Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 373 del 16/12/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 373 Anno 2016
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
FERONE ANGELO N. IL 11/04/1965
avverso la sentenza n. 1119/2014 CORTE APPELLO di ANCONA, del
06/10/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 16/12/2015

Ferone Angelo ricorre avverso la sentenza 6.1.14 della Corte di appello di Ancona che ha
confermato quella in data 26.2.14 del locale tribunale di Tempio Pausania, emessa a seguito di
giudizio abbreviato, con la quale è stato condannato, per i reati di concorso in furto aggravato in
abitazione (capo A) e tentato furto continuato aggravato in abitazione (capo B), unificati ex art.81
cpv. c.p. e ritenuta la contestata recidiva, alla pena di anni quattro, mesi otto di reclusione ed

Deduce il ricorrente, nel chiedere l’annullamento dell’impugnata sentenza, con il primo motivo,
violazione dell’art.606, comma 1, lett.d) ed e) c.p.p., per avere i giudici di merito attribuito,
illogicamente, valore di prova decisiva ad indizi non univoci, rappresentati dalla verosimiglianza
della individuazione avvenuta tramite filmato della videocamera, dal rinvenimento di un servizio da
thè nell’abitazione dell’imputato, dalle caratteristiche incompatibili con quelle di cui al servizio da
thè oggetto del furto.
Con il secondo motivo (relativo al capo B) si deduce violazione dell’art.606, comma 1, lett.b) c.p.p.
per avere i giudici erroneamente ritenuto che il comportamento del Ferone avesse raggiunto la
soglia della punibilità, per assenza del requisito della ‘non equivocità’ degli atti posti in essere e per
l’alibi offerto dall’imputato, il quale si trovava in ospedale.
Infine, con il terzo motivo si deduce violazione di legge con riferimento al trattamento
sanzionatorio, eccessivo rispetto al valore (500 euro) della refurtiva.
Osserva la Corte che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, perché manifestamente
infondato, avendo i giudici territoriali, con motivazione congrua ed immune da profili di illogicità o
contraddittorietà, evidenziato come la responsabilità del Ferone a titolo di concorso nel furto in
abitazione assieme ai complici Cicatiello Salvatore, Ferone Domenico e Chianese Gennaro, tutti
individuati, derivi dall’essere stato il medesimo trovato in possesso della refurtiva, rinvenuta presso
la sua abitazione e come tale riconosciuta con certezza — hanno rimarcato i giudici di appello — dalla
proprietaria Previato Nirvana.

€666,00 di multa.

Quanto al reato continuato di cui al capo B), chiari elementi di responsabilità a titolo concorsuale
sono rinvenibili — ha osservato la Corte anconetana – dal contenuto delle intercettazioni telefoniche
riguardanti conversazioni alle quali ha partecipato anche il Ferone (tutte puntualmente indicate in
motivazione), pur ricoverato in ospedale, con richiesta di resoconto delle operazioni intraprese dopo
che erano state impartite le opportune istruzioni sul ‘colpo’ da eseguire con la indicazione dei

Legittimamente all’odierno ricorrente non sono state riconosciute le invocate attenuanti generiche,
avendo i giudici fatto corretta applicazione dei criteri di cui all’art.133 c.p., evidenziando, nel
ritenere congruo il trattamento sanzionatorio determinato dal tribunale, in particolare la negativa
personalità dell’imputato, soggetto già gravato da precedenti condanne, trattandosi di parametro
applicabile anche ai fini di cui all’art.62-bis c.p. e senza che la difesa abbia peraltro prospettato al
riguardo, in questa sede, concreti elementi di segno positivo non considerati dai giudici di merito.
Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che reputasi equo determinare in
€1.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Roma, 16 dicembre 2015

luoghi da ‘visitare’, reati non portati a compimento solo grazie al ripetuto intervento della p.g.

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