Sostituto Procuratore generale Francesco Salzano, che
ha chiesto il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Il Tribunale di sorveglianza di Roma, con l’ordinanza indicata in epigrafe,
rigettava il reclamo proposto avverso il decreto in data 3 marzo 2017 del
Ministro della Giustizia che aveva prorogato per anni due la sottoposizione di
Ligato Pietro al regime speciale della detenzione di cui all’art. 41 bis Ord. pen.

2. Avverso l’ordinanza propone ricorso per cassazione Ligato Pietro tramite il
difensore, lamentando violazione degli artt. 41 bis Ord. pen. e 125 cod. proc.
pen. Immotivatamente era stata ritenuta la permanenza dell’operatività del clan
mafioso «Lubrano – Ligato» e del ruolo di vertice in esso assunto dal ricorrente.
Infatti, lo stesso era stato arrestato nel febbraio 2009 e i soli fatti oggetto di

Data Udienza: 17/04/2018

indagine riguardanti il suindicato clan risalivano al 2003. Si trattava in realtà di
un’articolazione camorristica da tempo del tutto disgregatasi, a seguito di arresti
e decessi e dell’affermarsi dell’assoluto predominio nella zona dei «casalesi».
Sicché, del tutto inconferente risultava il riferimento alla scarcerazione nel 2015
del fratello del ricorrente, in assenza di qualsiasi informazione che potesse
accreditare l’attuale radicamento criminale di tale congiunto. Le citate missive,
trasmesse e ricevute in carcere da Ligato Pietro, nessun profilo di attuale
pericolosità potevano manifestare, trattandosi, in particolare nel caso in cui si

2010. Né in tale contesto di assoluta mancanza di informazioni la motivazione
poteva rimanere in concreto supportata dall’accenno alle connotazioni familiari
del clan. E paradossalmente erano state ritenute inammissibili le censure già
trattate in occasione di precedenti reclami, senza considerare che i
provvedimenti via via succedutisi presentavano sempre il medesimo contenuto.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. In ricorso è infondato per le ragioni di seguito illustrate.

2. Va preliminarmente rilevato che il controllo di legittimità affidato alla
Corte di cassazione in materia di provvedimenti di applicazione o proroga del
regime detentivo di cui all’art. 41 bis Ord. pen. rimane circoscritto alla violazione
di legge, cosicché, quanto alla motivazione, gli unici rilievi che possono trovare
ingresso sono quelli che ne rappresentino la mancanza – oltre che grafica – sotto
il profilo dell’assenza dei requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità in
relazione agli elementi sui quali deve cadere la verifica dei presupposti di legge;
in modo da risultare la motivazione, per la mancanza dei suindicati requisiti, solo
apparente ovvero assolutamente inidonea a rendere comprensibile l’iter logico
seguito dal giudice di merito nel pervenire alla decisione (fra le altre, Sez. 1, n.
48494 del 9/11/2004, Rv 230303; Sez. 1, n. 5338 del 14/11/2003, Rv. 226628).
Solamente in tali ipotesi è, invero, configurabile la violazione di legge,
poiché il provvedimento risulta privo del requisito della motivazione richiesto
dall’art. 125 cod. proc. pen. e dal comma 2 sexies, art. 41 bis Ord. pen.
Restano, di contro, estranei all’ambito della verifica di legittimità consentita
in materia non solo tutti quei rilievi che invocano un diverso apprezzamento degli
elementi acquisiti riservato alle valutazioni di merito, ma anche il controllo della
motivazione sotto il profilo della semplice contraddittorietà o illogicità.

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sarebbe inteso esercitare delle pressioni su un perito, di vicende risalenti all’anno

3. L’art. 41

bis Ord. pen., ai fini dell’adozione del provvedimento di

sospensione, in tutto o in parte, delle ordinarie regole del trattamento
penitenziario nei confronti dei soggetti condannati o imputati per taluno dei gravi
reati ivi menzionati, richiede «elementi tali da far ritenere la sussistenza di
collegamenti con un’associazione criminale, terroristica o eversiva», così
esigendosi al riguardo, secondo la costante giurisprudenza di legittimità (fra le
altre, Sez. 1, n. 4857 del 10/03/2016, Rv. 267248; Sez. 1, n. 39760 del
28/09/2005, Rv. 232684; Sez. 1, n. 46013 del 29/10/2004, Rv. 230136), non

fini dell’affermazione della responsabilità penale, ma la formulazione di una
ragionevole previsione sulla scorta dei dati conoscitivi acquisiti, fra cui assumono
primaria rilevanza quelli desumibili, sempre in chiave di valutazione prognostica,
dai fatti di cui alle condanne già intervenute o ai procedimenti ancora in corso.
E in tale ambito è appropriato apprezzare in via deduttiva, nell’ottica della
verifica del citato collegamento con la criminalità organizzata (così da derivarne
le particolari prescrizioni del regime speciale a tutela di primarie esigenze di
ordine e sicurezza), elementi come quelli rappresentati dal ruolo assunto dal
soggetto considerato in quel genere di fenomeni, dall’ampiezza delle relazioni
che ne sono conseguite e dalle loro particolari modalità con riferimento alla
plausibile permanenza, a fronte di un’organizzazione criminale che appaia ancora
presente (in tale senso, fra le altre, Sez. 1, n. 305 del 06/02/2015, Rv. 263508).
Si tratta di un accertamento prognostico del tutto particolare, poiché gli
obiettivi perseguiti in ambito preventivo non attengono propriamente al pericolo
di reiterazione delle medesime condotte delittuose, ma si fermano a un più
anticipato momento di tutela, quello= in cui ci si propone di prevenire, tramite
le funzionali prescrizioni del regime detentivo speciale, già il solo collegamento
con il contesto di criminalità organizzata nel quale sono maturati i fatti di graye
tc, 3
391 del
allarme ragionevolmente. riferiti ai delitti citati dall’art. 41 bis (Sez. 1, n

C.15
../3 1
19/04/2016, Rv. 26829 Sez. 5, n. 40673 del 30/05/2012, Rv. 253713).

Quanto poi in particolare all’ipotesi di proroga del regime di cui all’art. 41 bis
Ord. pen., ciò che va apprezzato non è tanto il concreto realizzarsi di momenti di
collegamento esterno con il contesto di criminalità organizzata in ragione
dell’elusione delle particolari disposizioni già predisposte per impedirli, quanto

più propriamente la necessità di rendere ancora vigenti tali disposizioni,
riscontrandosi – non necessariamente in considerazione di elementi sopraggiunti
– la permanenza di quelle apprezzabili condizioni di pericolo che avevano
giustificato originariamente il regime speciale (Sez. 1, n. 41731 del 15/11/2005,
Rv. 232892; Sez. 1, n. 40220 del 20/10/2005, Rv. 232466; Sez. 1, n. 39760 del
28/09/2005, Rv. 232684; Sez. 1, n. 36302 del 21/09/2005 Rv. 232114).

3

c;k-

già un giudizio di certezza secondo i parametri dell’accertamento probatorio ai

A tal riguardo il comma 2 bis dell’art. 41 bis ‘Ord. pen. indica appunto la
verifica della «capacità» di mantenere quei collegamenti a suo tempo riscontrati,
«anche» tenendo conto di alcuni parametri elencati, in termini non esaustivi: il
profilo criminale; la posizione rivestita all’interno dell’associazione; la perdurante
operatività del sodalizio; la sopravvenienza di nuove incriminazioni non
precedentemente valutate; gli esiti del trattamento penitenziario; il tenore di vita
dei familiari del sottoposto. Mentre si sottolinea che il mero decorso del tempo
non costituisce elemento sufficiente a escludere la «capacità» di cui sopra.

che di volta in volta richiedono attenzione nel caso concreto, giacché in grado di
incidere in senso positivo o negativo ai fini della verifica del presupposto di cui
trattasi in termini di attualità (Sez. 1, n. 40673 del 30/05/2012, Rv. 253713).
Apprezzamento che, se accompagnato da motivazione nei termini sopra
descritti in cui essa possa ritenersi effettivamente approntata, rimane del pari
sottratto a censure in sede di legittimità sotto il profilo della violazione di legge.

3. Il provvedimento impugnato si è attenuto ai superiori criteri, non avendo
trascurato il ragionato apprezzamento di tutti i presupposti di legge come
correttamente individuati. L’articolata motivazione adottata, per nulla apparente
e priva di profili di palese illogicità e incoerenza, nel dare diffusamente conto
delle ragioni della decisione, illustra anzitutto la posizione di vertice assunta dal
ricorrente nel clan camorristico «Ligato Lubrano», secondo quanto già
giudizialmente accertato. Espone l’estrema fluidità dei rapporti fra le cosche,
facendo presente che il clan «Lubrano Ligato», con forti connotazioni di natura
fannilistica come evidenziato dal qualificato inserimento degli stretti congiunti del
ricorrente, una volta resosi autonomo dal ramificato cartello dei «casalesi», non
aveva potuto fare a meno di mantenere contatti con lo stesso per il necessario
coordinamento di variegate iniziative delittuose. Aggiunge che nel decreto
ministeriale erano stati considerati provvedimenti giudiziari che non solo
avevano evidenziato come lo stato di detenzione dei vertici dell’organizzazione
non avesse in passato impedito i loro contatti con l’esterno in ambito associativo,
ma anche avevano richiamato recenti misure cautelari e di prevenzione nei
confronti di esponenti a vario titolo legati al «clan dei casalesi». Indica gli
ulteriori elementi posti in evidenza nel medesimo provvedimento amministrativo,
fra cui anche l’ingiustificato tenore di vita dei familiari. Spiega poi come la
riproposizione con il reclamo in trattazione di alcuni rilievi già addotti in
occasione dei precedenti provvedimenti non potesse comunque sortire effetti,
chiarendo fra l’altro che al riguardo si era fatto riferimento a un attentato patito
da Ligato nel 1999, ben prima della data ultima della contestazione per la quale

Si tratta di un ponderato apprezzamento di merito in ordine agli elementi

era già intervenuta la condanna per il reato associativo, oltre che per quelli fine
di estorsione. Valorizza, quanto alla conferma della prognosi in ordine alla
capacità di collegamenti con la criminalità organizzata, in ragione del concreto
pericolo dei contatti esterni finalizzati agli interessi associativi, il trattenimento di
diverse missive inviate e ricevute da Ligato. Una delle quali obiettivamente da
ritenere particolarmente significativa in quanto contenente la richiesta di
«pressioni» nei confronti di un «perito» medico. Considera inoltre nello stesso
senso, per il resto, la negativa condotta carceraria mantenuta da Ligato, come

difesa in particolare circa la mancata applicazione al fratello Antonio Raffaele di
misura di sicurezza dopo la scarcerazione, non poteva risultare rilevante al fine
di neutralizzare le considerazioni svolte in merito nel decreto, una volta che,
secondo quanto in precedenza emerso in sede processuale, il citato congiunto
era stato indicato dal ricorrente quale fiduciario per gli affari del clan.

4. A fronte dell’esposizione di tale motivato convincimento, nel ricorso, al di
là della qualificazione formale nel senso della denunzia di violazioni di legge, si
formulano rilievi volti piuttosto a censurare le valutazioni svolte dal giudice di
merito, invocandosi così una non consentita sovrapposizione argomentativa.
In tal senso si ricostruiscono diversamente le vicende del clan Ligato, dando
fra l’altro risalto a sopraggiunte operazioni di polizia e carcerazioni al fine di
dimostrare la disgregazione del clan. Ma tale argomentare parte dal presupposto
solo assertivo dell’assenza di altri affiliati con possibilità operative. Né, per altro
verso, ci si confronta con quanto in senso contrario rilevato dal Tribunale, dando
conto dell’accertata resistenza dell’organizzazione alle azioni giudiziarie. E ciò lo
si fa nel provvedimento impugnato richiamando anche quanto già emerso nei
processi definiti, con pronunzia irrevocabile, in ordine alla trasmissione delle
direttive dal carcere da parte dei vertici ivi ristretti.
Capacità di rapportarsi con l’esterno, nonostante le condizioni di detenzione,
specificatamente già dimostrata dallo stesso ricorrente secondo quanto ancora
sottolineato dai giudici di merito, rammentando anche le pressioni sul perito.
Nel ricorso si fa poi solo generico riferimento a contenuti di sentenze al fine
di offrire una rilettura delle vicende nel tempo del clan Ligato rispetto alla
presenza sul medesimo territorio del «cartello dei casalesi»; quando, invece, nel
provvedimento impugnato si argomenta in ordine a contatti fra tali due realtà, in
un contesto operativo in cui il clan Ligato trovava un autonomo radicamento.
E non rimane dimostrato che la scarcerazione del fratello del ricorrente sia
stata apprezzata in termini assolutamente illogici dai giudici di merito, stante che
all’indicata verifica in sede di revoca della misura di sicurezza, sono stati opposti

5

valutata nei precedenti provvedimenti. Rileva, infine, che quanto dedotto dalla

argomenti non eccentrici di segno contrario, circa la strada aperta all’attuazione
dei propositi allora espressi volti a individuare tale congiunto quale referente
camorristico, in condizioni in cui ora si ignorano le di lui vicende da libero.

5. A fronte di tutto quanto rilevato, dunque, se è vero che non si rinviene la
prospettazione di nuovi esiti di indagini idonei a profilare nuove accuse per fatti
più recenti di quelli a suo tempo valutati, non può però ritenersi che la decisione
adottata, attraverso il ponderato apprezzamento degli elementi acquisiti che pur

con i parametri indicati dal comma 2 bis dell’art. 41 bis Ord. pen. o fondata su
una motivazione al riguardo talmente carente e scoordinata da potere essere in
questa sede censurata sotto l’unico profilo consentito della violazione ‘di legge.

6. Il ricorso va pertanto rigettato, con conseguente condanna del ricorrente
al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento della spese
processuali.
Così deciso il 17 aprile 2018

Il Presidente

Il Ct sigliere estensore
erto Binenti

Adriano Iasillo
“ka.^:

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Prim Sezione Penale

Depositata in Cancelleria oggi
Roma, lì ……. A60, 2018

….. …. . .

dg?f 2Q1V

non manca di assegnare ragionevole peso al dato temporale, risulti in contrasto

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