Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37244 del 18/07/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 37244 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: GIANESINI MAURIZIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
COCCIA MARCO nato a L’AQUILA il 29/04/1968

avverso la sentenza del 15/09/2016 della CORTE APPELLO di L’AQUILA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere MAURIZIO GIANESINI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PERLA LORI
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Il Proc. Gen. conclude per l’annullamento senza rinvio per intervenuta prescrizione.
udito il difensore

Data Udienza: 18/07/2018

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
– ritenuto che il Difensore di

COCCIA Marco ha proposto ricorso per

Cassazione contro la sentenza 15 settembre 2016 con la quale la Corte di
Appello di L’AQUILA ha confermato la sentenza di primo grado che aveva
condannato l’imputato alla pena di otto mesi di reclusione per il reato di cui
all’art. 316 ter cod. pen. commesso fino al 27 gennaio 2010;
– ritenuto che il ricorrente ha dedotto cinque motivi di ricorso, per violazione

comma 1 lett. b,c, ed e cod. proc. pen.;
– ritenuto che, con il primo motivo, il ricorrente ha lamentato una erronea
applicazione dell’art. 43 del codice civile e della Ordinanza 3754 della Presidenza
del Consiglio dei Ministri in tema di contributo di autonoma sistemazione per i
nuclei familiari che avessero avuto grandemente danneggiata la propria
abitazione principale, abituale e continuativa nei Comuni colpiti dal sisma, dato
che il COCCIA era proprietario, alla data del 6 aprile 2009, quella del terremoto,
di una unica abitazione che soddisfaceva il requisito della abitazione principale
mentre la Corte di Appello aveva erroneamente ritenuto che si trattasse di
domicilio ancora non stabile in ragione del fatto che il trasloco era ancora in
corso, così confondendo la nozione di domicilio con quella di residenza;
– ritenuto che, con il secondo motivo, il ricorrente ha lamentato che la Corte
avesse omesso di acquisire una prova decisiva costituita dai tabulati telefonici
che avrebbero potuto dimostrare la presenza del COCCIA nell’immobile
danneggiato dal terremoto;
– ritenuto che, con il terzo motivo, il ricorrente ha lamentato violazioni di
legge penale sostanziale riferiti alla mancata valutazione, da parte della Corte,
del fatto costituito dalla sostanziale corrispondenza tra quanto riportato nella
dichiarazione del 27 gennaio 2010 e la realtà storica che nella sentenza si era
erroneamente ritenuta come dissimulata, così che in realtà non vi era nessuna
falsità nella dichiarazione 27/1/2010 che era stata ritenuta ideologicamente falsa
dalla Corte;
– ritenuto che, con il quarto motivo, il ricorrente ha lamentato erronea
applicazione dell’art. 316 ter cod. pen. in specifico riferimento alla istanza
depositata il 19 ottobre 2009;
– ritenuto che, con il quinto motivo, il ricorrente ha lamentato erronea
applicazione della legge penale in riferimento agli artt. 5 e 47 del codice penale

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di legge penale sostanziale e processuale e vizi di motivazione ex art. 606,

quanto alla istanza del 18 ottobre 2009 dovendosi ritenere scusabile e inevitabile
l’ignoranza della legge penale alla luce della lettura del prestampato fornito dalla
Amministrazione comunale;
– considerato che il ricorso non si presenta come immediatamente affetto
da cause di inammissibilità;
– considerato che il reato ascritto al COCCIA è stato consumato fino al 27
gennaio 2010 e che quindi è trascorso, dalla data suddetta e senza periodi di

anni e sei mesi ex art. 157 e 160, secondo comma cod. pen., termine che è
spirato quindi il 27 luglio 2017;
– considerato conseguentemente che deve essere pronunciata, ex art. 129,
primo comma cod. proc. pen., immediata declaratoria della suddetta causa di
estinzione del reato tanto più che l’esame degli atti processuali non rende
evidente la necessità o possibilità di pervenire ad una decisione più favorevole
all’imputato per gli effetti di cui all’art. 129, secondo comma cod. proc. pen.;
– considerato infatti che le censure dedotte con il ricorso, anche se fossero
fondate, comporterebbero l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio al
Giudice di merito per un nuovo giudizio che si concluderebbe con una analoga
dichiarazione di estinzione dei reato per prescrizione e che sarebbe produttivo
quindi di un indebito protrarsi della conclusione del procedimento;
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per
prescrizione.
Così deciso il 18 luglio 2018.

sospensione utilmente conteggiabili, il termine prescrizionale massimo di sette

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