Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37277 del 23/04/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 37277 Anno 2018
Presidente: IASILLO ADRIANO
Relatore: ROCCHI GIACOMO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LENTINI GUARINO EMANUELE nato il 20/04/1993 a CARINI

avverso la sentenza del 28/02/2017 del TRIBUNALE di MARSALA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere GIACOMO ROCCHI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore FRANCA ZACCO
che ha concluso per l’annullamento senza rinvio limitatamente alla concessione
condizionale della pena, inammissibile nel resto.
Udito il difensore avvocato PAPE PIETRO che si è riportato al ricorso.

Data Udienza: 23/04/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza indicata in epigrafe, il Tribunale di Marsala dichiarava
Lentini Guarino Emanuele colpevole della contravvenzione di cui all’art. 4 legge
110 del 1975 e lo condannava alla pena di euro 1.200 di ammenda.
Secondo l’imputazione, Lentini aveva portato fuori dalla propria abitazione
un coltello con la lama lunga cm. 6,5 e di lunghezza complessiva di cm. 14,50.
I Carabinieri avevano fermato un’autovettura dopo averla osservata

anteriore destro scendere velocemente e l’odierno imputato trasferirsi dal posto
di guida al lato passeggero. Operata una perquisizione, era stato rinvenuto il
coltello nella tasca laterale della portiera anteriore sinistra. L’autovettura era di
proprietà della madre dell’imputato.
Secondo il Giudice, non poteva attribuirsi alcuna rilevanza alla circostanza
che Lentini espletasse attività saltuaria come marittimo o come barbiere o come
muratore, come avevano riferito alcuni testimoni, in quanto nessun collegamento
era stato dimostrato di un rapporto tra tali lavori e il porto del coltello e,
comunque, perché mancava il requisito dell’attualità del nesso causale; per
ritenere la sussistenza di un giustificato motivo, avrebbe dovuto essere provato
che il porto avveniva nel momento dello svolgimento dell’attività lavorativa o
fosse comunque collegato a tale attività; l’onere della prova di tale collegamento
incombeva sull’imputato.
La condotta tenuta dall’imputato alla vista dei Carabinieri, sopra descritta,
giustificava, secondo il giudice, l’esclusione della causa di non punibilità di cui
all’art. 131 bis cod. pen..

2. Ricorre per cassazione Lentini Guarino Emanuele, deducendo vizio della
motivazione.
Secondo il ricorrente, il Giudice aveva errato nel ritenere provata la
riferibilità del coltello all’imputato. Ai fini della configurabilità del reato in oggetto
è necessario che l’agente abbia la pronta disponibilità dell’arma e la
consapevolezza di tale disponibilità: ma, nel dibattimento, non era stata
raggiunta la prova che Lentini fosse a conoscenza della presenza del coltello
nell’autovettura, che era di proprietà della madre; l’oggetto poteva essere stato
lasciato nel veicolo da altre persone, all’insaputa dell’imputato.
La condotta dell’imputato alla vista dei Carabinieri non dimostrava la sua
consapevolezza della presenza del coltello: in realtà egli aveva timore del
controllo perché privo della patente di guida; del resto, anche gli altri occupanti
del veicolo si erano mostrati nervosi al controllo dei militari.
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effettuare un’inversione di marcia ed avere notato il passeggero sul lato

Anche a voler ritenere che Lentini fosse consapevole della presenza del
coltello, sussisteva il dubbio sull’assenza di un giustificato motivo del porto: la
sentenza non chiariva sulla base di quali elementi il Tribunale aveva escluso che
il luogo della perquisizione fosse lontano da quello dove l’imputato svolgeva le
sue mansioni; inoltre, non era stata presa in considerazione l’ipotesi che Lentini
stesse tornando alla propria abitazione dopo l’espletamento dell’attività
lavorativa.
Gli altri occupanti del mezzo non erano stati citati come testimoni, cosicché

In definitiva, non vi era prova certa che il coltello non fosse stato destinato
alle svariate mansioni svolte dall’imputato.
Il vizio di motivazione viene eccepito anche con riferimento al diniego
immotivato delle attenuanti generiche.

In un secondo motivo, il ricorrente deduce violazione degli artt. 132 e 133
cod. pen. in relazione alla fissazione della pena in misura superiore al minimo
edittale, nonché dell’art. 163 cod. pen. per il diniego della sospensione
condizionale della pena e, infine, per la mancata applicazione dell’art. 131

bis

cod. pen..
Il ricorrente conclude per l’annullamento della sentenza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è infondato con riferimento alla ricostruzione del fatto.
Il ricorrente, in effetti, non dimostra affatto la manifesta illogicità della
motivazione sul punto della riferibilità allo stesso del coltello rinvenuto
nell’autovettura, né la sua contraddittorietà con atti del processo specificamente
indicati.
La sentenza dà atto della strana manovra posta in essere dall’imputato e gli
altri soggetti presenti nell’autovettura alla vista della pattuglia dei Carabinieri e,
in particolare, del gesto di Lentini di spostarsi sul sedile anteriore destro mentre,
quando era giunto, egli stava conducendo l’autovettura; dà atto, altresì, che il
coltello era stato rinvenuto nella tasca della portiera anteriore sinistra, quindi dal
lato del conducente. Inoltre, l’imputato non aveva fornito alcuna giustificazione
della presenza del coltello, se non affermando che il veicolo era di proprietà della
madre (circostanza vera, ma ininfluente, come correttamente osservato dal
Tribunale, perché era Lentini che utilizzava il veicolo).
Ciò che emerge, quindi, è che nell’immediatezza Lentini non contestò la
riferibilità a sé del coltello, né riferì ai carabinieri di essere stato all’oscuro della

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essi non avevano potuto chiarire se Lentini proveniva dal lavoro.

presenza dell’arma e nemmeno fornì giustificazioni del porto fuori dell’abitazione:
ciò spiega la motivazione succinta del Giudice di primo grado sulla riferibilità
all’imputato del coltello, perché essa non era mai stata contestata.
Il ricorso risulta, così, generico e congetturale nel sostenere che in
dibattimento non era stata raggiunta la prova della conoscenza della presenza
dell’arma da parte dell’imputato, così come è congetturale l’ipotesi che altri
soggetti non identificati avessero lasciato o riposto il coltello all’insaputa di
Lentini: si tratta di prospettazioni vaghe, nemmeno basate sulle parole

della sentenza sul punto.

2. Ciò vale anche con riferimento al “giustificato motivo” del porto.
Occorre ribadire che il “giustificato motivo” rilevante ai sensi dell’art. 4 della
legge 18 aprile 1975, n. 110 non è quello dedotto a posteriori dall’imputato o
dalla sua difesa, ma quello espresso immediatamente, in quanto riferibile
all’attualità e suscettibile di una immediata verifica da parte dei verbalizzanti
(Sez. 1, n. 18925 del 26/02/2013 – dep. 30/04/2013, Carrara, Rv. 256007),
cosicché non è affatto irrilevante la circostanza che nessuna giustificazione
l’imputato avesse fornito l’imputato ai Carabinieri al momento del controllo,
risultando essa, al contrario, assai indicativa, seppur superabile.

Ma la sentenza motiva adeguatamente sul fatto che l’istruttoria
dibattimentale non ha affatto fornito la prova dell’esistenza di tale motivo: i
testimoni, infatti, avevano riferito di mansioni saltuarie di Lentini ma non
avevano in alcun modo collegato la presenza del coltello nell’autovettura con i
mestieri cui l’imputato era dedito.
In effetti, il “giustificato motivo” del porto ricorre solo quando particolari
esigenze dell’agente siano perfettamente corrispondenti a regole
comportamentali lecite relazionate alla natura dell’oggetto, alle modalità di
verificazione del fatto, alle condizioni soggettive del portatore, ai luoghi
dell’accadimento, alla normale funzione dell’oggetto (Sez. 1, n. 4498 del
14/01/2008 – dep. 29/01/2008, Genepro, Rv. 238946), mentre, nel caso di
specie, nessun collegamento era stato dimostrato.
Il ricorrente sposta la questione sul tema dell’onere della prova: il Giudice
non avrebbe potuto condannare Lentini poiché non aveva accertato se egli stesse
ritornando dall’attività lavorativa né se nei pressi del luogo dove i Carabinieri
avevano effettuato il controllo era presente un luogo dove l’imputato svolgeva
attività lavorativa; ma, nel caso di specie, il tema è mal posto: nessun
giustificato motivo è stato addotto dall’imputato, né ai carabinieri durante il

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dell’imputato e, quindi, palesemente inidonee a dimostrare il vizio di motivazione

controllo, né al Giudice in dibattimento e, come appena osservato, nemmeno i
testimoni hanno indicato un motivo del porto, limitandosi a riferire dei mestieri
svolti da Lentini, cosicché la pretesa che la polizia giudiziaria, o il P.M. o il
Giudice eseguissero gli accertamenti necessari per verificare se il motivo della
presenza del coltello era giustificato è chiaramente infondata, non essendo mai
stato nemmeno allegato il motivo richiesto dalla norma.

3.

Le censure in punto di determinazione della pena e di mancata

pen. sono infondate: in effetti, si tratta di decisioni discrezionali del giudice del
merito, che ne ha fornito adeguata motivazione: in particolare, quanto
all’applicazione dell’art. 131 bis cod. pen., la norma menziona espressamente il
parametro di giudizio delle “modalità della condotta” e il Tribunale ha valutato
negativamente la condotta chiaramente sospetta e scorretta posta in essere da
Lentini quando aveva notato la pattuglia dei Carabinieri.

4. Al contrario, è fondato il motivo di ricorso relativo al diniego del beneficio
della sospensione condizionale della pena.
Dalla lettura della sentenza si evince che la concessione del beneficio era
stata chiesta dal difensore dell’imputato nelle conclusioni, ma che il Giudice ha
ritenuto di non concedere la sospensione condizionale “stante l’irrogazione di
pena pecuniaria” ed essendo il beneficio “usufruibile per sole due volte ed entro
rigorosi limiti di legge”: in sostanza, il Giudice, nonostante la richiesta del
difensore, ha ritenuto più favorevole per l’imputato la decisione di non
sospendere condizionalmente la pena.
Ma questa Corte ha già affermato che è illegittima la decisione con la quale il
beneficio, richiesto dal difensore, sia negato dal giudice sulla base di una
valutazione di non convenienza per l’imputato, essendo tale valutazione di
pertinenza esclusiva di quest’ultimo (Sez. 4, n. 9204 del 12/02/2014 – dep.
25/02/2014, Barletta, Rv. 259291); si è anche censurata tale decisione perché si
pone in contrasto con le finalità di politica criminale dell’istituto, che prescindono
dall’interesse particolare dell’imputato (Sez. 1, n. 36830 del 27/09/2005 – dep.
11/10/2005, Pace, Rv. 232498).

In definitiva, la sentenza deve essere annullata limitatamente al diniego
della sospensione condizionale della pena, con rinvio al Tribunale di Marsala che
valuterà se l’imputato può godere o meno del beneficio; per il resto, il ricorso
deve essere rigettato.

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applicazione della causa di esclusione della punibilità di cui all’art. 131 bis cod.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata da Lentini Guarino limitatamente al diniego
della sospensione condizionale della pena e rinvia per nuovo giudizio sul punto al
Tribunale di Marsala in diversa composizione.
Rigetta nel resto il ricorso.

Il Consigliere estensore

Il Presidente

lacomo Rocc

Adriano Iasillo
..”7

CORTE SUPREMA N CASSAZIONE
Prima Sezione Penale

Depositata in Cancelleria oggi
Roma, lì

i AGO. 2015

Così deciso il 23 aprile 2018

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